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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

Circolo ARCI Migliarino- 13 giugno ore 21
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Di Claudia Fusani
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Comune di Vecchiano
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Ripetere 1000 volte la verità assoluta dei fatti con .....
. . . storia non la cambio di certo io.
La prima .....
. . . non si cambia a piacimento.
Poi vedi Mattarella .....
. . . che un disegnino ti serve un corso di lettura/ .....
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Tirrenia, 15 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
di Maurizio Guandalini
(ansa )
Mattarella - Draghi, coppia confermata: meno male che Renzi c’è

29/1/2022 - 22:32

Mattarella - Draghi, coppia confermata: meno male che Renzi c’è

È il solo a vedere oltre. A prevedere mosse e contromosse, a osservare chi staccherà la fascia del traguardo
29 Gennaio 2022

La prova per i partiti nella settimana trascorsa è stata tombale. Salvini, Conte, Letta hanno dimostrato forti limiti di cultura politica e di leadership.

Meno male che il funambolico Renzi è riuscito a far tirare un sospiro di sollievo al Paese resettando una situazione preoccupante che ci avrebbe portato a schiantarci. È stato l’ex sindaco di Firenze di fronte alla piega da X Factor che aveva preso il toto nomi alla presidenza della Repubblica ad annunciare il ritorno all’ipotesi di un bis di Mattarella (dopo l’assurda proposta di candidare il capo dei Servizi segreti).

Non era scontato. Di fronte a una partita severa. Tesa. Lasciata in mano a Salvini. Un’investitura, anche qui, annunciata da Renzi prima della maratona quirinalizia perché con evidenza il king maker della situazione spettava a chi era leader nel centrodestra.

Salvini per sei giorni ha toppato. Non ha retto il peso. Sopraffatto dal solito errore politico, tra il micro e la macro. 

Seppur avvertito da Renzi con quell’attenti a non fare la fine di Bersani che fece saltare la candidatura di Prodi (vedi Casellati). Insomma la carta per fare bene Salvini l’aveva, poi si è perso.
Così come si è perso Conte, che insieme a Letta manca di conoscenza parlamentare recente.

L’assente controllo dei gruppi di Camera e Senato viene dopo alle timide leadership, capacità di tessere tela, marcare relazioni, di porre e cogliere dei rapporti. C’è motivo di profonda riflessione nei prossimi mesi dentro quei partiti. Mentre un politico come Di Maio è uscito alla grande, si capisce che la politica è il suo mestiere.

Lo stesso riconoscimento va dato al Berlusconi malato e ferito, quando si muove riesce a infondere autorevolezza ed equilibrio e la mancanza di una sua presenza fisica si farà sentire in quel centrodestra ormai terremotato.

Si ritorna al punto di partenza. Draghi e Mattarella, due nomi usciti dal movimentismo di Renzi.

Da quel Renzi che in sette anni sta determinando quasi esclusivamente con la sua persona il panorama politico italiano dando parecchia strada ai vari Salvini, Conte e Letta.

Una classe politica con limiti e difetti che la forza parlamentare, di questo Parlamento inopportunamente definito incerto e variegato è riuscito a illuminare trovando soluzioni e rimedi onorevoli. Perché sarà liturgica, travagliata, ridondante, ma l’elezione del Presidente della Repubblica è una ritualità straordinaria che va tenuta e conservata. Guai pensare di affidare le sorti delle elezioni del Capo dello Stato alle urne. È la politica degli eletti che deve impegnarsi a mediare, studiare, osservare le personalità che sette anni dopo sette anni sono in grado di tutelare la Costituzione. È una partita veritiera dove le persone candidate non hanno bisogno da strologare promesse roboanti da spendere in tv o nei comizi.
L’ansia di prestazione di molti in questi giorni ha distrutto quel poco che è rimasto delle cosiddette coalizioni.  Di centrodestra e di centrosinistra. Nei prossimi mesi va fatta una legge elettorale in direzione di un proporzionale puro. Mutuando il sistema tedesco. Manca una robusta area di centro e Draghi sarà un’occasione ghiotta. Basterà che diversi partiti che si riconoscono nell’area moderata si presentino con il simbolo Draghi presidente senza che l’ex capo della Bce scenda nell’agone politico (a proposito, sarebbe bene che ora Mattarella lo nomini senatore a vita, così come Berlusconi e Prodi).

Salvini, Letta, Conte come la Meloni non diventeranno mai presidenti del Consiglio nella prossima legislatura perché dopo le prove di questi giorni con diversi gradi di responsabilità ed errori, certo, non si sono dimostrati all’altezza del ruolo che richiede.

Un post finale senza piaggerie.

Sarà antipatico fin che volete ma ormai lo riconoscono anche gli acerrimi nemici che Renzi è il solo politico di razza della nuova generazione, quindi più da  preservare di Draghi.

Per assurdo i parlamentari dovrebbero trovare lo strumento per tutelare l’ex sindaco di Firenze. È il solo a vedere oltre. A prevedere mosse e contromosse, a osservare chi staccherà la fascia del traguardo. Doti naturali. Non da tutti.




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