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Dopo l'articolo incentrato sugli avvenimenti dell'inizio del 1800 e sugli adempimenti che Napoleone chiedeva al territorio della Comune di San Giuliano, in cui Vecchiano era stata inclusa da Pietro Leopoldo nel 1776, insieme con tutte le 31 Comunità della precedente Podesteria di Ripafratta, arriviamo ora alle vicende al tramonto dell'Impero napoleonico.Nel 1808 Vecchiano era stata separata, sempre dai francesi, dai Bagni di San Giuliano, dividendo le Comunità a destra e a sinistra del Serchio, ma la procedura fu molto ostacolata dall'amministrazione di San Giuliano. 

Ma il silenzio di un popolo …
A volte scrivere per .....
Stamattina per cause da stabilire c’è stato un incendio .....
. . . come tanti "noialtri autoctoni" a 4 (quattro) .....
Che bellezza il 2 giugno: 10. 000 auto a 10 euro/ cadauna .....
Di Mattia Feltrio
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di Roberto Sbragia - Capogruppo Vecchiano Civica
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Di U M (a cura di BB, red VdS)
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di Fabio Poli
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Di Umberto Mosso (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Libri.
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di Bruno Pollacci
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di Bruno Pollacci
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Ar vernàolo, a questa lingua antìa,
io provo a fanni ‘na radiografia.
Per noi pisani, tanto pe’ chiarì,
è la parlata ‘he si parla ‘vi
inventata .....
A me, come a tanti altri hanno rubato il vaso portafiori in bronzo al cimitero di Pontasserchio, è troppo abbandonato. Anche i defunti meritano rispetto .....
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Il crollo di un feudo e
il cammino verso il Parco
di Franco Gabbani e Sandro Petri

3/4/2022 - 10:11


Con il presente articolo termina l'esame e la descrizione di Franco Gabbani della vita di Scipione Borghese Duca Salviati, il Padrone, arrivando comunque, come naturale completamento della storia del territorio, ad una visione fino ai giorni nostri delle vicende del Parco.
Quella che all'inizio ci era sembrata una scommessa azzardata, si è rivelata una iniziativa vincente, a giudicare dall'interesse registrato.
Unendo infatti le letture tra il giornale e la pagina Facebook dell'Associazione ( a parte altri canali che non è possibile contabilizzare), i numeri hanno fluttuato tra 700 e ben oltre 1000.
E a questo punto non ci è sembrato corretto fermarci.

Abbiamo invece pensato di fare marcia indietro, tornando, nei prossimi articoli, ai primi dell'800, riesaminando le vicende storiche e sociali da un diverso punto di vista, quello che univa , ma anche opponeva, la figura del Padrone con quella del Parroco, in un periodo storico ricchissimo di sconvolgimenti nella vita delle comunità.
Ma questa sarà un'altra storia.

Per adesso leggiamoci la conclusione della vicenda dei Salviati nei confronti del territorio.

 

Sandro Petri


IL CROLLO DI UN FEUDO

 E IL CAMMINO VERSO IL PARCO                                                                

 di    Franco GABBANI                                                                                                           


Don Scipione Borghese Duca Salviati muore a Roma il 15 Giugno 1892. Con la sua morte scompare colui che per quarant’anni, nel territorio del Comune di Vecchiano, era stato “Il Padrone”.

Dopo la sua morte le cose cominciano a cambiare: il ”Feudo Salviati” inizia a sfaldarsi per una molteplicità di ragioni e gli effetti si avvertiranno già dai primi decenni del nuovo secolo.

Antonino Salviati (1860-1920), figlio di Scipione, subentrato al padre alla guida della Tenuta di Migliarino e della Fattoria di Vecchiano, continuerà l’opera di bonifica del territorio, iniziata dai suoi lontani antenati e, come loro, continuerà anche le liti, le transazioni e le cause con i Comunisti.

E’ necessario spostarsi nel nuovo secolo, il Novecento, per dare conto della causa promossa il 18 Gennaio 1913, dal Comune di Vecchiano (nella persona del suo Sindaco Gustavo Ceccherini) contro il Duca Antonino Salviati per rivendicare che undici strade (via del Forte di Migliarino, via del Catro, via traversa dei Munchioni, via traversa di Focetta, via della Traversagna, via dei Leccetti, via dei Montioni, via di Marina, via dei Cotoni, via dei Contadini, via delle Prata Vecchie), attraversanti la Tenuta di Migliarino, “costituivano una rete stradale di cui il pubblico si era sempre avvalso per accedere al lido del mare, alla foce del fiume Serchio ed alla sponda destra di questo fiume”.

Ora però, il Duca stava impedendo a chiunque il passaggio su queste strade, cercando non solo di modificarle, ma addirittura di sopprimerle. Il Comune, quindi, chiedeva: “che fosse dichiarato il diritto al libero passaggio del pubblico su quella rete stradale” e che fosse accertato, attraverso testimonianze, che “le mentovate strade, per quanto arriva memoria d’uomo, erano state sempre aperte al pubblico transito e il Duca Salviati le aveva alterate in parte e, dopo il 1887, aveva, anche con materiali chiusure, impedito il libero transito”.

La causa giunse davanti alla Regia Corte di Appello di Firenze che, in data 21 Dicembre 1916:

1. Dichiarò di proprietà comunale e di pertinenza del demanio del Comune di Vecchiano le undici strade.

2. Ordinò al Duca di rimuovere ogni ostacolo frapposto al pubblico transito e di ricostruire i tronchi di via pubblica dal medesimo manomessi ed alterati.

3. Riservò al Comune ogni azione per la determinazione del danno derivato dalle sofferte usurpazioni1.

E’ “Il Ponte di Pisa”, che, con un edizione straordinaria del 20 Maggio 1917, riporta “la solenne strepitosa vittoria del popolo di Vecchiano (…) sempre difeso su questo foglio contro la Casa Ducale potentissima che si rinchiudeva ogni giorno di più nella vastità del suo feudo per non udire la voce che invocava la giustizia e la pace. (…)

Un feudatario che era costretto sull’istante a spezzare le impenetrabili barriere colle quali aveva chiuso alla gente che ne era l’assoluta padrona, strade che dovevano condurla al mare e darle traffici e salute; un popolo che rinasceva alla vita colle sue belle vie aperte, colle nuove comunicazioni spalancate, colla antica padronanza delle cose sue, e salutava la rinascita della vita morale più che materiale.(…)

Questa sentenza veramente monumentale della Corte di Appello di Firenze è una fustigazione solenne di lunghe resistenti violazioni; della licenza del violatore come della sottomissione del vassallo, dell’abuso di chi riconobbe e sostenne soltanto interessi privati, è una condanna spietata di sistemi, di metodi, di ambizioni che la società ha fugato per sempre. (…)

Dalla sentenza ha il Comune di Vecchiano a trarre un utile incitamento a suscitare cioè fra il popolo suo desideri di correttezza, ardori di sacrificio e precetti di educazione fino ad abituarlo ad essere in ogni contingenza sereno, forte, educato.

Oggi, più che mai, occorre che il popolo di Vecchiano abbia il coraggio della moderazione e della saviezza per dimostrarsi pronto all’esercizio dei suoi diritti, consapevole dei suoi doveri, diritto e fiero nel governo delle cose sue.

E’ necessario che così sia se vuole imporre la sua autorità (quando il popolo si desta, Iddio si mette alla sua testa) non soltanto a chi i diritti sacrosanti di lui disconobbe ma a quanti ora plaudenti alla sentenza riparatrice avevano fin qui esortato ed incoraggiato il violatore con i motteggi e con la diffidenza a ribadire più stretta e più dura la catena della servitù!”2.

L’articolo aveva un titolo significativo “Il crollo di un Feudo”. Sicuramente le liti, le cause che videro i Salviati parte soccombente non furono i soli motivi che segnarono l’inizio del loro declino, ma senza dubbio contribuìrono ad appannare il ruolo che questa Famiglia aveva rivestito, fino ad allora, nelle nostre comunità e oltre.

Ciò che portò alla “disgregazione” si lega soprattutto, a mio parere, alle mutazioni che si verificarono tra fine ‘800 e i primi decenni del ‘900 nell’agricoltura, nella famiglia mezzadrile e nella famiglia Salviati.

Con l’introduzione di nuovi macchinari agricoli, come la trebbiatrice, e con l’adozione di concimi chimici si richiese al proprietario un notevole impiego di capitali che si tradusse in aggravio per i mezzadri.

Il loro malcontento attirò l’attenzione del nascente Partito socialista e le idee socialiste si diffusero rapidamente anche nelle campagne, provocando incisivi cambiamenti nella mentalità contadina, dando avvio alle prime agitazioni mezzadrili per chiedere una diversa ripartizione dei prodotti e che fossero a carico del proprietario le spese per la trebbiatrice e quelle per i concimi chimici.

Ma un’altra importante trasformazione si verificò nelle famiglie coloniche: moltissimi giovani lasciarono il podere per lavorare nelle fabbriche e in altri settori economici.

I giovani se ne andarono in primo luogo per motivi di convenienza economica (il salario loro corrisposto), ma anche per sottrarsi alla struttura sociale e familiare in cui erano nati e cresciuti, e che sentivano ormai come una cappa anacronistica e soffocante.

Soprattutto in ambito familiare “la rigida disciplina patriarcale e l’impossibilità di disporre liberamente di quanto si guadagnava pesavano sulle giovani coppie, mentre le spose che, secondo la tradizione, entravano in casa, erano diventate insofferenti alla coabitazione”3. Nella famiglia Salviati, infine, le numerose ramificazioni si tradussero in una parcellizzazione della proprietà.


E se quelle che abbiamo brevemente ricordato possono essere considerate le prime e decisive tappe nel processo di trasformazione e frammentazione del “feudo Salviati”, l’ultimo passo in questa direzione verrà solo molti anni dopo con la legge emanata dalla Regione Toscana nel 1979 che, dopo una lunga battaglia contro la convenzione che prevedeva lo smembramento e la privatizzazione della pineta, creerà il Parco Naturale Regionale di Migliarino, S. Rossore, Massaciuccoli, imponendo ai discendenti di Scipione Salviati precisi vincoli per la gestione delle loro proprietà.

A completamento di questo percorso, durante il quale ho cercato di ricostruire alcune delle vicende che fecero la storia del nostro territorio nell’800 e oltre, vorrei ricordare come si giunse alla creazione del Parco.

La vicenda era cominciata sul finire degli anni Cinquanta del secolo scorso quando tra il Comune di Vecchiano e gli eredi Salviati viene stipulata una convenzione in base alla quale il primo concede ai secondi via libera per un progetto che prevedeva la costruzione, all’interno della macchia, di villette, appartamenti, stabilimenti balneari e il prolungamento dell’autostrada Firenze-Mare fino all’interno della Tenuta di Migliarino.

In cambio i Salviati concedevano al comune di Vecchiano l’accesso al mare con la costruzione di una nuova strada attraverso la Tenuta.

In sostanza il Comune barattava lo smembramento e la privatizzazione della pineta in cambio di poco o niente.

Le minacce alle pinete pisane (la lottizzazione riguardava, infatti, anche la pineta di Tombolo a Tirrenia su iniziativa del produttore cinematografico Carlo Ponti) diventarono un caso nazionale, con una levata di scudi contro “i congiurati della pineta” che indusse il PCI e il PSI (partiti che governavano Vecchiano e Pisa - e dal 1970 anche la Regione Toscana) a fare marcia indietro. 

Le convenzioni per la pineta di Migliarino e di Tirrenia vengono annullate e, dopo un lungo cammino, nel 1979, la Regione Toscana emanò la legge del Parco Naturale Regionale di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli che ha per scopo “la tutela delle caratteristiche naturali, ambientali e storiche del litorale Pisano e Lucchese, in funzione dell’uso sociale di tali valori ”.4

In quel periodo, infine, è doveroso ricordalo, ebbe grande rilevanza l’azione svolta da un gruppo di Comunisti (nel senso di facenti parte della comunità), soprattutto di Migliarino, contro la Convenzione Comune di Vecchiano – Salviati.

Come ha scritto Giancarlo Pardini: (….) dal vento nuovo dell’ambientalismo che muoveva i primi passi, ed anche dall’intelligenza e lungimiranza di alcuni cittadini, a Migliarino sorse un Comitato con lo scopo di opporsi all’approvazione della Convenzione (…).

Era il 1969 (…) la prima forte iniziativa intrapresa fu quella di dare inizio ad una raccolta di firme per chiedere la bocciatura del P. R. G. e quindi dell’accordo siglato salvando la pineta dalla lottizzazione e coinvolgendo anche le città vicine (…)

Pensavamo di portare al pubblico, alla gente, solo un nostro problema locale, una cosa che magari premeva solo a noi di Migliarino (…), ed invece la gente sapeva.

Era informata e sapeva dei progetti sull’area, aveva notizia della Convenzione e consapevole di quello che sarebbe successo, dello scempio che sarebbe avvenuto, se questa fosse stata firmata.

Questa consapevolezza fu una sorpresa per tutti noi e ci fece anche capire che la gente, ancor prima di noi che venivamo dalla provincia, aveva compreso l’importanza dell’ambiente e della sua tutela.5

IL Parco, come abbiamo detto, nacque nel 1979, ma la strada verso il mare restava ancora proprietà Salviati anche se era il Comune di Vecchiano ad occuparsi della sua manutenzione.

Ci sono voluti 50 anni e una lunga serie di cause legali perché la famiglia fiorentina riconoscesse l’uso pubblico della via del mare.

Questo passaggio è stato ufficializzato con una cerimonia, il 13 Febbraio 2016, durante la quale il Sindaco Giancarlo Lunardi, alla presenza del Duca Forese Salviati, Donna Bona Salviati, Donna Agnese Salviati e numerosi cittadini del Comune, ha apposto il nuovo cartello che definisce l’uso pubblico della strada

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Nel primo articolo, proponendo ai lettori de “La Voce del Serchio” di indagare su un pezzo di storia del nostro territorio, tra le altre cose, avevo scritto che attraverso i Salviati avremmo potuto cogliere i diversi aspetti della società e dei costumi delle nostre comunità: e fin qui questo abbiamo tentato di fare.

In futuro, però, ampliando il campo di ricerca, vorrei riconsiderare la storia del nostro territorio anche nella sua stretta interconnessione con altri avvenimenti e altri personaggi che, nel corso dell’800, segnarono le vicende del Granducato di Toscana e, successivamente, del Regno d’Italia.

Se è vero, infatti, che per tutto il XIX secolo, nel nostro territorio la vita delle comunità fu fortemente condizionata e dipendente dalle valutazioni e decisioni del Padrone (i Salviati), non minore rilevanza ebbe, senza alcun dubbio, un’altra figura: quella del Parroco.

Al primo, il Padrone, era data la possibilità di intervenire, non solo in tutto ciò che riguardava la vita lavorativa dei coloni, ma anche in aspetti più strettamente legati al loro privato.

Il secondo, il Parroco, non era solo guida spirituale e morale per i suoi parrocchiani, ma, come avremo modo di verificare, aveva una molteplicità di altri compiti che gli pervenivano sia dall’autorità del vescovo sia dagli organi di governo.

Era al parroco che erano indirizzate molte ordinanze granducali ed era il parroco che, come vedremo, rilasciava attestati ed autorizzazioni riguardanti gli eventi più importanti della vita della comunità, spesso costretta a subire le conseguenze delle sue scelte.

Con il Padrone e il Parroco ripercorreremo, quindi, l’800, un secolo denso di profonde trasformazioni e di avvenimenti: la dominazione Francese, l’Impero, la coscrizione obbligatoria, la nascita del nostro comune, la Restaurazione, il colera, le guerre di indipendenza, la fine del Granducato lorenese, la nascita del Regno d’Italia, la fine del potere temporale della Chiesa, l’evoluzione delle condizioni dei contadini e altro ancora

Per il momento qui mi fermo, non prima, però, di aver ringraziato tutti i lettori della “V. d. S.” salutandoli con le parole dello scrittore Kader Abdolah6:

Il dono più grande per il nostro futuro
è un legame con il nostro passato



1 Traggo le informazioni e le citazioni qui riportate da documenti ancora da catalogare, presenti nell’Archivio Salviati, depositato presso la Scuola Normale Superiore.

2 “Il Ponte di Pisa”, Giornale politico Amministrativo della Città e Provincia. Anno xxv – Domenica 20 Maggio 1917, pag. 1.

3G. Biagioli , La mezzadria poderale nell’Italia centro-settentrionale in età moderna e contemporanea (secoli XV – XX)., “Rivista di storia dell’agricoltura” XLII (2002), p.96.

4 Mi baso su G. Meucci-R. Catelli-A. Giuntini, Storia illustrata di un parco – Migliarino, S. Rossore, Massaciuccoli, Pacini, Pisa 2014, pp. 46-47. (Dal quale è tratta anche l’ultima citazione).

5 G. Pardini, Le Parole di Ieri, Grafiche Capelli S. r. l., Sesto Fiorentino, Febbraio 2007.

6 E’ lo pseudonimo di Hossein Sadjad Ghaemmaghami Farabani, scrittore iraniano, rifugiato politico che vive in Olanda.

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