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Con questo articolo termina, dopo un percorso durato più di un anno, l'analisi che Franco Gabbani ha fatto su un duplice piano, la storia della Famiglia Salviati, e di Scipione in particolare, e sinteticamente il contesto sociale e gli avvenimenti succedutesi nel corso del 1800 nel territorio di Vecchiano, come anche in Toscana, in Italia e in Europa.Anche in questa conclusione viene trattato un tema di primaria importanza, quello dell'istruzione nel 1800. 

. . . tempo fa ti esprimevi come uno di destra ed ora .....
Il PD a queste condizioni non può esistere Mazzeo .....
Per quanto mi riguarda per "sinistra" io intendo le .....
“Soumahoro? Fratoianni sapeva tutto”. Da Sinistra .....


  Conversazione tra due amiche

Intervista di Paola Magli. 


Un nuovo trasloco. La poesia, l’autunno caldo


Ana Lins dos Guimarães Peixoto Bretas, poeta che fu conosciuta come Cora Coralina


A noi donne, per non essere più vittime.

di Silvia Cerretelli
Galletti e Noferi (m5s)
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Vecchiano e le sue nuove mezze commissioni consiliari
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di Renzo Moschini
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Intervista di Giancarlo Bosetti (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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PD San Giuliano Terme
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Io, Medico
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di Ezio Di Nisitte
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bruno Pollacci
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Quel suo viso
L'altra faccia della luna
La mia vita, la mia voce
Quella luce, a primavera
Come un vento caldo su di me
Sono creta, sotto le sue mani
Lei .....
Buongiorno,

queste mie parole sono per evidenziare il menefreghismo di un ente del Comune di San Giuliano Terme che ad oggi non mi ha risposto ad .....
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PACIFISTA o PUTINIANO?
di Trilussa

19/6/2022 - 10:03

 
Se io avessi la possibilità e/o le capacità, che in effetti non ho, di andare in televisione a parlare della guerra in Ucraina penso che non sarei definito semplicemente pacifista, come mi ritengo, ma sicuramente verrei posizionato fra i putiniani. Prima di questa classificazione assoluta forse potevo passare anche da quella più subdola ma altrettanto offensiva di pacifinto, un espediente fonetico coniato da ambigui personaggi che sono soliti usare le più facili parole al posto dei più complicati e onerosi ragionamenti. Bisogna però concedere loro una certa fantasia, se non altro.


E se fossi stato così famoso da aver anche un certo seguito su qualche canale social sarei anche potuto finire in quella lista di proscrizione pubblicata dal Corriere della Sera e che non è ancora ben chiaro chi l’abbia stilata e a quale scopo finale. Con qualche mancanza, a dire il vero, perché nella lista mancano proprio i più grandi, i più autorevoli pacifisti, direi anche i più realisti, che sono Papa Francesco e il vecchio ma sempre molto saggio Henry Kissinger. Non li hanno messi perché chi ha stilato l’elenco si è reso conto della propria pochezza nei confronti di tali personaggi e non ha osato.


Mi sembra anche quasi inutile fare la solita premessa di non essere putiniano, che è come dire “io non sono razzista… ma”, perché non si può essere certamente dalla parte di chi invade militarmente un altro paese sovrano ma, il ma c’è sempre.


Dichiaro anche di non essere una spia al soldo di Putin, di non avere avuto prebende dalla Federazione Russa e nemmeno di tenere una posizione, così scomoda oltretutto, per la possibilità di un prossimo dubbio vantaggio elettorale. Quindi, in conclusione, esprimo solo la mia idea sulla situazione di guerra con il più grande rammarico per le morti e le distruzioni che continuano, per il rischio di un progressivo imbarbarimento del conflitto, per il pericolo del ricorso alle armi nucleari (al momento solo in caso di errore di puntamento o di esasperazione, ma nessuno può essere sicuro che non avvenga), per il progressivo deterioramento dei rapporti internazionali, per la prevista crisi alimentare di milioni di persone a causa della chiusura dei porti, per la crisi economica e sociale che avremo a breve anche in Europa e che andrà a sommarsi alle difficoltà create dalla passata (?) pandemia.


Essere pacifisti non vuol dire parteggiare per l’invasore Putin, e nemmeno sperare in una disonorevole sconfitta dell’Ucraina per vedere finire la guerra. Pacifista in senso lato vuol dire aborrire le armi e la guerra e cercare di capire quale possa essere una soluzione per porre fine al conflitto e ai massacri.


Non avendo la soluzione registro e reagisco solo alle parole. Una di quelle che ogni tanto esce fuori è vittoria. Sicuramente più una esortazione al popolo combattente che una vera e propria previsione. Come se in una guerra ci potesse essere un vinto e un vincitore. Sì, qualcuno alla fine ha prevalso militarmente e può schierarsi dalla parte del più forte ma la guerra è persa in partenza da entrambi per tutte le giovani vite perdute. Qui c’è un invasore che potrà forse anche  proclamare di avere raggiunto il suo scopo militare ma lo avrà fatto con la morte di migliaia di suoi giovani connazionali, di famiglie lacerate, di tante mogli vedove e tanti figli orfani.


Armi è un’altra parola che non mi piace. Le armi non mi piacciono in generale perché per loro natura non sono acquistate per fare bella figura di sé ma per il loro scopo intrinseco che è quello di essere rivolte verso un altro essere umano per ucciderlo. Per le armi di difesa ad un popolo invaso potrei fare un’eccezione ma altre armi vuol dire altri morti, vuol dire proseguire la guerra, vuol dire cercare una soluzione diversa da quella negoziale per trovare la pace, cercarla quindi attraverso una supremazia militare che al momento appare impossibile mentre di possibili, al momento, sono sicuramente altre vittime.


Ognuno ha il diritto di avere la propria idea in proposito ed io rimango fedele alla prima dichiarazione del direttore di Limes Caracciolo che per avere la pace e sedersi ad un tavolo negoziale bisogna che ognuno dei due contendenti rinunci a qualcosa. Forse Putin attaccando subito Kiev voleva tutto il paese ma ora si potrebbe accontentare di una diversa organizzazione della parte est.  Zelensky, di contro, dovrebbe capire che la situazione non è tale da essere in grado al momento di respingere l’esercito russo sulle posizioni prima del febbraio scorso e quindi pensare ad una forma di compromesso sulla regione del Donbas. Non sta a me pensare a quale soluzione per quella zona contesa ma quando c’è la volontà di un accordo questo primo o poi arriva. Forse per questo bisognerebbe entrassero in campo America e Cina. E non vedevo male nemmeno il progetto Draghi con una Conferenza Internazionale per quel nuovo modello di organizzazione mondiale a cui stiamo arrivando nei fatti.


Nei giorni scorsi c’è stata la visita a Kiev del gotha europeo ed è venuta fuori la solita richiesta di nuove armi, pesanti stavolta, per contrastare la oramai evidente avanzata russa. Gli USA le hanno promesse e le stanno preparando. A cosa servono? A fare nuovi morti sicuro, ma serviranno alla pace? Sembrerebbe proprio di no visto che in risposta a questa nuova promessa di invio il filorusso Denis Pushilin, leader della autoproclamata repubblica de Donetsk, chiede ai russi che l’invasione non si limiti al Donbas ma si estenda anche oltre per creare una specie di zona cuscinetto, una zona franca di protezione da queste armi più potenti. Di rimando il ministro della difesa ucraino Olesky Reznikov ha subito dichiarato che con queste nuove armi pesanti americane non solo i russi saranno respinti dal Donbas ma serviranno anche per riconquistare la Crimea!


Ecco il solito risultato, ecco che la strada che dovrebbe portare verso la pace prende invece la strada opposta, quella delle dichiarazioni folli che aumentano il contrasto, dividono le nazioni, incrementano morti e distruzioni e allontanano la fine di un conflitto che, detto per inciso e non da me, doveva e poteva essere evitato.


Prevedo inoltre che il proseguo della guerra provocherà, verso la fine dell’estate, un cambiamento delle posizioni dell’Europa nei confronti dell’Ucraina. Questo appoggio incondizionato tenderà a diventare sempre più tiepido quanto più si farà sentire la crisi economica e sociale che colpirà tutte le nazioni del continente. Molte fabbriche saranno costrette a chiudere per il costo dell’energia insostenibile, molti lavoratori saranno messi a casa o cassa integrazione, molte famiglie saranno in grande difficoltà per i costi dell’energia e degli alimenti e i governi saranno costretti a imporre delle strette su alcuni consumi.


Il costo sociale di questa guerra ci apparirà allora evidente e molti giudizi ora scontati rischieranno di cambiare a causa della gravità della situazione sociale e, paradossalmente, forse la pace potrà essere più vicina.


PS Perpiero: La maestra mi picchiava alla prossima.
 
 
 
 
 
 
 

 

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22/6/2022 - 11:49

AUTORE:
Amico

Attento Trilussa, si fa presto ad essere definiti amici di Putin il malvagio.
A volte è inutile argomentare, i giuduzi sono arroccati e ogni deviazione dal sentimento comune guardata con sospetto.
(Dì la verita, un po' di caviale t'è arrivato, dai!)

19/6/2022 - 13:12

AUTORE:
Osservatore 1

L'America di Rosvelt aiutò la Russia di Stalin nella guerra di aggressione fatta dalla Germania di Hitler e dall'Italia di Missolini con centinaia di cannoni, aerei, carri armati con relative munizioni per VINCERE sul nazi/fascismo; cosi come le armi paracadutate sui nostri monti per armare i nostri partigiani fino ALLA VITTORIA del 25 Aprile che noi democratici festeggiamo ogni anno di quel giorno di festa nazionale.
Poi l'America ha armato Osama bin Laden che si opponeva all'aggressore russo in Afganisstan e sempre l'America di Nixson/Kissinger armò i rivoltosi cileni che suicidarono il presidente Allende e prima ancora bombardavano con il napalm il Vietnam di Ho Chi Minh per arrivare a ierdilà con l'assalto a Capitol Hil ordito dai seguaci di Trump e come disse Piero: chi è senza peccato tagli la prima pietra.

Il nostro PdC dice che la guerra finisce con il ritiro dell'aggressore e non con la resa incondizionata del popolo aggredito che son 40 milioni di anime NON disposte a quanto pare a vedere ripetuto Holodomor* - morire a milionate di fame come al tempo di Stalin che li privò delle loro terre e deportandoli in Siberia a vagonate-.

Holodomor*
Passata alla storia come, termine che significa “sterminio per fame”, è il più imponente massacro della storia europea del XX secolo dopo la Shoah: quattro milioni di morti in sei mesi, gennaio-giugno 1933. Uno sterminio pianificato da Stalin per piegare i contadini ucraini e liquidare l'élite nazionale.

nb, in un intervento precedente di Trilussa si mise in dubbio di quanti ucraini fossero stati d'accordo o meno con il loro presidente Zelenschi; dopo quasi 4 mesi se i suoi generali ed il suo popolo eletto in libere elezioni non fossero stati in accordo con la Resistenza all'aggressore avevano già calato le brache come un Aljaksandr Ryhoravič Lukašėnka qualsiasi ed i ceceni saltafossi che massacrano-stuprano-rubano per interposta persona.
Slava Ucraina!