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Omicron manda all’aria i piani di leader e Grandi Elettori su Quirinale e legislatura

30/11/2021 - 9:20

Omicron manda all’aria i piani di leader e Grandi Elettori su Quirinale e legislatura

La quarta ondata costringe lo stesso Draghi a rivedere le presunte e legittime ambizioni. Tramonta anche la richiesta del voto anticipato. Il Paese non può permettersi 3-4 mesi di campagna elettorale. Al Colle spunta il nome di Letizia Moratti 

Il Quirinale, sede della presidenza della Repubblica italiana (foto Ansa)


C’è una frase che si aggira con alta frequenza nelle ultime 36 ore tra gli sherpa della politica, gli osservatori del Quirinale e  i Grandi elettori: “La variante Omicron che entra in Europa rende il percorso di avvicinamento di Mario Draghi al Colle molto più complicato”.

In altre parole, il progetto, figlio di motivi diversi, di Letta, Salvini, Meloni e Conte  di “mandare” Draghi al Colle e andare a votare nel 2022 sta diventando assai più tortuoso.

La speranza di tutti - al netto di quei sette milioni di scettici, no vax e complottisti - è che la maledetta variante sia gestibile con gli attuali vaccini,  non alzi troppo i contagi e il numero delle vittime. Che si possa insomma cavalcare anche questa quarta ondata come l’Italia ha già fatto con la terza (durante l’estate) grazie a vaccini, green pass, mascherine e distanziamento in luoghi chiusi e in caso di assembramento. Rispettando alcune semplici e fondamentali regole.
Dossier Quirinale all’ultimo miglio

 Ma il dossier Quirinale entra ora nell’ultimo miglio. I Grandi elettori attendono le convocazione dal 18 gennaio in avanti. Al massimo entro le une del mese. Per quella data, sperando e incrociando le dita che vada tutto al meglio, come si può immaginare di occupare l’agenda del governo e del Parlamento, l’attenzione dei cittadini con la scelta e l’elezione del nuovo presidente della Repubblica? Come si può anche solo immaginare di cambiare un solo tassello, e sarebbe il più importate, della macchina che da febbraio scorso ha messo in salvo il Paese dalla pandemia e l’ha spinta ad una ripartenza record in Europa del 6,2? 
L’ascesa di Super Mario alla fine poteva, per motivi diversi, mettere insieme praticamente tutti i leader, soprattutto per la naturale conseguenza del voto anticipato nel ‘22.

Una convenienza per Letta e Meloni, che i sondaggi danno in ascesa, e per frenare la discesa invece Salvini e Conte. Quest’ultimo lo avrebbe detto in modo molto chiaro ai fedelissimi: “Al 2023 io arrivo logorato, sono fuori dal Parlamento e lontano dai gruppi”. L’opzione di entrare alla Camera partecipando alle suppletive di gennaio per sostituire Gualtieri non è in realtà un’alternativa perchè  quel seggio sarebbe stato promesso a Virginia Raggi. E l’avvocato del popolo che ha sempre detto “no, io un seggio no” - non può certo soffiare il posto all’ “eroina” del Movimento (che però lo ha anche affossato ma questo non si potrebbe dire).  L’ingresso prepotente della pericolosa variante sudafricana rischia di cambiare piani e scalette. Le priorità.
Il tonfo delle Borse e le parole dei leader
Non è solo la tenuta sanitaria a preoccupare. Il tonfo delle borse legato alla paura di una nuova recrudescenza del virus (ri)chiama in causa il “miglior garante possibile” della stabilità. Cioè Mario Draghi. E anche il presidente in carica Sergio Mattarella, nonostante per ormai cinque volte abbia detto - lui così parco di scenari - che non se ne parla di un secondo mandato.
Ieri molte dichiarazioni dei leader di partito tra interviste e dichiarazioni a margine di qualche evento andavano in questa direzione. Carlo Calenda e Matteo Renzi, che spesso e volentieri si stuzzicano su tutto il resto, su questo sembrano d'accordo. “Credo sia fondamentale che il Governo di Mario Draghi arrivi alla fine della legislatura” ha detto il leader di Azione.  Covid e Pnrr dovrebbero “spingere tutti i leader della maggioranza ad andare a Palazzo Chigi a chiedere solennemente al premier di rimanere, anche se Draghi legittimamente potrebbe avere desiderio di andare al Quirinale, ma questo nessuno lo sa”.
Poiché il tandem Draghi-Mattarella è risultato il jolly che altri paesi non hanno avuto, sprecarlo adesso per calcoli di bottega sarebbe ingiustificabile per i cittadini. Squadra vincente non si cambia. E più vincenti di loro due nella sfida contro il virus non ce ne sono.
Un nuovo patto su Pnrr e vaccinazioni
Un paese serio, guidato da gente seria,  dovrebbe in un momento come questo essere disponibile a firmare un patto  di coalizione con precisi impegni su Pnrr e vaccinazione. Stare pronti, insomma, perchè nessuno si può permettere il caos nel 2022.


Il leader di Italia viva Matteo Renzi ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della sera. Sulla stessa riga delle dichiarazioni di Calenda. “Draghi - ha spiegato Renzi - sarebbe uno straordinario Presidente della Repubblica. Per sette anni darebbe solidità alle istituzioni in continuità con Ciampi, Napolitano, Mattarella. E tuttavia Draghi farebbe molto bene anche da Palazzo Chigi in un momento nel quale bisogna spendere bene i soldi del Pnrr”.
La fine anticipata della legislatura resta ancora la prima opzione  anche se, ha insistito Renzi, “noi preferiremmo votare a scadenza naturale nel 2023. Ma gli interessi dei leader dei partiti principali, da Salvini a Meloni, da Letta a Conte sono diversi: tutti, per motivi diversi, vogliono votare. Anche e soprattutto quelli che non lo dicono”.
A proposito di destra…
Nell’intervista Renzi rimette in fila quelli che potremmo chiamare i fondamentali della politica.

Il Pd, e i 5 Stelle, hanno già messo Italia viva fuori dal centrosinistra perchè “ci sono indizi precisi circa lo spostamento a destra dei renziani”. I quali, udite udite, hanno avuto l’ardore di non votare alcuni provvedimenti della maggioranza: il ddl Zan non viene più citato (anche perchè Pd e M5s sanno di avere in casa gli affossatori della misura). C’è stato però di recente il caso sul decreto Capienze quando la maggioranza è andata sotto due emendamenti.
Renzi la mette giù in modo assai più empirico: “Al Quirinale è giusto votare un candidato tutti insieme, dalla Meloni ai grillini, da Salvini ai dem. Questo perché il presidente è l’arbitro, non un giocatore. Votare insieme al centrodestra in questo passaggio è un dovere istituzionale e algebrico visto che stavolta hanno i numeri dalla loro parte. Quindi Iv voterà col centrodestra e col centrosinistra un presidente europeista e anche il Pd voterà col centrodestra”.
Più che sufficiente per innescare un nuovo botta e risposta col Nazareno. Anzi, con la capogruppo alla Camera Deborah Serracchiani.  “Non ce lo deve dire Matteo Renzi. Abbiamo dato prova di essere un punto saldo di questo governo e lo saremo anche quando si tratterà di eleggere il Presidente della Repubblica”. Il punto “non è mettere le bandierine su quella elezione. Serve una responsabilità collettiva per scegliere la persona che possa rappresentare al meglio gli italiani, che può dare un criterio di stabilità e non essere punto di divisione, ma un collante perché stiamo affrontando un momento storico di straordinaria importanza e tensione”.
Insomma, dovrà essere un Presidente di garanzia sia per il centrodestra che per il centrosinistra. Che è quello che ha detto Renzi (che con Italia Viva gestisce un pacchetto di 43 Grandi Elettori che rischiano di essere decisivi nella votazioni): votare con la destra e trovare con loro un accordo è in questa fase una necessità.
Il premier al Colle: una soluzione per molti
Il nome di Draghi potrebbe, per motivi diversi, mettere insieme i differenti interessi dei vari leader: anticipare il voto al 2022, porterebbe Letta e Meloni a capitalizzare i sondaggi in ascesa e Salvini e Conte a frenare l’emorragia. Per Salvini, addirittura, Draghi-presidente potrebbe essere l’alibi perfetto per uscire dalla maggioranza. Anche l’altro giorno ha ripetuto: “La Lega sta pagando, in termini di consensi, l’appoggio ad un governo di unità nazionale che si basa sul compromesso” alludendo a Meloni che cresce nei sondaggi perchè, stando fuori, ha mani libere su tutto.  Ora però la variante Omicron complica speranze e progetti.
I centristi, a destra e a sinistra, non hanno dubbi. “Interrompere l’attività del Parlamento per tre o quattro mesi di campagna elettorale sarebbe un affronto all’Italia: gli interessi di quei leader politici che puntano al voto anticipato sono agli antipodi dell’interesse generale del Paese. Per queste ragioni, e solo per queste, Draghi sa già che cosa è più utile all’Italia che lui faccia”  dice Osvaldo Napoli di Coraggio Italia convinto che “la stessa percezione accompagna anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.
Elogio dello status quo
Non cambiare nulla. Andare avanti così come siamo. Anche perchè, stando ai numeri dell’economia e alla percezione nazionale e internazionale, andiamo proprio bene. E’ la materializzazione dell’incubo del Nazareno che prima ha insistito su Mattarella poi si è accodato al treno per Draghi, spinto anche dai noti ragionamenti di Goffredo Bettini:  andare a votare il prima possibile per liberare palazzo Chigi “dall’invasore”,  ridare spazio alla politica, blindare gli amici vecchi (Bersani e D’Alema riportandoli nel Pd) e nuovi (Conte e i 5 Stelle, la parte green della coalizione).

   Soprattutto cambiare i gruppi parlamentari. Ma ora, per colpa di Omicron, la scena potrebbe cambiare.
Il tramonto di Draghi implica naturalmente il rafforzamento della legislatura e si porterà come conseguenza naturale la richiesta di un altro sacrificio a Mattarella. Il mantenimento dello statu quo. 
La variante politica
Ma c’è un’altra variante. Politica, questa volta.  Che passa ancora una volta del leader di Iv. “A meno che Renzi trovi subito un accordo con Salvini su un nome indiscutibile, costringendo Letta a seguirli” spiegava ieri una fonte molto qualificata vicina a Forza Italia.
Qualunque nome venga fatto adesso rischia di essere bruciato.  Ecco perchè circolano molto poco i nomi dell’ex ministro e sindaco e ora anche assessore alla Sanità in Lombardia Letizia Moratti. E del vicepresidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato. Nomi che uniscono anche a destra e non dovrebbero dividere a sinistra. Con buona pace dei piani di Bettini e della ditta.
Una cosa è certa: il Pd non può permettersi una debacle a gennaio sul Presidente della Repubblica. Vorrebbe dire  riaprire due fronti congelati: la nuova legge elettorale (sta tornando in auge il proporzionale, arcinemico di Letta e Meloni)  ed il congresso del Pd.

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Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
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2/12/2021 - 11:17

AUTORE:
veccchianese di s.Frediano

L' ho scritto in italiano, casomai qualcuno non conosca il latino " cogito ergo sum ". Questo per dire che anche un semplice S.Fredianese può confutare le tesi di una semplice giornalista, anche se più nota di me. Ricorda Oss. 1. l'abito non fa il monaco...
Meglio una brioscia nel caffelatte, de retta a un bischero...o due.
Saluti buona gente.

1/12/2021 - 9:07

AUTORE:
Osservatore 1

...tutti han diritto di dir la sua, ci mancherebbe altro.
Sappiamo bene che il Bassetti dott è colui che ha il bicchiere sempre mezzo pieno e sappiamo anche: che il mondo finisce quando finisce la speranza.
Le ipotesi "fusiane" confutate da un "semplice" San Fredianese di Vecchiano alle ore 04,20 del primo dicembre 2021, quasi 22, fa l'effetto di un muggine stiglionato e 'nzuppato nel caffèllatte di mattinata.

...con immutato rispetto, come direbbe il generale Maini Riccardo d'Arbavola, Lasa-Lutu.

1/12/2021 - 4:20

AUTORE:
vecchianese di s. Frediano

Il noto virologo, star della TV, dott. Bassetti*, dice che i suoi colleghi sudafricani gli hanno riferito che la variante Omicron abbia effetti di poco conto sulle persone. Per dire, molto inferiori alla variante Delta. Speriamo che stavolta ci abbiamo preso.
Nel caso, tutto il castello di ipotesi " fusiane ", è destinato a crollare. O in alternativa la signora è andata a pesca, peccato abbia preso un granchio.
* Nessuna simpatia, mia personale, per il suddetto medico.

30/11/2021 - 19:01

AUTORE:
Beppe il Nero

A parte che sbandierare come successo un + 6,4 % dopo un tracollo dell' 11 % toccato nel 2020 pare un po' eccessivo pure per il prof. Giavazzi, sarebbe curioso sapere se tutta la litania dell'articolo è frutto della sig. Fusani o se hanno suggerito Pio Pompa e Niccolò Polari.
A Cla' facce sape'...