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Passaporto verde: anche il nome dovrebbe far riflettere e rassicurare. Il verde è il colore delle possibilità, del benvenuto, dell’accoglienza, della tolleranza e della salute. Rifiutarlo sembra da sciocchi, da sprovveduti, da fuori dal mondo reale, forse anche da manipolati, da chi mette in questo rifiuto, in questa protesta, molto di più di quello che in effetti ci dovrebbe essere. Alla base, forse, una buona dose di ideologia per essere sempre contro, contro il sistema....

Siamo stati chiusi in casa e per disposizione governativa .....
Quelli che lei chiama ignoranti irresponsabili sono .....
. . . . . . . . . . . . Anche il codice della strada .....
Abbiamo vinto contro malattie terribili come il vaiolo .....
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Pisa, 11 novembre
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no vax? Portateli a visitare un reparto"
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Pisa, 15 e 17 ottobre
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di Bruno Pollacci
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È con te
Facciamo oggi quella scelta
Oggi in due ma restiamo sempre noi
È con te
Che la vita è come foglia
Noi leggeri saggi dentro vuoti mai
Sei .....
caro baffuto baffino ricorda che la fantasia se sfocia in diffamazione e calunnia quello e reato e non pregare la Santa Vergine a Roma davanti alla porta .....
Pontasserchio
Successo al Teatro Rossini per “Alfonsina”.

16/9/2021 - 10:37



Successo al Teatro Rossini per “Alfonsina”. Superba interpretazione di Daniela Bertini
 
Al Teatro Rossini è andato in scena il dramma “Alfonsina, la donna che arrivava sempre ultima”, da un testo originale di Stefano Benedetti.

 

La scelta del 13 settembre non è stata un caso ma ha coinciso con la data di morte di Alfonsina Strada  nel 1959, l’unica donna che ha partecipato al Giro d’Italia del 1924.

Il tutto esaurito dettato dalle norme anti Covid alla fine ha evidenziato il privilegio di esserci stati.

La vice Sindaco Lucia Scatena ha salutato il pubblico presente sottolineando che lo spettacolo fa parte del Settembre sangiulianese e che quest’anno più della metà degli eventi sono coperti da associazioni del territorio.

Questo spettacolo è la sintesi della  collaborazione fra le associazioni de Il Gabbiano, APS Pont’ A Serchio e Attiesse.

 

Ha aggiunto: “la protagonista è una donna, in un periodo così difficile dar voce ad Alfonsina , donna rivoluzionaria per quel tempo, ma ancora è attuale il suo messaggio, rende la serata più interessante”.

 

Al suo fianco una rappresentante della Casa della donna che ha evidenziato il protarsi di situazioni difficili che vedono la donna vittima di soprusi da parte di uomini sempre più violenti ma psicologicamente fragili che vedono vigliaccamente nella sopraffazione fisica l’unico modo per confrontarsi.

L’apertura di uno sportello d’ascolto a Vecchiano aiuterà le donne in difficoltà e sarà un supporto per non farle sentire sole.


Il sipario si apre con la scena unica di un negozio di riparazioni, si direbbe oggi dal biciclettaio, un lavoro che Alfonsina ha svolto a Milano negli ultimi anni della sua vita.

Daniela Bertini con un monologo di un’ora e mezzo mantiene il filo conduttore del dramma.

Il testo drammaturgico è stato affidato alla regia di Federico Meini che ha saputo traslare la sua esperienza teatrale in questo testo su cui si condensano la lotta e l’orgoglio  ma anche le paure di una donna mai arrendevole in una società maschilista dove la passione per il ciclismo era vista come un’ onta perché inopportuna e non necessaria per una ragazzina che avrebbe dovuto pensare a sposarsi e avere figli. 

 

E’ notizia di questi giorni che in Afghanistan, riconquistata dai talebani, sarà vietato alle donne di fare sport.

Alfonsina agli inizi del 900 rivendicò il ruolo di donna libera e indipendente.

Questo mosaico di emozioni la Bertini, che tiene a definirsi attrice amatoriale ma potrebbe osare di più,  è riuscita a trasmetterlo tutto, riversandolo su un pubblico entusiasta che le ha comunicato il consenso con diversi applausi.

I consigli e le direttive del regista Meini hanno dato vita ad una coreografia fatta di gesti semplici ma significativi.


Bertini è credibile anche quando ripara le biciclette mentre continua a raccontare la sua vita.
Quando sulle note della “La Vie en rose” (appropriate le scelte musicali di Sara Nannipieri), Daniela,  con una voce ben modulata, ti porta a Parigi, la fa vivere come lo spettatore fosse presente nella Ville lumière.

 

Nella parte conclusiva con voce sommessa recita: “Adesso che sono sola me ne rendo conto, avrei potuto accettare una rosa di più, avrei potuto dare un bacio di più, avrei potuto fare l’amore una volta di più ma così non è stato, indietro non si torna”.

Poi in modo sostenuto, conservando sonorità nei passaggi di tono, come a ribellarsi a quello che aveva appena detto poco prima proclama:” vi confesso che se tornassi indietro io non cambierei una virgola di quello ho fatto, non cambierei niente di quello che ho dato, di quello che ho amato.  In sella ad una bici con uno striscione con scritto arrivo che ti aspetta……”, come è la metafora della vità dove non sai quale è il tuo traguardo.


Bravo Matteo Marranini commentatore dei principali eventi ( … la vittoria  di ogni cittadino, di ogni uomo, di ogni singolo italiano, la vittoria della patria…), era il 1924; un’esplosione di simpatia per il piccolo Francesco Giacomelli, affezionato cliente di Alfonsina.


Alla fine apprezzamenti per tutti e un flagoroso applauso per Daniela Bertini mentre dalla regia salutavano contraccambiati Stefano Benedetti e Federico Meini (Marina Pieroni aiuto regista), soddisfatti per questo successo.
 

Fonte: Marlo Puccetti
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