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Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

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Pisa, 17 marzo
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Comune di Vecchiano
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. . . i fischi per fiaschi è la tua attitudine principale?
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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ATTRAVERSO IL TEMPO
MATTEO FANUCCI
di Stefano Benedetti e Sandro Petri

15/1/2023 - 11:00


A dicembre si è completato il lavoro veramente encomiabile di Franco Gabbani per descrivere le vicende storiche e sociali del 1800 nel territorio di Vecchiano e Migliarino attraverso il racconto di quanto avvenuto nella famiglia Salviati.

E' con piacere che rinnovo i ringraziamenti a Franco, il cui ultimo articolo della serie ha registrato il massimo di letture e visualizzazione attraverso il giornale online e la pagina Facebook della Voce del Serchio, arrivando a 1320.
Gli diamo appuntamento al 2024 per la prossima serie di approfondimenti.

Iniziamo invece oggi, come accennato a dicembre, una nuova serie, opera di Stefano Benedetti, memoria storica delle vicende di Pontasserchio, che abbiamo intitolato "Attraverso il tempo".


Due righe biografiche su Stefano, per chi non lo conoscesse
Nato a Strada, rione di Pontasserchio nel 1961, imprenditore nel settore automotive, inizia a scrivere in poesia con Renata Giambene nei primi anni 90.

E’ membro del GUT, Gruppo Urtura Toscana, teatro popolare in lingua madre e autore teatrale su soggetti contemporanei ma anche su autori classici quali Alighieri, d’Annunzio, Dickens, oltre ad essere anche cantore in Ottava Rima.

Legato profondamente al suo paese natale si è impegnato in ricerche storiche inerenti a Pontasserchio.

Parlando con lui, abbiamo ideato un percorso per descrivere la storia di 300 anni di Pontasserchio, non nella forma di narrazione storica consueta, ma, come fatto da Franco Gabbani, attraverso le vicende di 12 personaggi significativi ma non classici.

Nascono così 12 biografie che sono memorie di epoche passate.

12 personaggi per niente conosciuti ai più ma che incrociarono la loro esistenza con la Pontasserchio che fu in un tempo vicino o lontano.

12 storie vere, dodici pretesti storici originali e diversi a modo loro.


I loro nomi? Eccoli in ordine alfabetico, che non sarà l'ordine in cui verranno pubblicate le biografie:

Lyda Trotti-Bentivoglio
Alessandro Ceccherini

Daniele Contino
Luigi Del Gratta
Giovanni Gargi 
Matteo Fanucci
Ferdinando Gentili
Amabile Melani
Karl Mayer
Antonio Pellegrini
Flora Leola Valenti

Henriette Von Trausch


Per tutto il 2023 avremo , a cadenza mensile, la compagnia degli articoli di Stefano su questi particolari personaggi.

Sandro Petri


MATTEO FANUCCI, UN PAESANO DEL ‘700
di Stefano Benedetti

(tempo di lettura 7 minuti)

Ci interroghiamo spesso sul nostro passato, su chi eravamo, su come erano fatti i nostri borghi, su come la gente vivesse in quei tempi passati e nessun altro più del nostro personaggio in questione può aiutarci in questo.

Matteo Fanucci è un paesano doc che nasce a Pont’a Serchio (sì, perché a quel tempo la denominazione del paese era questa) il 10 febbraio del 1688 in una casa tuttora visibile in Borgata e riconoscibile dallo stemma della sua famiglia, in pietra serena grigia, appeso alla attuale parete bianca situata a circa 10 metri dalla volta principale di via Mazzini.
Figlio primogenito di Domenico e di Alessandra Palla, lei limitese, nasce in una famiglia di origine senese ma da generazioni già in paese, famiglia possidente, da definirsi per quel tempo agiata e viene ben presto avviato alla carriera religiosa.
Il nostro paese ha già una sua conformazione ben precisa, che poi è quella attuale, la borgata con la sua caratteristica leggera curva, le case rialzate anche fino al terzo piano, le volte che danno accesso verso gli “orti” e la sua bella chiesa che a quel tempo ha già preso il sopravvento sulle due più vecchie e antecedenti chiese di Vecchializia ormai scomparse.
Per tutta la vita, il nostro Matteo, sarà sacerdote non a Pontasserchio ma in S.Rocco a Pisa e avrà anche altri incarichi religiosi e non perderà mai il “vizio” di scrivere e sarà quindi per noi una notevole fonte di testimonianza storica e non solo delle nostre origini; ci lascerà varie documentazioni che tuttora sono presenti in forma originale presso l’Archivio arcivescovile di Pisa ma anche, e questo più ci tocca, presso l’Archivio parrocchiale della nostra Chiesa di Pontasserchio.

Il suo “raggio di azione” storico sulla nostra comunità parte dal ‘200 fino agli anni 40 del ‘700, quando per sempre interrompe la sua preziosa produzione.
E’ lui il primo a darci l’impostazione storica del “Miracolo del SS. Crocifisso” del 1506, evento paesano epocale alla base della tradizione del paese stesso e della attuale Agrifiera (e della torta co’ bischeri anche), sarà sempre lui a relazionarci sul “ponte vecchio” e sul “castello” della Pont’a Serchio medievale, che però già alla sua epoca erano entrambi scomparsi e allora, come tuttora, non ne conoscevano le esatte ubicazioni.
Matteo, per esempio, tra le tante relazioni, ci scrive di quando il 29 ottobre 1714 (a.p) il Serchio esondò spaventosamente fino a raggiungere Pisa ai piedi della Torre Pendente e la furia dell’acqua, dopo aver distrutto sementi e travolto bestiame nelle nostre campagne, fece addirittura una enorme buca larga “quanto un’aia” nei pressi della chiesa, al punto di “scoprire” le antiche fondamenta dell’antico castello di Pontasserchio.
Bellissimo anche il suo relazionare minuzioso e appassionato sulla costruzione dell’attuale campanile, impostato nel 1699, lui che era ben addentro ai fatti religiosi e non solo del nostro paese in quanto appartenente alla Compagnia del Santissimo Crocifisso, fondata a Pont’a Serchio nei primi del ‘500 e pensate un pò, tuttora attiva.

La sua voglia di documentare fatti e la sua curiosità non si fermano ad eventi storici delle nostre origini, ma vanno oltre, vanno nella cronaca del tempo.
L’edizione del Gioco del Ponte svoltasi il 22 febbraio del 1705 a Pontasserchio tra i Sollevati di Pont’a Serchio contro i Risentiti di Vecchializia, le due compagini rivali che si fronteggiarono sulla “macchina” preparata per l’occasione in una Borgata imbastita con tanto di tribune, gonfaloni e piena di pubblico rumoreggiante; il suo svolgimento e la sua reale disputa che tra l’altro, per il crollo improvviso di una tribuna in legno, registrò quel giorno persino la morte di due spettatori sfortunati, un giovane pargolo tal Gio Francesco di Scipione Del Mastro e Maria Felice Coli di 22 anni ed in stato interessante, e questo è il suo “reportage” forse più eclatante per il paese.
Non è da meno un’invasione quasi biblica delle locuste del 15 giugno 1732 (a.p.) quando i pontasserchiesi portarono fuori dai mandrioli i loro maiali a giro per i campi pensando che le potessero debellare mangiandole, oppure le minute descrizioni delle alluvioni del Serchio in paese, che tanto in quella epoca come successivamente, funestarono la nostra comunità.

Una documentazione articolata e vasta ci lascia il nostro Matteo, ancor più emozionante se la leggiamo davanti alla sua forbita calligrafia manoscritta e che non riguarda solo vicende paesane ma anche pisane in senso più ampio e non solo ma addirittura anche eventi mondiali, visto ad esempio il suo accurato reportage sulla Guerra austro/turca del 1716/18 in cui lui, oltre alle cronache che ci narra, ci definisce anche una perfetta visione storico/culturale di quella realtà europea del primo ‘700.

Un vero reporter del tempo, come lo definisce la nostra compaesana Sabrina Corti nella sua bellissima Tesi di Laurea sulla sua figura, un viaggiatore del nostro tempo, potremmo calcarne ancor di più la definizione.
Voltandoci indietro da qui, dalla nostra epoca “digitale” e “social”, ci riaffiora dal tempo la figura di questo personaggio in fondo molto simile a noi, un nostro compaesano del tempo che fù che vuole “guardare” a tutti i costi il mondo che lo circonda.
Matteo Fanucci “chierico pisano” come orgogliosamente amava definirsi, non è mosso da incarichi di lavoro o premi in denaro ma dalla "voglia" di lasciare un “segno”, il suo segno particolare ai posteri e per questo si assurge a perfetto cronista del tempo, deponendo per scritto non solo la storia ma il suo “quotidiano” alle generazioni future.
Certo con i suoi strumenti a disposizione, che furono la penna e la carta ma anche la fede e la preghiera nel suo specifico e ci appare nitida sotto gli occhi la nostra microstoria paesana, pur così distante nel tempo eppur così vicina a noi.

Egli vuole raccontare il mondo e vuole raccontare il suo paese ma non solo a chi condivide il suo tempo, infatti si nota il lui, nelle sue parole, nel suo modo di porsi, il voler lasciare per iscritto l’esperienza che lui vive nei suoi anni, che lui conosce o per averla appresa dai suoi predecessori o per averla vissuta in prima persona.

Indubbiamente un uomo già “moderno” al punto di potercelo oggi immaginare in mezzo a noi, con i nostri strumenti che ci sembrano amplificati ma che lui con i suoi certamente non fu da meno ed al punto di voler pensare che, un ulteriore lettore dal nostro futuro pari pari ci accomuni, noi e Matteo, nella stessa epoca.
Un corposo testamento storico ci rimane davanti agli occhi dopo tre secoli ed il pensiero di questo “ragazzino” di paese, poi uomo, poi vecchio, in questo suo cammino di conoscenza e riflessione sul suo mondo, sul nostro mondo, sulle mura delle nostre case che sono ancora quelle, sulla nostra strada che è ancora la stessa e su noi, che attraverso lui, siamo in grado di osservare con interesse, con profonda riflessione e anche commozione il nostro comune passaggio umano.

Matteo, missione compiuta, sei uno di noi.


Bibliografia essenziale:

- Fanucci Lovitch M. “Vecchializia il Borgo e le due Chiese” (ed. ETS, Pisa. 2015)
- Giannelli G. “Pontasserchio. La sua Chiesa e le sue tradizioni” (Scuola Tip. Beato Giordano, PIsa. 1968)
- Corti S. “Un reporter nella Valdiserchio del 1700” (Tesi di Laurea a.a. 2016/17 Universita’ di Pisa) (a.d.p.a)

Legenda Fotografica(In ordine di foto)

1-Casa natale di Matteo Fanucci in Borgata.

2-Stemma del casato Fanucci.

3-Estratto del manoscritto conservato in Arch. Parr. a Pontassrchio, con la descrizione della “macchina” del Gioco del Ponte effettuato a Pontasserchio.

4-Atto di nascita di Matteo Fanucci.

5-Libro Terzo di M. Fanucci, conservato presso Arch. Arciv. Pisa.

6-Immagine disegnata da Matteo Fanucci, relativa al “Miracolo”, si notino i calabroni.

7-8 Altri estratti dal Testo conservato presso Arch. Parr. Pontasserchio.

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17/1/2023 - 10:39

AUTORE:
Marlo Puccetti

E' interessante stimolare la memoria sui nostri avi che hanno lasciato un segno nel nostro paese. Una bella iniziativa di Petri e Benedetti che valorizza il territorio. Per me un valore aggiunto perchè con l'associazione "Gioco del Ponte" di cui sono stato Presidente, grazie alle ricerche di Sabrina Corti avevamo recuperato la storia sul Gioco del Ponte svolta a Pontasserchio nel 1705. Con i giovani del paese e l'aiuto determinante dei Mattaccini, una delle squadre del gioco del Ponte di Pisa, per alcuni anni si è svolta la sfida al carrello riproponendo lo scontro fra le due squadre dei Risentiti e Sollevati, prima in piazza del mercato e poi in Piazza del Teatro. Complimenti a Sandro e Stefano
Avanti così.

15/1/2023 - 17:58

AUTORE:
FRANCO GABBANI

Complimenti a Stefano Benedetti per questo interessante lavoro di ricerca, con cui ci racconta di persone che hanno segnato la storia del nostro territorio, che molti di noi non conoscono, ma dei quali è importante sia conservata memoria.