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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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Messaggio dallo Spazio Tabucchi
di Ovidio Della Croce

19/9/2021 - 11:46

Sabato 25 settembre, alle ore 18:00, nello Spazio Cuturale Antonio Tabucchi di Vecchiano, l’Attiesse-Associazione Teatro e Spettacolo leggerà Il piccolo Gatsby, lo scrittore e amico Athos Bigongiali dirà due parole per introdurre il racconto un po’ difficilino, e la Filarmonica Senofonte Prato curerà le musiche dal vivo.
 
In un brevissimo e bellissimo racconto che si intitola Messaggio dalla penombra Antonio Tabucchi pare che scriva da un dopo, da quell’impronunciabile dopo. L’io narrante si rivolge a una donna che ha amato e ama ancora.
 
«La notte, in queste latitudini, cala all’improvviso, con un crepuscolo effimero che dura un soffio, e poi è buio. Io devo vivere soltanto in questo breve spazio di tempo, e per il resto non esisto. O meglio, ci sono, ma è come se non ci fossi, perché sono altrove, anche lì, dove ti ho lasciata, e poi dappertutto, in tutti i luoghi della terra, sui mari, nel vento che gonfia le vele dei velieri, nei viaggiatori che attraversano le pianure, nelle piazze delle città, con i loro mercanti e le loro voci e il flusso anonimo della folla. È difficile dire come è fatta la mia penombra, e che cosa significa. È come un sogno che sai di sognare, e in questo consiste la sua verità: nell’essere reale al di fuori del reale. La sua morfologia è quella dell’iride, o meglio delle gradualità labili che già non sono più mentre sono, come il tempo della nostra vita» (Antonio Tabucchi, Messaggio dalla penombra, da "I volatili del beato Angelico", 1987).
 
Non so se sbaglio, ma penso che Tabucchi parli del fluire del tempo, per parlare del cambiamento. Dice Tabucchi: “già non sono più mentre sono”, questo è il senso del cambiamento. Tutti quanti siamo ciò che eravamo prima, però siamo già anche un po’ ciò che stiamo per diventare.
 
Perfino un incubo terribile come quello della pandemia prima o poi finirà. Ora siamo più forti, siamo vaccinati contro il virus e questo apre lo spazio alla speranza e al cambiamento. Se pensiamo al tempo di questa pandemia, a come abbiamo vissuto lo scorrere del tempo in questi due anni di pandemia, se ritorniamo alla nostra vita di due anni fa, nel settembre 2019, penso che ciascuno di noi senta che non sono passati due anni, sembra che ne siano passati di più, magari cinque o sei o ancora di più. Sembra un’epoca lontana, c’è stata una tragedia, un’epidemia terribile che ha scardinato le nostre esistenze in un prima della pandemia e in un dopo la pandemia. “Il tempo è uscito dai cardini”, non ci appare più come qualcosa che scorre in modo regolare, tranquillo, scandito da cose che si ripetono più o meno normalmente, periodicamente: il lavoro, le vacanze, la fine dell’estate, il ritorno a scuola (anche in Afghanistan, ma non le donne).  È diventato tutto più complicato. Noi stiamo in questo tempo qui, che sembra che non scorra più come prima, pare sia uscito dai cardini. Sarà anche un tempo difficile, ma è il nostro tempo. Il nostro tempo è quello del cambiamento, prima di tutto nella nostra mente. Dobbiamo essere, come era Tabucchi, meno prevedibili e più aperti all’immaginazione per riuscire a pensare qualcosa di meglio per questo nostro mondo malato, qualcosa di altro da questo mondo ingiusto. La musica, la cultura, lo spettacolo sono vitali come l’aria che respiriamo per questa impresa e, dopo questa stagione terribile, fortunatamente stanno per ripartire.
 
Ma io non ho le competenze per parlare di questi argomenti. Io scrivo per segnalarvi un evento imperniato su un libro a cui voglio bene. Quando, insieme all’Amministrazione comunale di Vecchiano, abbiamo pensato di ricordare Antonio Tabucchi con uno dei suoi primi libri uscito quarant’anni fa, una delle raccolte di racconti più belle che segna una svolta nella sua ricerca narrativa, Il gioco del rovescio, eravamo agli inizi della seconda ondata del virus; ma, con un certo senso del tempo, l’ultimo spettacolo della maratona di letture lo immaginammo non solo sui canali social come gli altri, ma in piazza, con la speranza di poterlo davvero organizzare nello Spazio Culturale Antonio Tabucchi. Scusate, sarà l’età, lo dico con un filo di commozione: sono felice che sabato 25 settembre alle ore 18:00, nello Spazio Tabucchi di Vecchiano, l’Attiesse-Associazione Teatro e Spettacolo leggerà Il piccolo Gatsby, lo scrittore e amico Athos Bigongiali dirà due parole per introdurre il racconto un po’ difficilino, e la Filarmonica Senofonte Prato curerà le musiche. Staremo comodamente in piedi circondati da un contesto molto bello, staremo alla giusta distanza per proteggerci gli uni con gli altri, saremo rilassati un’oretta per il tempo degli interventi del Sindaco di Vecchiano Massimiliano Angori, dell’Assessore alla Cultura Lorenzo Del Zoppo, del Presidente dell’Associazione Tabucchi Riccardo Greco e della bella lettura accompagnata da musica dal vivo. Mentre il nostro bellissimo pianeta chiamato terra ruota su sé stesso, ascolteremo una storia e delle musiche che non andranno via quando lo spettacolo sarà finito, ma penso che lasceranno un segno, come per dare un piccolo scacco al tempo, e ci accompagneranno ancora nel tempo lineare delle nostre vite, immerse nel tempo ciclico dei giorni che passano scanditi dai movimenti di corpi celesti bellissimi.
 
Si tratta dell’evento conclusivo della maratona di letture degli otto “testi brevi”, come li chiamava Tabucchi (me l’ha ricordato l’amico Bruno Ferraro) della prima edizione de Il gioco del rovescio a cui hanno partecipato: Giuseppe Cederna che ha letto brani del racconto che dà il titolo alla raccolta Il gioco del rovescio; Daniela Bertini ha letto Dolores Ibarruri versa lacrime amare davanti al bel panorama che si vede dal Santuario di Santa Maria in Castello; Gianluigi Fogacci e Teresa Pedroni hanno curato la lettura di Teatro; Elisabetta Salvatori ha letto la splendida Lettera da Casablanca nel suo teatrino di Vallecchia; Paolo Di Paolo con I pomeriggi del sabato; Iacopo Bertoni ha letto Voci; Donatella Diamanti e Letizia Pardi cureranno la lettura di Paradiso celeste; Stefano Nencini e Federico Meini, dell’Attiesse, Il piccolo Gatsby, con le musiche della Filarmonica Senofonte Prato. Un impegno di tanti realizzato con la collaborazione del Comune di Vecchiano. Grazie e auguri a tutti noi, perché possiamo affrontare nel modo migliore questi nostri tempi un po’ difficilini.
 

Fonte: Foto ODC, Daniela Bertini legge Dolores Ibarruri versa lacrime amare
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Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
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25/9/2021 - 9:35

AUTORE:
Ovidio DC

Il libro, il racconto

Il piccolo Gatsby è il penultimo degli otto racconti de Il gioco del rovescio, uscito nel 1981, uno dei primi libri di Antonio Tabucchi, uno dei più belli. Ci mostra uno scrittore diverso rispetto a quello dei due romanzi precedenti, Piazza d’Italia (1975) e Il piccolo naviglio (1978), uno scrittore di cultura europea, uno dei più grandi scrittori di racconti della nostra tradizione letteraria.
È un racconto abbastanza lungo (quindici pagine) e complesso, perciò interessante per cercare di individuare alcune caratteristiche del modo di narrare di Tabucchi, che in quel momento sta sperimentando nuovi temi e un nuovo stile. La sperimentazione di nuovi temi, ambienti e stile è presente anche negli altri racconti e si ritroverà nei libri successivi.

Il gioco dei tempi

Ci sono tempi diversi: il tempo presente in cui stanno l’io narrante e la sua ascoltatrice; il tempo in cui avviene la storia narrata, che è un tempo passato, dove “i minuti passavano lenti”. E poi un’idea del tempo che esce dai cardini dell’andamento lineare e scorre a ritmi diversi, si considerino la metafora “Il tempo è perfido, ci fa credere di non passare mai, e se guardiamo indietro è passato troppo in fretta” che rimanda al titolo di un’altra bellissima raccolta di racconti di Tabucchi Il tempo invecchia in fretta (Feltrinelli, 2009), e ci sono i tempi a incastro verso il finale.

L’io narrante e la destinataria

C’è un io narrante che si rivolge direttamente al lettore, anzi a una lettrice, una destinataria silenziosa chiamata Martine, il cui nome compare a metà della terza pagina nell’edizione Sellerio del 1983. Martine era “veramente giovane”, ma era preoccupata per “quelle macchioline che appaiono sul dorso delle mani”. Martine cercava di scongiurare la vecchiaia “con creme e lozioni”. Il protagonista, un bell’uomo ancora giovane, sentiva però che stava invecchiando, ma ciò che temeva era un’altra vecchiaia, era la paura di non essere capace di cogliere la sua unica occasione, il rimpianto di non essere riuscito a fare la sua “gita al faro”, quel faro lontano dalla spiaggia, oltre le onde. Il riferimento a Virginia Woolf non è certo uno sfoggio letterario, è la tensione ad altro, quel faro avvolto nella bruma attira Tabucchi, che scrive anche l’incipit del romanzo: “Sì di certo, se domani farà bel tempo, disse la signora Ramsay, ma bisognerà che tu ti alzi al canto del gallo”. Alla riga uno di pagina uno di Gita al faro Mrs Ramsay fa la promessa, che viene mantenuta nella terza sezione, quando ormai è morta. È morta senza mancare la promessa fatta, che avverrà nonostante la sua assenza, la sua forza sta nel mantenere la sua promessa dal regno dei morti. Il prima e il dopo in qualche modo si ricongiungono.
(...)

Qual è la promessa del protagonista de Il piccolo Gatsby, uno scrittore inquieto e in crisi che gioca con gli incipit dei romanzi di Fitzgerald?
(...)

L'articolo completo al seguente link:

https://www.massimocec.it/a-tempo-perso/appunti-su-il-piccolo-gatsby/

20/9/2021 - 1:22

AUTORE:
Daniela

Sono certa anch’io che partecipare a questa iniziativa lascerà un segno in chi sarà presente ed in chi non ci sarà, perché l’aria lo trasporterà ovunque a mescolarsi con le altre tracce dell’esistenza sparse nell’universo. Mi immagino un momento pensoso e sognante, delicato e leggero che ci aiuterà anch’esso a condividere un futuro migliore. Grazie Ovidio per la tua stimolante delicatezza. Daniela