Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.
Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile

C'è un aggressore e c'è un aggredito. Quindi non ci può essere nessuna equidistanza tra Russia ed Ucraina e su questo mi pare che siamo tutti d'accordo.
C'è chi dice né con la Russia né con la Nato. E onestamente in questo caso mi pare più un riflesso di un'altra epoca che un'analisi su quello che accade oggi (poi dovremo parlare anche di questo: della Nato, dell'Europa, della strategia a Est. Ma dopo).
Come sempre dunque il punto vero è su cosa sia giusto, possibile, utile, lecito fare per cercare la pace.
Se sia accettabile il sostegno militare a un popolo aggredito o se sia vero che armare il popolo ucraino produrrà solo una escalation pericolosissima.
Non è una discussione nuova, chi ha qualche anno e ricorda il dramma dei Balcani sa quanto ci dividemmo a sinistra su questo.
In questo caso però la situazione è molto diversa, non stiamo intervenendo direttamente come accadde allora. Abbiamo però deciso di fornire armi a un popolo aggredito che resiste.
È giusto? È sbagliato?
Sono convinto che di fronte a un'invasione qualunque paese abbia diritto a resistere.
Molti in queste ore sostengono che il presidente ucraino avrebbe dovuto scappare invece di rimanere a guidare il suo popolo, per evitare così una pericolosa escalation. Trovo queste obiezioni onestamente inaccettabili, soprattutto quando vengono da sinistra: se siamo per l'autodeterminazione dei popoli non possiamo decidere noi per gli ucraini. Che a quanto pare la loro scelta l'hanno fatta e ne sono convinti al punto di combattere per difenderla.
Dunque torniamo all'inizio del ragionamento: c'è un aggredito e c'è un aggressore.
È giusto dare armi all'aggredito per aiutarlo a difendersi?
Personalmente penso di sì.
Non solo in questo caso (penso, per fare solo un esempio, che sostenere di più i curdi quando combattevano da soli l'Isis sarebbe stato giusto).
Molti obiettano, anche dalle piazze di ieri, che l'Europa dovrebbe assumere un'iniziativa diplomatica invece di dare armi.
Vero, verissimo: serve soprattutto un'iniziativa diplomatica. Ma c'è, è in campo da settimane. Da prima che iniziasse la guerra. È in corso anche in queste ore. Solo che non sta sortendo grandi risultati perché Putin non ha oggi alcun interesse a sedersi davvero al tavolo negoziale. E perché l'Ucraina non vuole arrendersi.
Le sanzioni economiche ci sono, dure come mai in precedenza. L'iniziativa diplomatica c'è ed è mondiale.
Realisticamente perché abbiano entrambe efficacia ci vorrà tempo.
Oggi la scelta dunque è se lasciare soli gli ucraini o provare a sostenere la loro resistenza.
Questo significa accettare la logica della guerra? No, almeno non per me.
Significa cercare di fermarla, aiutando la resistenza di un popolo aggredito. Significa non cedere a un modello imperialista che pensa possibile sconvolgere confini ed equilibri con le armi.
Significa difendere un modello che con tutti i suoi limiti e i suoi errori ha garantito anni di pace.
E significa, soprattutto, rendere più probabile che si arrivi a un cessate il fuoco in tempi ragionevolmente brevi.
I primi colloqui di pace ci sono stati quando la reazione mondiale ha fatto capire a Putin che non sarebbe stata una guerra chiusa in tre giorni e senza conseguenze economiche e politiche per la Russia.
Non ci fosse stata quella reazione probabilmente Kiev sarebbe già caduta.
Per questo, ovviamente tra mille dubbi e tante riflessioni, penso che quello che abbiamo scelto di fare sia giusto.
Un'ultima riflessione: capisco tutto, soprattutto l'emozione e la passione che suscita questa discussione. Ed è giusto che sia così. Ma proviamo ad evitare la logica insopportabile della rissa e della delegittimazione reciproca. Chi è contrario a dare le armi non è "un amico di Putin". Chi è favorevole non è "un guerrafondaio servo della Nato".
Proprio quando invochiamo il dialogo come soluzione, cerchiamo almeno di essere in grado di parlarci senza stupidi insulti.
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