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Con questo articolo termina, dopo un percorso durato più di un anno, l'analisi che Franco Gabbani ha fatto su un duplice piano, la storia della Famiglia Salviati, e di Scipione in particolare, e sinteticamente il contesto sociale e gli avvenimenti succedutesi nel corso del 1800 nel territorio di Vecchiano, come anche in Toscana, in Italia e in Europa.Anche in questa conclusione viene trattato un tema di primaria importanza, quello dell'istruzione nel 1800. 

Un amico mi ha fatto una domanda ed io voglio riportarla .....
. . . tempo fa ti esprimevi come uno di destra ed ora .....
Il PD a queste condizioni non può esistere Mazzeo .....
Per quanto mi riguarda per "sinistra" io intendo le .....


  Conversazione tra due amiche

Intervista di Paola Magli. 


Un nuovo trasloco. La poesia, l’autunno caldo


Ana Lins dos Guimarães Peixoto Bretas, poeta che fu conosciuta come Cora Coralina


A noi donne, per non essere più vittime.

di Silvia Cerretelli
VERSO IL CONGRESSO PD
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Galletti e Noferi (m5s)
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Vecchiano e le sue nuove mezze commissioni consiliari
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di Renzo Moschini
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Intervista di Giancarlo Bosetti (a cura di Bruno Baglini, red VdS)
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Io, Medico
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di Ezio Di Nisitte
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Bruno Pollacci
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Quel suo viso
L'altra faccia della luna
La mia vita, la mia voce
Quella luce, a primavera
Come un vento caldo su di me
Sono creta, sotto le sue mani
Lei .....
Buongiorno,

queste mie parole sono per evidenziare il menefreghismo di un ente del Comune di San Giuliano Terme che ad oggi non mi ha risposto ad .....
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Le vittime del Serchio.

30/9/2022 - 21:33

 
 
Lasciarono le case in gran segreto.
Arrivarono al Serchio. Era mattina.
Si spogliarono all’ombra d’un canneto.
 
Scesero nell’acqua, ch’era un po’ torbina,
ignudi come Dio l’aveva fatti,
ci messen. Per provarla, la manina.
 
L’acqua ni rifaceva i ssu’ ritratti.
In sul primo, c’entraron con paura,
un dietro l’altro, a tarponato, guatti…
 
Ma poi, ingannati dalla gra’ stesura,
che se n’andava zitta zitta via
non più prefonda della su’ cintura,
 
a quell’età la testa è una mattia,
principiarono a far li sbarazzini
come la sera a Lucca in Pelleria.
 
Eran tre furicchi, tre amorini
di quelli che si veden sull’altari:
uno moretto, l’altri due biondini,
 
alti tutti compagni e vispi e cari,
tutt’e tre boni come ‘l pane bianco,
tutt’e tre belli e coll’occhietti chiari.
 
Si buttavan sull’uno e l’altro fianco
a ribisciarsi. Quello là schizzava…
quell’altro a ride.. e quando uno era stanco,
 
andava a riva, e poi si rituffava.
E lì a fa’ sguizzi, e sotto là a rincore,
a fa’ beve, a burla’ quel che scappava.
 
Ma ‘l Serchio, lo san tutti, è traditore,
e ‘l su’ fondo di cotani e di mota
spesso la fa persino al notatore.
 
Tutt’a un tratto, al moretto ni si vòta
come qualcosa sotto… un urlo acuto…
“Mamma!” E l’ corpino, fatta un po’ di rota,
 
sparisce  in un secondo. “Aiuto, aiuto!”
coreno i ddu’ compagni.. Un mulinello
n’affera uno come in uno ombuto…
 
“Mamma!...” I’ rimasto, caro firugello,
 vòle porta’ soccorso… Anco lu’ giù,
giù sott’acqua, nel vortice anco quello!
 
“Mamma!...” E più nulla, più, più nulla, più…
 
In sul tardi, i ttre corpi, ripescati
da cinque giovanotti, che passando,
avevan visti i ppanni ammonticchiati,
 
 giacevan come stassen riposando
in sulla riva, all’orlo del canneto,
che ni parava il sole, sussurrando.
 
C’era tant’erba intorno, un gran tappeto…
E c’era gente triste in capannelli
che discoreva come in gran segreto.
 
“Poveri bimbi…” “Tampussini belli…”
“Soprei un popò…” “Se almeno, ettò, qualcuno…”
“Ma si vede che, tò…” “Saran fratelli?”
 
“Forse, que’ bbiondi, sì… Ma quello bruno…”
“Averanno  chiamato…” “Chi sa quanto!”
“Ma si vede ch’un c’era, ettò, nissuno…”
 
Du’ donne scalze scoppiano in gran pianto.
En du’ madre che pensan con orore
alle madre de’ mmorti e al loro stianto.
 
Povere madre, Gesummio Signore!
Ma l’averan saputo, l’averanno?
O aspetteranno ancòra?... Che dolore!
 
Sì, sì, l’hanno saputo, sì lo sanno.
Nie l’hanno detto. Furono avvisate.
E tra poghi menuti ariveranno.
 
Son per istrada, matte, scarmigliate,
e chiaman con dell’urli i ffigliolini…
… Anco ‘ bbimbi l’avevano chiamate,
 
anco lòro, anco lòro, poverini!
“Mamma… Mamma… col core, colli sguardi,
nel pericolo estremo, co’ bbraccini…
 
Ma l’urlo a Lucca era arivato tardi!
 
 
 Gino Custer De Nobili  (1933)

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4/10/2022 - 8:40

AUTORE:
Solidea

È riuscita a commuovermi...questa ricostruzione dei fatti!
Una giornata spensierata finita in tragedia, un prezzo troppo alto da pagare per essersi fidati non potendo raggiungere il mare...a quei tempi il fiume era il mare dei poveri e specialmente i bambini vogliosi di giocare con e nell'acqua vi passavano tanto tempo, anche incustoditi perche' le mamme erano sempre occupate poverette in lavori pesanti e impegnativi e i ragazzini si allontanavano alla chetichella facendo i grandi...
Anch'io abitavo sulle rive di in fiume che durante la siccità scopriva i sassi e i ragazzi di due paesi delle opposte rive facevano la sassaiola da una sponda all'altra...quante teste rotte! Quante urla di mamme disperate!