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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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NON SOLO FASCISTI
di Trilussa

14/11/2021 - 10:36

 
Ogni giorno leggiamo di episodi insoliti o straordinari che capitano nel nostro paese. Ma alcuni di questi assumono una particolare importanza, un rilievo tale che non possono essere ignorati o fatti passare senza creare almeno un allarme, farci porre delle domande. Più ai nostri politici, in effetti, che a noi che non contiamo e non possiamo nulla, se non poter esprimere (ancora) la nostra opinione di cittadini.


A questi due episodi si potrebbe aggiungere anche la bocciatura recente del ddl Zan di cui, a dire il vero, non sappiamo a chi dare la colpa e che fa indignare per due motivi: il mancato riconoscimento di sacrosanti diritti civili ad una parte della popolazione italiana e l’osceno applauso di una destra becera che in quel momento non ha pensato ai cittadini ma solo al suo antagonismo politico e alla sua posizione elettorale. Praticamente la negazione di un diritto civile in cambio di una manciata di voti reazionari che si va ad aggiungere a quella dei No Vax e No Green Pass che oramai trovano fronda proprio in questi partiti di una destra populista e inconcludente.


Il primo episodio su cui riflettere è la solita sfilata in omaggio a Benito Mussolini nel suo paese natale, Predappio, avvenuta il 31 ottobre per celebrare la marcia su Roma del 28 e considerata l’inizio del ventennio fascista. Quest’anno erano in numero minore, solo qualche centinaio con tanto da bandiera tricolore, e alla solita commemorazione non ha potuto non trovare spazio anche la critica al governo Draghi e al solito il Green Pass, oramai patrimonio acquisito di questa anacronistica popolazione.


Ci si potrebbe e dovrebbe domandare se queste manifestazioni debbano e/o possano essere tollerate. E anche se queste siano da considerarsi vere manifestazioni da condannare secondo la legge Scelba del 1952 che proibisce l’apologia del fascismo, oppure se considerarle solo innocue e folcloristiche gite fuoriporta di un manipolo di nostalgici ignoranti della storia tragica del proprio paese derivante proprio da quelle scelte. Frustrati spesso per loro incapacità e impegno personale e che vedono nell’uomo forte, il risolutore nel passato come nel presente, per loro conto, di tutti i loro problemi e di quelli di una società che non condividono.


E sulla società che non condividono si può essere in parte anche d’accordo, ma certo non su metodo. Il metodo fascista era illiberale e feroce e non può essere replicato in un paese che si vuol dichiarare democratico. Molti credono, forse a ragione, che il problema di fronte a queste manifestazioni sia tutt’ora la mancanza di una vera riflessione storica sul fascismo e sulla mancanza di quegli atti che dovrebbero servire a chiudere, una volta per tutte, una pagina di storia che sembra rimanere costantemente aperta.


In Germania lo hanno fatto da tempo tanto è vero che la casa natale del Adolf Hitler non solo non è diventata simbolo di niente, e tanto meno meta di pellegrinaggio di nostalgici nazisti, visto che il cancelliere tedesco responsabile per dimostrare che quella del nazismo è una storia chiusa, e per evitare ogni fraintendimento, in quella casa ha ricavato una stazione di polizia.


Il secondo episodio su cui riflettere è la marcia dei manifestanti no Green Pass vestiti come gli ebrei nei campi di concentramento. Qui siamo di fronte non solo ad un’offesa ai tanti morti e alla storia, ma anche al semplice buon gusto e alla intelligenza.


Sembra, in entrambi gli episodi, mancare la cultura e la conoscenza della storia, il riconoscimento degli errori passati, e nel secondo caso è evidente la strumentalizzazione a fini personali di vicende tragiche non riconosciute come tali ma utilizzate con leggerezza e noncuranza, forse per fare rumore mediatico.

E non conta se questi erano solo poche decine di persone, perché significa che nella nostra società, che consideriamo democratica ed evoluta, esistono individui senza valori, senza cultura, senza coscienza civile, senza ritegno e considerazione del passato, privi di ogni scrupolo ad usare per un loro fine, sia pure lecito, anche forme aberranti che superano ogni limite di decenza.


Credo che la politica, se degna di questo nome, dovrebbe tenere in massima considerazione queste manifestazioni e interrogarsi su come fare per evitare questi eccessi, questo smarrimento di coscienza e conoscenza in una parte sempre più estesa di popolazione.


Mi ha colpito una frase di Moni Ovadia, pronunciata durante la battaglia a cui ha partecipato per il salvataggio del Circolo Agorà dalla ventilata chiusura per problemi di affitto:
“Il benessere di un Paese dipende più dalla cultura che dalle banche”
 
Perché è proprio la cultura che manca, senza la quale non si riesce a capire il passato e nemmeno il presente. Il rischio è quello di non pensare con la propria testa ma di usare quella di altri, magari presa sui Social, magari quella dei tanti imbecilli (parole di Umberto Eco) che affollano la Rete.


Per questo vengono in mente le continue manifestazioni in molte piazze d’Italia contro il Green Pass ed è forse giunto il momento di intervenire in qualche modo su queste forme di protesta che stanno facendo danni al paese bloccando le normali attività delle città, ostacolando la ripresa economica, creando disagi a tutti quei cittadini che, con senso civico, hanno risposto agli appelli del governo e degli studiosi per cercare di arginare e sconfiggere la pandemia. Non è corretto che una parte largamente minoritaria del paese si permetta di condizionare fortemente una maggioranza, al momento silenziosa e sopportante. Credo che il Governo si sia mosso in questa direzione dettando delle regole ma permettendo, secondo Costituzione, la loro libertà di manifestare un loro dissenso.


Un’altra strada che sta prendendo piede è comunque quella di smettere di indicare questi manifestanti come untori e iniziare a mettere in atto una strategia di ascolto individuale, coinvolgendoli singolarmente con messaggi, appelli e inviti individuali alla conoscenza e al confronto. Usare cioè non una strategia di divieti per spingere alla vaccinazione, ma quella della considerazione e convinzione personale.


Per i neofascisti bisognerebbe invece essere più severi e cercando di chiudere una volta per tutte i conti col passato applicando quella legge Scelba nata proprio per questo e mai veramente applicata. Per pavidità, talvolta per il rischio di problemi di ordine pubblico, per negligenza o eccessiva tolleranza. Ma quando la politica per motivi elettorali e di appartenenza dimostra di non essere compatta a condannare certi atti e a dichiarare fuori legge organizzazioni chiaramente e dichiaratamente fasciste, quando una certa parte politica si vuole distinguere e accarezzare questi movimenti, ecco che il problema esiste e sarebbe urgente intervenire.


Nota
La donna che indossa la maglietta con la scritta Auschwitzland nel logo della Disney si chiama Selene Ticchi, militante di Forza Nuova (ora sospesa) e candidata a sindaco di Budrio per la lista di estrema destra Aurora Italiana.  Denunciata dall’ANPI è stata condannata a quattro mesi di reclusione commutata in una ammenda di 9.000 euro. Anche la Disney si è dichiarata pronta a qualche azione per difendere la propria immagine.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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