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E’ una frase tratta da “Una storia come questa”, canzone del 1971 interpretata da Adriano Celentano su testo e musica di Goffredo Canarini e Miki Del Prete. Una realtà che molti di noi hanno vissuto e che sembra appartenere ad un passato così lontano da essere quasi dimenticato. Ma forse….

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
San Giuliano Terme
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di Umberto Mosso (a cura di BB, red VdS)
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Incontrati per caso...
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
Incontrati per caso...
di Valdo Mori
VINCENZO BORRINO

13/2/2022 - 11:26

Ho conosciuto Vincenzo Borrino a fine 2019 presso l'Accademia Teatrale di Pisa, diretta da Cristina Sarti dove ho avuto il piacere di assistere, come uditore, ad alcune lezioni tenute dai docenti.
Mi accolse con un gran sorriso ed entrammo subito in sintonia. Stava lavorando con il gruppo di allievi sul testo de Il medico dei pazzi  scritto in napoletano da Eduardo Scarpetta nel 1908.
Dopo la lettura del copione assegnava i ruoli a rotazione in modo che ognuno interpretasse tutti i personaggi.

Dava indicazioni precise agli attori sui movimenti sulle intonazioni sulla psicologia del personaggio. entrando, se necessario, in scena e interagendo con loro.

Una dedizione completa all'insegnamento che le ragazze e i ragazzi del corso facevano propria impegnandosi al meglio..
Nel corso dei brevi intervalli parlammo delle mie esperienze teatrali e lavorative che mi avevano portato a lunghi soggiorni nella sua Napoli ed ebbi la sensazione di averlo conosciuto da sempre..     

Bastarono alcuni riferimenti precisi sia di personaggi che di luoghi napoletani per capirci al volo. 
Dalle macchiette originali e vive descritte da Mario Marotta (uno dei miei scrittori preferiti) alle bellezze artistiche dei luoghi, alla gustosa gastronomia servita nei ristoranti al buio, per certi aspetti pauroso, della cripta di San Gennaro al mito di Maradona e delle sue rocambolesche prodezze.

Gli ricordai che l'arbitro della famosa sfida Napoli-Juventus del 1985.che ammonì il Pibe de Oro dopo la punizione-gol era un mio caro amico di Pisa. Giancarlo Redini riconosciuto dopo l'incontro in tangenziale a bordo del taxi fu salutato con allegria e scortato fino a Capodichino. Unici questi napoletani.

Unici anche nelle loro contraddizioni e soprattutto nell'arte della sopravvivenza e nella ingegnosità. Ridemmo quando gli dissi che avevo un collaboratore di nome Muoio un nome che era tutto un programma e che mi faceva davvero morire dalle risate.
Vincenzo mi parlò della sua lunga attività con i fratelli Giuffré che lo avevano portato a fare lunghe tournée in tutti i maggiori teatri italiani. 
Da molti anni recita con la compagnia di Vincenzo Salemme e partecipa anche ai film dello scrittore, attore e regista napoletano.
Quando negli anni '90 vidi a Viareggio la tragica "E ...fuori nevica" mi chiesi chi era questo nuovo scrittore partenopeo che proseguiva la grande tradizione del teatro napoletano dopo la folgorante anche se breve e intensa stagione del grande Massimo Troisi.

Era per Salemme un esordio con un testo drammatico solo velato da alcune situazioni comiche.

Dopo, con il tempo, è emersa una vena umoristica sempre più continua ed originale.
Ho avuto modo di seguire Vincenzo Borrino nei suoi recenti impegni teatrali.

La scorsa estate ha portato in scena un interessante collage drammaturgico sull'opera di Luigi Pirandello con un titolo molto celebre e particolare : "Voglio vivere così" parafrasando la celebre canzone di D'Anzi.
Attualmente è impegnato nelle repliche dell'ultimo lavoro di Vincenzo Salemme: Napoletano ? E    famme 'na pizza" che dopo il successo a Milano, Genova sa per debuttare nella sua Napoli.

In quel teatro Diana dove si sono esibiti i più grandi attori napoletani e non ad iniziare da Totò ed Eduardo.

E con tali ricordi credo che sia una vera grande emozione calcare quel palcoscenico.

Termino con una parte della presentazione di Vincenzo Salemme dello spettacolo.

“Napoletano? E famme ‘na pizza” è uno spettacolo che nasce dal mio libro uscito con lo stesso titolo agli inizi di marzo.

Titolo che fa riferimento ad una battuta di una mia commedia teatrale, “E…. fuori nevica”, nella quale uno dei personaggi chiede al fratello di dimostrare la sua presunta napoletanità facendogli una pizza.

E sì, perché ogni buon napoletano deve saper fare le pizze, deve saper cantare, deve essere sempre allegro, amare il caffè bollente in tazza rovente, ogni napoletano che si rispetti deve essere devoto a San Gennaro, tifare  Napoli, amare il ragù di mamma’… e via così con gli stereotipi che rischiano di rendere la vita di un napoletano più simile ad una gabbia che ad un percorso libero e indipendente.

Tutte le città vivono sulla propria pelle il peso degli stereotipi ma Napoli più di ogni altra"

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