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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
none_o
X°MAS
Come la politica uccide la Storia
di Trilussa

5/2/2023 - 10:09


Il titolo è provocatorio, serve a stimolare l’attenzione su una vicenda storica non dimenticata ma per prudenza tenuta sempre in un cassetto, o meglio sotto il tappeto perché non voli nell’aria a creare problemi.

E’ la storia degli Incursori di Marina che avevano la loro base militare proprio qui a Bocca di Serchio dove, durante la seconda guerra mondiale, si allenavano per le loro famose imprese nel Mediterraneo e preparavano i loro mezzi subacquei. Erano gli SLC, acronimo di  siluri a lenta corsa, i famosi “maiali”, per i quali la nostra disgraziata, inefficiente e impreparata Marina Militare Italiana compì imprese grandiose ed eroiche ed ebbe i complimenti di tutto il mondo del tempo. Compresi gli inglesi che pur avevano avuto le navi distrutte. La base era segreta, così pure la loro missione per cui quando ne parlavano fra di loro in pubblico, o al ristorante il Buonamico a Viareggio dove a volte si trovavano a cena, usavano il termine maiali per indicare i mezzi.

Questi uomini ebbero, ed hanno ancora purtroppo, una grande sfortuna: quella di appartenere alla famigerata e brutale X°MAS, una falange creata e organizzata da Junio Valerio Borghese e famosa per la sua crudeltà e per i tanti crimini di guerra effettuati nel nome di un ideale fascista che a questi uomini valorosi proprio non apparteneva.  Probabilmente fascisti lo erano per definizione ma i loro interessi, i loro problemi, le loro attenzioni, le loro preoccupazioni e il loro impegno erano solo quelle per la “missione” e per la realizzazione dei mezzi adatti per compierla.

Purtroppo questi uomini valorosi pagano oggi il prezzo che nel paese non siamo ancora riusciti a mitigare le ferite della nostra storia recente con una permanente e insidiosa polarizzazione politica fra fascismo e antifascismo che, unita ad una diffusa ignoranza sulla vicenda storica che li riguarda, impedisce di dare il giusto riconoscimento ad un fatto del passato che meriterebbe una ben migliore attenzione per il valore, militare e storico, che ha rappresentato. E la base segreta dove tutto  veniva organizzato era proprio in casa nostra.

Chi volesse vedere in questo mio scritto qualsivoglia sostegno o addirittura riconoscimento degli ideali e della storia del fascismo sarebbe in errore: io sono dalla parte giusta della storia, come invece non lo sono stati questi uomini solo perché  il loro inquadramento militare è stato in un corpo che si è distinto per ferocia e atrocità.

Capisco anche come sia difficile provare a valorizzare le loro azioni militari senza correre rischi politici e di immagine. Esiste indubbiamente il rischio che queste vengano strumentalizzate e stravolte finalizzandole ad un infelice mitizzazione di un ideale non accettabile come il fascismo. Come si capisce anche la prudenza delle amministrazioni di sinistra ad affrontare il problema della “casa”, prima che questa cada in rovina, e della vicenda storica che in quella ha avuto origine.

Un aiuto alla soluzione del problema potrebbe essere, da entrambe le parti,  quella di sapere, conoscere più a fondo, documentarsi, leggere i libri scritti sulla loro vita e sulle loro imprese, leggere le loro lettere ai familiari, informarsi sulla loro vita, i loro interessi, le loro aspirazioni, i loro problemi, le loro paure.

Si capirebbe come distanti fossero, in questi uomini, le istanze della loro missione, dalla politica del tempo ma riconosco il pericolo che la loro appartenenza possa essere utilizzata, strumentalizzata da una certa parte politica.

Il luogo tuttavia non è dimenticato e, come si vede da queste foto, e ignorarlo può comportare il rischio di diventare appannaggio esclusivo. Ecco che servirebbe attenzione, coraggio, determinazione e anche un progetto perché senza tutto questo il luogo rimarrà selettivo, privilegio di pochi e segnato politicamente.

Metto qui di seguito quello che ho scritto su questi uomini e questa vicenda storica frutto di mie ricerche. Se qualcuno avrà il desiderio di leggerlo capirà questo mio desiderio di ottenere un riconoscimento per questi uomini valorosi.Un riconoscimento esclusivamente storico e militare, perché è solo questo che essi avrebbero voluto.
 
BOCCA DI SERCHIO storica.
La storia segreta di Bocca di Serchio ha inizio il 25 luglio del 1936.
E’ la data dell’inizio delle esercitazioni militari in Bocca di Serchio per l’addestramento degli uomini e la messa a punto dell’S.L.C. o siluro a lenta corsa. Il mezzo navale è stato ideato dall’elbano Teseo Tesei per cercare di contrastare, mediante la distruzione delle navi alla fonda nei porti, la supremazia della flotta inglese nel Mediterraneo. 

 

Nel Mare Nostrum infatti, tanto caro a Mussolini, la flotta inglese spadroneggia indisturbata con le proprie basi in Alessandria d’Egitto, Gibilterra e Malta. Con 15 grandi navi da battaglia armate con cannoni da 360 mm tra cui Nelson, Barham, Valiant, Warspite, Queen Elisabeth, Repulse, Royal Oak,  attorniate da incrociatori pesanti, leggeri, antiaerei, caccia, portaerei e fregate ben poco avrebbe fatto la nostra marina con le torri binate da 200 mm dell’unica divisione navale italiana efficiente, la classe di incrociatori Trento, che avrebbero appena scalfito con i loro colpi quelle spesse corazze.


L’idea di Tesei, ingegnere navale laureatosi a Napoli con il massimo dei voti, brillante, intelligente, intraprendente e deciso, era di riuscire a violare le difese nemiche e portare un siluro con carica esplosiva a breve distanza dalle navi, colpirle nella sicurezza dei porti, dove anche “una nave da battaglia, con i motori al minimo e le tele sui cannoni, cessa di essere un mostro dei mari per diventare solo un ammasso d’acciaio facilmente vulnerabile”.


Teseo nasce a Marina di Campo ed è l’ultimo di 8 figli. Dal nonno armatore eredita la passione per la vela. C’è una foto che lo ritrae sulla nave Amerigo Vespucci in cima alla “formaggetta” dell’albero maestro, ritto senza alcun appiglio sul punto più alto della nave, a braccia aperte come un gabbiano.


“Era un essere straordinario, come se ne può incontrare uno ogni cento anni, aveva una forza spirituale enorme, avrebbe potuto emergere in ogni campo, davanti a lui sembravano tutti piccoli, anche gli Ammiragli sembravano dei Caporali” diceva chi lo aveva conosciuto.


Il problema è la costruzione del semovente subacqueo ed anche il reperimento e addestramento di uomini tanto coraggiosi da rischiare la vita per condurre il mezzo oltre gli sbarramenti, le dighe messe a difesa dei porti, le tante difese erette a protezione delle navi.


Dopo alcuni tentennamenti Supermarina dà il suo assenso al progetto di Tesei e la costruzione del mezzo inizia in un baraccone nell’Arsenale di La Spezia, con pochi mezzi e molta fantasia. Il problema del propulsore, che doveva essere piccolo e potente ma non c’era il tempo di progettarlo, viene risolto con l’adattamento di un motore di ascensore. Per gli accumulatori il problema è più semplice: vengono semplicemente utilizzati quelli dei locomotori delle ferrovie.


Dopo le prime prove del nuovo mezzo, che ha l’aspetto di un grosso siluro con alcune appendici esterne, motivi di sicurezza impongono di lasciare La Spezia e il gruppo si trasferisce a Porto S. Stefano, piccola località della Maremma. La località è turistica e d’estate vi arrivano molti turisti, tra cui anche molti yatchs di croceristi inglesi che potrebbero compromettere in qualche modo la riservatezza dell’operazione.
Nasce di nuovo la necessità di un trasferimento in un luogo sicuro, lontano da sguardi indiscreti.


La proprietà Salviati a Bocca di Serchio, vicino Pisa, isolata da qualsiasi centro abitato sembra avere le caratteristiche richieste: un’immensa pineta di pini domestici ad alto fusto confinante a sud con il Parco Reale di S. Rossore e a nord con il Balipedio militare di Viareggio.
Il Serchio sbocca in mare in maniera naturale, nascosto da ampie dune sabbiose coperte da fitti canneti con dietro una folta macchia mediterranea. Nelle vicinanze non vi sono porti o altre opere murarie ed il mare degradava dolcemente, rendendo meno pericoloso l’allenamento dei novizi. In ultimo La Spezia non è lontana garantendo un rapido arrivo di eventuali pezzi di ricambio.


Il Duca Pietro Averardo Giacomo Salviati, memore della presenza fra i suoi antenati addirittura di Giovanni “Dalle Bande Nere”, capitano di ventura famoso proprio per i suoi agguati notturni, non può rifiutar e, senza fare troppe domande, concede il cascinale del guardiacaccia.
Nell’estate del ‘36  nella casa lasciata libera dal Coli arrivano strani oggetti insieme ad un gruppo di giovani ardimentosi ed entusiasti.
Ne fanno parte il capitano del Genio Navale Teseo Tesei, il capitano delle Armi Navali Gustavo Stefanini, livornese e futuro presidente dell’Oto Melara, il capitano medico Bruno Falcomatà di Napoli, il capitano del Genio Navale Elio Toschi di Ancona, i tenenti di vascello Gino Birindelli di Pescia e Alberto Branzini di Reggio Emilia, il sottotenente di vascello Luigi Durand de la Penne e il guardiamarina Giulio Centurione, entrambi genovesi. Giulio Centurione, personaggio esuberante e dalla vita turbolenta, ben presto verrà forzatamente costretto alle dimissioni a causa del suo fidanzamento con la duchessina Salviati. Vengono tutti dai “mas”, sono campioni di nuoto, giovani, preparati, entusiasti.


Rapidamente spianano un pezzo di terreno, vi piantano due pali, tirano una rete e ne fanno un campo di pallavolo dove passano ore a sudare e sfidarsi. A queste partite partecipa anche il meno atletico degli ufficiali, dal fisico asciutto, magro ed un po’ miope, il medico del gruppo Falcomatà. Il tenente medico ha ben poco da fare con questi giovani dall’ottima salute, ma invece di oziare nella casetta sul fiume si adopera per curare tutti i bambini della zona, senza prendere un soldo, talvolta addirittura pagando di tasca propria i medicinali occorrenti.


Cominciano così le operazioni previste di allenamento, messa a punto e verifica dei mezzi in attesa delle future operazioni.
La regina Elena vedrà spesso questi ragazzi passare sul fiume ed anche il Re li andrà a trovare traversando il Serchio su una piccola barca per conoscerli personalmente e fare loro gli auguri per il
successo delle missioni. Anche i Salviati collaborano in maniera perfetta, prima offrendo l’ospitalità  e poi mantenendo un’assoluta riservatezza su quello che sta accadendo a Migliarino.
 
Il posto è comunque deserto, gli abitanti della tenuta sono rari, solo quattro carabinieri sono distaccati dal comando di S.Rossore e controllano il vasto territorio senza problemi.
Gli unici spettatori sono i rari pescatori migliarinesi a cui capita di domandarsi, stupiti, come hanno fatto le loro reti a tranciarsi così di netto e cosa siano quegli strani oggetti, simili a siluri, che talvolta trovano arenati in Bocca.

Gli allenamenti e la messa a punto dei mezzi procedono alacremente tuttavia verso la fine del 1936 i venti di guerra hanno un’improvvisa decelerazione, la situazione internazionale migliora, si stabilizza a tal punto che Supermarina decide il momentaneo accantonamento del progetto.
Gli SLC vengono caricati sui camion e riportati nei capannoni di La Spezia dove rimangono accantonati sotto i teloni, coperti di polvere.
Passa il 1936, il 1937, gran parte del 1938 e l’ Europa è sconvolta di nuovo da grandi avvenimenti: la guerra di Spagna, l’invasione dell’Austria e della Cecoslovacchia da parte delle truppe del III° Reich, l’ascesa di Hitler.


La situazione internazionale si sta aggravando e Supermarina, conscia della propria non risolta inferiorità, ordina la ripresa del progetto.
E’ il settembre del 1938 quando a Bocca di Serchio “gli Apostoli”, così vengono chiamati, alla guida di Tesei riprendono e intensificano gli allenamenti. I loro sforzi si concentrano in questa fase  soprattutto sulla messa a punto del mezzo che, a bassa velocità, dimostra una certa difficoltà di manovra, una certa bizzarria. Pare che una volta lo stesso Tesei abbia indicato il mezzo con l’appellativo di “maiale” per una certa somiglianza con la forma tozza e corpulenta dell’animale, ma soprattutto per la sua imprevedibilità e testardaggine. Il nome piacque subito agli uomini che lo adottarono e lo usarono anche per motivi di segretezza. In una terra agricola potevano parlare liberamente tra di loro  di “maiali” anche quando andavano a Viareggio al cinema per vedere l’attrice del momento, Doris Duranti, o a cena dal Buonamico, al tempo la trattoria più rinomata della costa, dove venivano considerati esperti allevatori e dove spesso incontravano anche Curzio Malaparte, confinato in quegli anni a Forte dei Marmi.
 
Il clima comunque è scanzonato. Lo Stefanini, tecnico delle spolette, ha per sveglia proprio una di queste che al mattino, all’ora stabilita, scatta facendo esplodere una piccola carica che sveglia gli uomini-siluro.Toschi va a caccia di cinghiali nella Tenuta con la pistola d’ordinanza, sparando e spaventando molto le prede fino a spingerle addirittura sull’Aurelia, dove il traffico in quegli anni è già abbastanza intenso.


La messa a punto dei mezzi crea tuttavia qualche problema imprevisto poiché il maiale si dimostra molto instabile, specialmente nelle manovre a bassa velocità.
Anche gli strumenti di bordo vengono curati in maniera particolare dovendo avere caratteristiche tali da funzionare anche in condizioni difficili. La bussola viene commissionata direttamente dal Tesei alla ditta Lazzerini, importante azienda del settore. Messa in opera tuttavia il quadrante non è perfettamente visibile a colpo d’occhio, viene allora aggiunta una lente graduata al posto del normale cristallo e nasce quello che rappresenta oggi il sogno di ogni collezionista: il Luminor.


La stessa attenzione vale per le maschere Davis, un’autorespiratore ad ossigeno a ciclo chiuso che veniva utilizzato per le fuoriuscite in emergenza dell’equipaggio dai sommergibili sinistrati. Aveva un’autonomia di soli 20 minuti ed anche una scarsa affidabilità. Il Tesei, con la consulenza tecnica di Angelo Belloni e della Scuola Sommozzatori di Livorno, riesce a portare questa autonomia a qualche ora e soprattutto a migliorarne l’affidabilità. Belloni risolve anche il problema della protezione dal freddo sperimentando un nuovo tessuto gommato che unito a grassi speciali da spalmare sulla pelle sembra anticipare il moderno neoprene. Altri esperimenti riguardano le cesoie pneumatiche per tagliare le reti metalliche, un fanale per illuminare alcuni tratti particolarmente bui, un martinetto idraulico. Ogni strumento necessario per la missione viene studiato, perfezionato, controllato e collaudato anche nelle condizioni più estreme.


Siamo arrivati al 1940 ed i tedeschi aggirano la Maginot e penetrano in Francia attraverso le Ardenne. Mussolini ha fretta, vuole sedersi al tavolo dove verrà deciso il destino del mondo.
Il 10 giugno la dichiarazione di guerra e nella cascina in Bocca di Serchio, sperduta fra il mare e la pineta, non c’è euforia ma nemmeno paura, solo la certezza che l’attesa è finita.
      
Le prime missioni sono, a dir poco, disastrose.
Perdiamo due sottomarini sulla rotta per Alessandria, a missione non ancora iniziata, ed una spedizione a Gibilterra riesce a penetrare nelle barriere messe a difesa del porto ma per un guasto al maiale non riusciamo ad arrivare a piazzare la carica sotto le navi.
Gli uomini sono comunque fiduciosi ed invece di deprimersi intensificano addirittura gli allenamenti e soprattutto la verifica e la messa a punto dei mezzi.


Nell’aprile del ’41 viene ordinato e preparato un nuovo assalto a Gibilterra e a Malta.
In quest’ultimo assalto il comandante Teseo Tesei troverà la morte, all’alba del 26 luglio 1941, facendo esplodere volontariamente la carica del suo maiale nel tentativo estremo di aprire, mediante un esplosione, un varco fra le maglie metalliche della difesa del porto alle nostre motosiluranti veloci. Muore così l’ideatore del mezzo subacqueo, il punto di riferimento per tutti, una grande perdita per il gruppo.
Ma Malta è soprattutto un olocausto: 15 uomini perdono la vita e altri 18 vengono fatti prigionieri.
Tesei scrive nelle ultime lettere:

…occorre che tutto il mondo sappia che ci sono degli italiani che si recano a Malta nel modo più temerario. Se affonderemo qualche nave o no poco importa; quel che conta è che si sia capaci di saltare in aria con il nostro apparecchio sotto gli occhi degli inglesi, avremo indicato ai nostri figli e alle future generazioni a prezzo di quali sacrifici si serva il
proprio ideale e per quali vie si pervenga al successo.
….alle quattro e mezzo la rete deve saltare e salterà.
Se sarà tardi spoletterò al minuto.
 
La  responsabilità di questi insuccessi è da addebitarsi soprattutto ai “capricci” del maiale e a quegli innumerevoli guasti tecnici che impediscono la riuscita delle missioni nonostante il grande impegno e il coraggio degli uomini ottimamente preparati nel rifugio di Bocca di Serchio.


Arrivano nuovi uomini, stavolta è il Marchese Luigi Durand De La Penne, 90 chili di muscoli, a dirigere e preparare gli uomini per le nuove imprese. In Bocca arrivano anche gli uomini di un terzo reparto della X° flottiglia: i nuotatori d’assalto, nome di copertura “Gamma”.
Sono tutti grandi nuotatori ed hanno il compito di avvicinarsi a nuoto alle navi e piazzare una carica esplosiva. E’ una mini-bomba di 3 Kg modificata dai nostri tecnici perché scoppi quando la nave è in movimento e si trovi al largo, dopo un percorso di almeno cento miglia.
  
Questo perché in mare è più difficile riparare i danni ed anche più difficile capire in quale porto la carica esplosiva è stata posizionata, per non essere accusati di averla  piazzata in un porto neutrale.
Comandante della X° è nominato Junio Valerio Borghese, nobile romano, ultimo erede di una delle famiglie da sempre al centro della storia d’Italia. Borghese comprende l’importanza degli assaltatori e permette, approfittando di un momento di minor pressione nel Mediterraneo della flotta britannica, lo sviluppo di modifiche all’SLC per cercare di renderlo finalmente affidabile e sicuro.

 

Alla fine del ’41 la Mediterranean Fleet aveva subito notevoli perdite: la Nelson era stata colpita da un nostro motosilurante ed era ferma per sei mesi, la Barham colpita ed affondata in sei minuti dal sottomarino tedesco U.131, lo stesso era successo all’Ark Royal. A guardia del Mediterraneo l’Ammiragliato Britannico era stato costretto a lasciare solo due navi da battaglia: la Valiant e la Queen Elizabeth, entrambe alla fonda nel porto di Alessandria.
 
E’ lì che bisogna colpire e nel dicembre del ’41 in Bocca di Serchio arriva l’ordine della missione.
Con a capo il marchese Durand de La Penne, e come secondo Bianchi, nella notte fra il 18 e 19 dicembre del 1941 tre maiali con un’astuta manovra di aggiramento riescono a penetrare silenziosamente nel porto di Alessandria con il loro carico esplosivo.


Alle 6,06 una tremenda esplosione provoca uno squarcio di 80 metri nella nave da guerra Valiant che si immerge vistosamente di prua, alle 6,20 la stessa sorte colpisce la Queen Elizabeth dal cui fumaiolo escono pezzi di ingranaggi e macchinari per la carica posta sotto la caldaia.
Stessa sorte tocca alla petroliera Sagona e al cacciatorpediniere Jervis.
E’ un colpo mortale per la flotta inglese nel Mediterraneo.
L’impresa avrà un enorme rilievo in tutto il mondo e il Sunday Express titolerà in seguito:


 “Six men changed the face of the war in one night” (Sei uomini in una notte hanno cambiato la faccia della Guerra).


In Bocca, sulla casa che li ospitò, è apposta una lapide in onore di questi uomini coraggiosi, uomini che indipendentemente dall’idea che li ha guidati, sono sicuramente degni di  rispetto, il rispetto che si deve sempre a chi sa affrontare le prove della vita con coraggio e dedizione.


Teseo e i suoi uomini erano indubbiamente fascisti, imbevuti degli ideali del tempo sicuramente sopra le righe, in linea con gli insegnamenti della dottrina fascista, tuttavia nei loro scritti non appare mai una motivazione prettamente politica, non si parla del Duce, non si loda il capo supremo, ma si parla prevalentemente di affetti e valori, della nostalgia della famiglia, dell’attesa spasmodica della missione mille volte preparata, e altrettante volte rimandata.

 

Vi è una certa grandezza morale in questi uomini, una dedizione assoluta al loro compito, alla missione che è loro affidata che supera il momento storico, li lancia oltre il semplice steccato delle ideologie e li fa diventare eroi, al di fuori del tempo e delle circostanze. Inconsapevoli e fortunati eroi messi dalla parte sbagliata della storia, portatori tuttavia di innegabili valori universali come la dedizione, la lealtà, il coraggio. Sono valori forse obsoleti ma che andrebbero riscoperti e rivalutati nella società di oggi, aggrappata a modelli di comportamento per molti versi antitetici con i nostri piccoli e talvolta ridicoli bisogni, e che ci dovrebbero far riflettere e porre domande sulla vita e sul modo migliore per viverla.


Dalla lettera di Teseo Tesei all’amico Piccagli prima di una missione:
Caro Pic,
io spero di servire la patria con lealtà ed onore
fino all’ultimo e con lealtà e piacere penso che buona parte
di questo onore spetta a te.
Ricorda che lo spirito non muore con la morte.
Solo la meschinità o il materialismo possono uccidere lo spirito.
 
Su un sito in lingua tedesca è stata rinvenuta questa canzone, di cui si conoscono solo le parole, dedicata a Bocca di Serchio e a questi uomini coraggiosi.
 
Navy raiders song, WWII
 
1.Dove il Serchio sfocia al mar                               3. Senza leggi né timor,
   dove il Serchio sfocia al mar,                                   senza leggi né timor,   
   c’è un bel villaggio;                                                  pochi ma uniti,         
   là ci stan dei marinar                                               son dei porti i violator,        
   là ci stan dei marinar,                                               son dei porti i violator,    
   tutto coraggio.                                                          sono gli Arditi.
 
2.Li comanda Belzebù,                                             4. E’ successo a Gibraltar,
  li comanda Belzebù,                                                  è successo a Gibraltar,                   
  ch’è il capobanda,                                                     che sei trasporti
  e una stella di lassù,                                                  si son visti calumar,
                    e una stella di lassù                                                   si son visti calumar,
  li veglia blanda                                                          tutti contorti.
 
 
                                  5. Dove il Serchio sfocia al mar,
                                      dove il Serchio sfocia al mar,
                                      c’è un bel villaggio;
                                      la ci stan dei marinar,
                                      là ci stan dei marinar
                                      tutto coraggio.

 

  (Leader in Lieder mit Midi Melodies)

 
 

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10/2/2023 - 2:15

AUTORE:
Luisa Franzini

Faccio notare un errore di battitura: Alberto Franzini (non Branzini) di Reggio Emilia

8/2/2023 - 20:09

AUTORE:
F.C.

In uno stato democratico la storia è patrimonio indistruttibile. Concordo sulle riflessioni di Trilussa e per arricchire la conoscenza di questo argomento invito a leggere la storia di Emilio Bianchi. Medaglia d'oro al valor militare, insignito con una onoreficenza dal Presidente della Repubblica Napolitano. Una fregata porta il suo nome. Dimenticavo. Operatore di siluro a lenta corsa della X Mas.

7/2/2023 - 10:20

AUTORE:
Marino

Una decisione difficile ma bisogna partire dal concetto che non sono i soldati a decidere di fare le guerre e anche quale sia il nemico.
Se l'Italia stava con gli alleati credo avrebbero messo lo stesso impegno e la stessa determinazione contro altri obbiettivi.
Come dice Trilussa sono stati sfortunati e la loro collocazione politica impedisce loro un giusto riconoscimento.

6/2/2023 - 22:15

AUTORE:
3mendo

Credo siamo davanti a qualcosa di serio: il valore militare o i valori della vita? Non so se tutto sia giustificabile, non so se un nazista che ha giustiziato dei civili in nome di un ideale possa essere riabilitato e non so se un kamikaze, anche lui in nome di un qualche strano ideale possa essere compreso. Non so neanche se mai riuscirò a comprendere quei fascisti che hanno contribuito a deportare mio padre o mio zio o mio nonno. Qualcuno dirà che le azioni portate avanti dagli incursori, con i loro maiali, erano strettamente azioni militari. Certo che erano azioni militari, a difesa di cosa? Sicuramente non a difesa dei partigiani o di quella che sarebbe stata la Repubblica Italiana; quindi a difesa di un loro ideale, giusto o sbagliato che fosse. Siccome per me quell'idea di società fascionazista non piace, non me la sento di mettermi a difesa degli incursori. Avranno compiuto eroiche azioni militari, ma attenzione perché rischierebbero di essere eroi, e forse per la loro cultura lo sono, anche i kamikaze o altri terroristi che in nome di una religione o di un ideale compiono atti contro altre persone. Poi è vero che il tempo è galantuomo e che alcune sensazioni e sentimenti cambiano ma qualcuno, più in su con l'età di me, si affretta a ricordarmi una parola: "la memoria". Certo, non dimentichiamo, uomini veri gli incursionisti, pronti alla morte per il loro ideale ma, per piacere, non eroi perché qualcuno potrebbe anche dirci "fanatici" e forse neanche questo è giusto!