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Dopo l'articolo incentrato sugli avvenimenti dell'inizio del 1800 e sugli adempimenti che Napoleone chiedeva al territorio della Comune di San Giuliano, in cui Vecchiano era stata inclusa da Pietro Leopoldo nel 1776, insieme con tutte le 31 Comunità della precedente Podesteria di Ripafratta, arriviamo ora alle vicende al tramonto dell'Impero napoleonico.Nel 1808 Vecchiano era stata separata, sempre dai francesi, dai Bagni di San Giuliano, dividendo le Comunità a destra e a sinistra del Serchio, ma la procedura fu molto ostacolata dall'amministrazione di San Giuliano. 

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
Di Mattia Feltrio
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di Roberto Sbragia - Capogruppo Vecchiano Civica
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Di U M (a cura di BB, red VdS)
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di Fabio Poli
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Di Umberto Mosso (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
di Laura Cesaretti
Letta-Renzi, scoppia la pace. "Conte è una mina vagante"

1/2/2022 - 16:21


Letta-Renzi, scoppia la pace. "Conte è una mina vagante"

Il leader di Iv: Enrico si è tranquillizzato con il mio no a Casellati. Nei dem cresce l'insofferenza per Giuseppe Conte

Chiuso, dopo una settimana ad altissima tensione, il dossier Quirinale, il leader dem Enrico Letta si prende un giorno di pausa e si limita a celebrare in un tweet le «buone notizie per l'Unione europea» che arrivano da Italia e Portogallo. Da una parte la conferma di Sergio Mattarella, dall'altra la vittoria schiacciante del socialista (moderato) Antonio Costa.
Intanto Matteo Renzi, sorvolando lo scontro durissimo con lo stesso segretario Pd sul caso Belloni, nella notte di venerdì, celebra una ritrovata intesa con Letta: «Sui temi di fondo - dice al Corriere della sera - siamo sempre dalla stessa parte. Enrico si è tranquillizzato quando ha capito che non avrei mai fatto asse sulla Casellati, mentre in tanti pensavano che la avrei votata per fare io il presidente del Senato». Poi celebra la «clamorosa sconfitta dei sovranisti alla Salvini e dei populisti alla Conte», che apre «un periodo molto interessante nella politica italiana». Il leader di Italia viva pensa al rimescolamento che, dai cocci dello scontro sul Colle, può prendere il via negli schieramenti, mentre «Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale» hanno il compito di assicurare «stabilità» al paese.

Per il Pd, però, la situazione è più difficile: dopo aver puntato a lungo sull'alleanza con i Cinque stelle, e sull'interlocuzione con la traballante leadership dell'ex premier grillino, Letta guarda con allarme all'implosione del partito di maggioranza relativa, e alla guerra fratricida che si è aperta lì dentro. Il leader dem non ha ancora mai preso le distanze o criticato apertamente Conte, ma tra i suoi diversi cominciano a farlo. Il più esplicito è Andrea Marcucci, che prende chiaramente le parti di Luigi Di Maio, su cui si è abbattuto un vero e proprio linciaggio da parte dell'asse pro-Conte ispirato da personaggi del calibro di Travaglio, Casalino e Di Battista: «Apprezzo l'equilibrio e il buon senso del ministro degli Esteri, che ha la capacità di essere un alleato affidabile e solido ed è vittima di attacchi sconsiderati». A differenza di un Conte tornato «a tratti giallo-verde», ossia alleato di Salvini, e di cui «non ho capito le mosse». Il Pd, è il messaggio, guardi al centro e supporti Di Maio, lasciando perdere un interlocutore che si è dimostrato infido. Anche il governatore emiliano Stefano Bonaccini accusa (senza nominarlo) Conte di aver provocato «un cortocircuito» sul Quirinale, e avverte che M5s deve «fare una scelta di campo chiara». La preoccupazione, non detta, è che l'odio per Mario Draghi porti il suo (illacrimato) predecessore a tentare di terremotare il governo, rialleandosi con la destra sovranista. «Ormai Conte è una mina vagante, che errore averlo inseguito e puntellato così a lungo», sospira una parlamentare Pd.





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