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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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TRE MORTI
di Trilussa

31/7/2022 - 16:53


Un tappeto di sassolini bianchi con qualche fiore, una bara bianca con le maniglie dorate con i rombi delle Ferrari, un telo bianco che copre un corpo senza vita fra passanti sconcertati e inermi sono gli emblemi di vittime molto diverse fra loro.


Non sappiamo di chi sia questo simulacro di tomba ricavato sul ciglio della strada provinciale che da Migliarino porta a Nodica. Un uomo forse, una donna, un ragazzo, un giovane probabilmente. Oppure anche un padre o una madre. Un figlio sicuramente, ma quello che sappiamo con sicurezza, testimoniato dalla cura con cui è stato risistemato il luogo, è l’amore con cui la famiglia vuole ricordare la sua tragica morte.


Tragica perché siamo su una strada provinciale e sicuramente l’evento è dovuto ad un incidente stradale avvenuto proprio in quel luogo. Le spoglie saranno sicuramente in qualche cimitero, qui da noi se il defunto è italiano o in qualche altra parte del mondo se straniero, ma la famiglia (chissà perché mi immagino una madre, o anche una sorella), ha voluto anche rendergli omaggio proprio nel punto dove la sua vita è cessata, il luogo che forse i suoi occhi hanno visto per ultimo, l’odore che hanno percepito primo di lasciare questo mondo.


In tutto questo ci vedo un grande gesto di amore, un amore che continua nel tempo e viene rinnovato con una nuova sistemazione del simulacro della tomba.


Non sappiamo niente della vittima, se abbia sempre fatto del bene, se era giovane ed aveva dei progetti, se lascia dei figli, una madre, un padre, dei nipoti, fratelli o sorelle. Per noi era comunque un estraneo, un automobilista o altro che passa per la strada che anche noi percorriamo tutti i giorni, ora invece per noi è una presenza.


Quel simulacro bianco ci dice che in quel preciso punto della strada si è persa una vita, si sono esaurite speranze, si è interrotto un progetto, si sono spezzati degli affetti.  Lascia in noi la tenerezza di un affetto che si rinnova. Sappiamo solo che era molto amato, e questo ci conforta.


La seconda vittima invece ha un nome, Nicholas Bischetto, solo 22 anni, morto con la sua Audi R8 sul Grande Raccordo Anulare a Roma mentre, si vede nel video, sfrecciava fra le auto a quasi 300 chilometri orari. Non era nuovo a queste imprese, aveva raggiunto anche i 320, sempre con una delle sue potenti auto sportive e sempre riprese in video col telefonino da un incauto (?) compagno e pubblicato su TikTok.


Se la prima vittima è circondata dal silenzio questa è stata salutata dagli amici con il rombo delle Ferrari e dal lancio di palloncini davanti ad un murales (già rimosso) con in mostra sue foto in macchina e mentre brindava con Champagne.


Se la piccola tomba mi intenerisce non riesco a farlo invece con questo ragazzino che spegne la sua vita a solo 22 anni. Non per uno bizzarro caso del destino, per uno di quei casi sfortunati di una malattia grave in giovane età, per un incidente provocato da altri, vittima incolpevole del fato. Ma ci lascia per una stupidaggine, una leggerezza, una bravata da postare sui social, per quell’assurda e diffusa tentazione dei giovani di farsi valere e trovare sé stessi solo con il numero di line ricevuti. Le foto con auto sportive e Champagne me lo fanno inserire fra quei ragazzi sfortunati a cui i genitori non hanno mai fatto mancare nulla, come ci dice Paolo Crepet:


Educare vuol dire togliere” Quando un genitore dice “io non ho fatto mai mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia. Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica?


Ma quello che più mi turba è l’assassinio del venditore di cianfrusaglie ucciso in pieno centro da un energumeno per un futile motivo ancora da accertare, forse un semplice apprezzamento non gradito alla compagna, o forse altro ma non certo sufficiente scatenare una volontà omicida. C’è anche un video molto crudo che non riesco a guardare fino in fondo perché mostra in modo evidente come l’uomo possa a volte perdere la sua umanità, riesca a perdere la stessa definizione di umano per avvicinarsi alla bestia.

Peggio, la bestia può uccidere solo per istinto, per mangiare, per sopravvivere, l’uomo può uccidere invece per malvagità, per crudeltà, per incultura e ignoranza, o anche per una guerra di cui egli stesso è la prima vittima.


L’assassino, che pare sia addirittura tornato indietro per aggredire il mendicante, dal carcere ha chiesto scusa alla famiglia e il suo avvocato pare stia già preparando la richiesta di perizia psichiatrica. È il solito copione che si ripete, ma difficile che eviti l’accusa di omicidio volontario per futili motivi.Speriamo tutti che paghi per quelloche ha fatto.


In questi casi poi ci si domanda sempre perché tutti gli spettatori presenti, siamo nella via principale della cittadina piena di gente, non siano intervenuti e invece di cercare di frenare l’uomo, magari solo con parole se non con atti per paura di essere coinvolti nella rissa, hanno tirato fuori il cellulare e fatto filmati per documentare la scena.


Forse paura, certamente paura, ma che nessuno ci abbia provato durante i quattro interminabili minuti della lotta almeno per cercare di interrompere il pestaggio fino all’uccisione mi lascia perplesso.


Forse anche questo è il segno dei tempi, il segno del cambiamento che abbiamo subito negli anni senza averci fatto troppo caso. Le notizie di cronaca nera sono oramai argomento quotidiano dei giornali e delle TV e noi siamo cambiati. Un cambiamento più sottile forse, ma altrettanto importante di quello climatico, di cui invece ci occupiamo spesso e che, a ragione, ci preoccupa. Di questo invece ci rendiamo conto solo quando accadono questi episodi drammatici che ci colpiscono e ci fanno riflettere, mettendoci di fronte alla triste realtà di un cambiamento che non ci piace.

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