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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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REDAZIONE - de Il Foglio
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di Umberto Mosso
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di Antonio Mazzeo
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di Andrea Paganelli
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PRESENTAZIONE DI Antonio Giuseppe Campo (per studenti e lavoratori fuori sede)
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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ATTRAVERSO IL TEMPO
Lyda Lodomilla Prini Aulla
di Stefano Benedetti e Sandro Petri

12/2/2023 - 10:10

Attraverso il tempo 
Lyda Lodomilla Trotti Bentivoglio Prini Aulla
di Stefano Benedetti e Sandro Petri


Eccoci al secondo appuntamento sulla storia degli ultimi 300 anni di Pontasserchio.
Il primo capitolo si è subito inserito nel filone di gradimento registrato con gli articoli di Franco Gabbani su Migliarino e Vecchiano, toccando la punta di 1442 letture globali.
Il secondo capitolo, dedicato a Lyda Prini Aulla, lo possiamo definire un quadro d'insieme, una rappresentazione storica e ambientale della vita e della morte di un personaggio, che oggi chiameremmo "piovuto", dell'aristocrazia terriera in fase di declino nei suoi aspetti quotidiani e famigliari, ricco di aspirazioni culturali e di conoscenza.
Una donna "moderna" nell'accezione che ancora oggi non possiamo considerare compiuta totalmente, formatasi e arrichitasi attraverso i contatti e la frequentazione di personalità straordinarie, unica via per una sicura crescita. 
Un personaggio che non poteva mancare nella carrellata storica di Pontasserchio.
Sandro Petri
 
 
 
ATTRAVERSO IL TEMPO (Capitolo secondo)

LYDA LODOMILLA TROTTI BENTIVOGLIO PRINI AULLA

di Stefano Benedetti (tempo di lettura 12 minuti)

 

Si apre lentamente, cigolando di ferro, il grande cancello di Villa Prini e spinte le due ante battenti al lato da due inservienti vestiti per bene, dopo un attimo, esce sommessamente nel silenzio un carro funebre nero trainato da quattro cavalli neri anche loro bardati a lutto.Si sente solamente il colpo secco degli zoccoli sulla strada sterrata e si sente il graffiare della polvere sotto le ruote delle carrozze al seguito.


Così me lo immagino quel giorno.

Era la mattina del 13 giugno del 1876, era un martedì ed era prima di mezzogiorno e la giornata si proponeva calda come l’estate in arrivo mentre l’imponente verdura degli ampi alberi della Villa disegnava ombre scure ben delineate sulle pareti delle case del borgo.

Il corteo voltò subito all’angolo verso sinistra passando sotto l'Immaginetta della Madonna del Rosario sospesa in alto e imboccò la strada verso Pisa.


Immagino il paese anche lui più silenzioso di sempre, vedo lavandaie per strada trovandosi di fronte il corteo, posare i loro secchi pieni di panni ed assolversi in silenzio asciugandosi la fronte con i dorsi delle mani e vedo contadini nelle vigne, dopo oltrepassato lo spigolo del grande muro della Villa che devìa verso le Fognette, togliersi con garbo il cappello di paglia avvizzita di lavoro e deporlo, nascosto con rispetto, dietro la schiena tenendolo stretto con la mano destra.

Lyda, lascia così per sempre, nel rispetto e nel silenzio assoluto, in questa bella giornata primaverile, la sua amata Pontasserchio.


Lodomilla Trotti Bentivoglio, o meglio Ludmilla come battezzata alla tedesca, per la famiglia e per gli amici semplicemente Lyda, era una nobildonna di origini milanesi che nell’aprile 1831 a ventitré anni sposò il Marchese Giuliano Maria Prini Aulla (1805-1867), unico maschio dei sei figli di Pier Gaetano (1776-1842) della famosa casata pisana di origine fiorentina ed unico erede e proprietario dell’ingente patrimonio fatto di palazzi, ville di campagna, case, magazzini, fabbriche e proprietà fondiarie che allora comprendeva anche la nostra Villa ormai scomparsa di Pontasserchio, oggi Parco della Pace.

Lyda non era originaria dei nostri luoghi, anzi veniva da lontano, non solo geograficamente ma anche per educazione familiare ed esperienza di vita.
Infatti nacque a Vienna nel 1808 da Lorenzo Galeazzo Trotti Bentivoglio (1759-1840), nobile milanese ed in quel tempo alto funzionario statale presso gli Asburgo, e da Antonietta Hedwig Schaffgotsche (1771-1837) altra nobile di origini slesiane, anche lei di antica famiglia blasonata dell’Impero dell’Aquila a Due Teste.
Ne esce fuori il risultato di una vivace ragazzina smilza dai lunghi capelli neri che presto verrà indirizzata come era consueto nelle corti e nella nobiltà europea del tempo ad una precisa educazione ed una ben chiara collocazione sociale.


Lyda, vista con gli occhi di adesso, era una ragazza del tutto “moderna”, colta, istruita e curiosa, parlava perfettamente quattro lingue ed aveva viaggiato per le capitali europee già varie volte, come si confaceva normalmente a un nobile rampollo maschio ma che toccò anche a lei, e non fu un’eccezione per quei tempi, nonostante fosse invece figlia femmina di una famiglia così abbiente e imparentata con mezza nobiltà europea.
Cerchiamo a questo punto di immaginarcela in quell’aprile del 1831 quando andò in sposa a Giuliano Maria che, dopo il sì all’altare, la catapultò improvvisamente nella realtà della provinciale Pisa di quel tempo, tutt’altra cosa di certo rispetto alle corti europee da lei frequentate e assimilate nei suoi anni giovanili.


E il primo impatto con la calda e lussureggiante terra di Toscana lo ebbe, in viaggio nuziale, proprio nella Villa nostra, in quel bellissimo parco fatto di gazebi, limonaie, statue e piante già imponenti, in quella campagna così meditativa che non sappiamo dire se le avesse forse ricordato nei paesaggi e nei colori, una sua qualche esperienza affettiva precedente; di sicuro se ne innamorò di quel luogo ameno, di quella bella casa patrizia a tre piani, al punto che scelse poi anche di morirci.


Ci è restato molto di lei, al punto di poterne ricostruire lo scandire della sua vita in maniera quasi certa, per un motivo molto semplice: era una donna che quando aveva tempo e voglia, ovvero sempre, prendeva carta e penna e scriveva, e scriveva di sé in una sorta di diario non segreto che era e sarà il suo possente epistolario che ci è rimasto, rivolto principalmente verso le lontane amate numerose sorelle e fratelli e non solo.


Scriverà missive e ne riceverà e le conserverà, lei, o per lei le sorelle; per più di quaranta anni scriverà, l’ultima lettera manoscritta, la vergherà appena dodici giorni prima di morire di brevissima malattia, proprio in Villa Prini Aulla, al Ponte.

Dal suo epistolario apprendiamo di tutto, della sua non certo profonda passione per quella vita pisana e per quella sua società di quel tempo alla quale forse mai si affezionò in pieno, ma anche dell’amore che la legava al marito che ci descrive spesso un pò burbero e pigro al confronto della più ampia e esperta visione del mondo della nostra Lyda.


Si entra anche nel suo vero intimo, nella nascita e nell’infanzia dei suoi due amati figli, Pietro Gaetano (1832-1908) e Virginia (1839-1914) che entrambi crebbe da “mamma” allattandoli, portandoli con sé quando si spostava, insegnandogli la lettura e la scrittura, ma anche ad andare a cavallo e ad osservare il mondo per quello che era.

Certo, quella era un'angolazione privilegiata per quel tempo, una agiatezza certamente enorme rispetto al modo di vita della gente del periodo.
Di certo, soggiornava spesso in Villa, prediligendola al suo bel palazzo lungarno o alle sue altre proprietà di campagna sparse per la Toscana, perché quella era la “sua” Pontasserchio”; vogliamo lo stesso però immaginarla fuori dal grande muro, magari a cavallo montando all’amazzone con gli stivali neri sull’argine del Serchio o magari a Messa, nella chiesa di S.Michele Arcangelo, nonostante in Villa ci fosse (e c’è tuttora) una bellissima cappella privata.


Vogliamo anche “guardarla” passare sotto la Volta, magari con i figlioletti uno per mano, il giorno della festa paesana, insieme a uno stuolo di servitù al seguito, e immaginiamo la curiosità e forse l’ammirazione delle donne del popolo pontasserchiese, sue coetanee, oberate da ben altro impegno di vita, da un numero maggiore di figli, da un marito contadino o barrocciaio o spesso senza lavoro, senza una lira e senza una certa speranza di uscire da quel mondo di antica povertà senza fine.


Non dobbiamo però pensarla, Lyda, come una donna che in qualche modo avesse accettato il suo destino di casta, il dorato esilio di una milanese-viennese piovuta all’improvviso nella famiglia del marito, perche’ lei comunque restò aperta al mondo, al suo mondo, quello che comunque di lì a poco si sarebbe trasformato.
Spesso, specialmente in primavera ed in estate, la vediamo uscire, ce lo racconta nella sua corrispondenza, dalla elegante residenza pisana affacciata sull’Arno per dirigersi alla così tranquilla e vicina Pontasserchio.
Vicina a tal punto che dalla sommità della Torre Pendente, allora, si vedeva chiaramente l’impatto del bianco quadrato nella macchia verde degli alberi della Villa Prini; in fondo solo sei chilometri separavano Pisa in linea d’aria senza che nella visuale ci fosse alcun ostacolo alla vista ma solo aperta campagna.


E ce la immaginiamo, d’altronde, anche all’opposto della scena, affacciata alla finestra della propria elegante camera da letto a guardare lei stessa, da Pontasserchio, la nostra Torre.
Era sufficiente indirizzare lo sguardo in fondo alla larga strada interna, tra il verde del parco, che conduceva al muraglione dove anche adesso si trova il gran frontone di muro.
Quello, secondo recenti studi (1) era il “segnale "architettonico da seguire con lo sguardo, perfettamente orientato verso Piazza del Duomo per poter godere da così distanza la vista della Torre di Pisa.
Enorme rimane la sua testimonianza nei suoi carteggi di quel mondo non solo familiare ma risorgimentale che nel 1861 avrebbe condotto l’Italia unita, quel mondo dove la gente comune, la povera gente era ancora del tutto assente nelle intenzioni della nuova Patria, se non nel darle una vanga o dei figli da allattare al freddo o peggio ancora un moschetto in mano.


Quella idea aristocratica e borghese che comunque lei seppe vivere in pieno al limite delle sue possibilità fu la sua essenza che si percepisce nel suo carteggio imponente.
Intesserà rapporti amicali ed anche epistolari anche con i personaggi piu’ in vista del tempo, dal Berchet al D’Azeglio, dal Giusti al Manzoni e sarà loro degna ospite, salottiera e padrona di casa e mai sfigurerà al loro cospetto in quanto a eleganza, interessi e cultura; intensi rapporti che ci sveleranno le impressioni e le convinzioni, attraverso il suo punto di vista, non solo della vecchia nobiltà terriera a cui lei a tutto tondo apparteneva o della nuova borghesia in ascesa, ma anche della "intellighenzia" della nazione nascente, delle sue pretese patriottiche, culturali, letterarie ed “europee” di questo nuovo mondo che nei suoi anni cresceva giorno dopo giorno.


Tra i personaggi del tempo con cui ebbe relazioni ce ne interessa in particolare uno, uno da non poco. Si legge nella lettera scritta ad una delle sorelle, Ghitta, vezzeggiativo di Margherita, scritta il 3 giugno 1864 proprio da Pontasserchio:

“Cara Ghitta, ..Sai che uno di questi giorni avremo a passare la giornata da noi in campagna Allessandro Manzoni?.."

Questo perché Lodovico (1805-1856), fratello maggiore di tre anni di Lyda, aveva sposato Sofia, sfortunata donna che morirà anche lei giovane, figlia proprio del grande letterato milanese, ed in quel periodo i due figli appena ragazzi, orfani di questa coppia e nipoti del Manzoni, erano affidati alla nostra Lyda e studiavano e vivevano in un collegio pisano.
Questa lettera è per noi pontasserchiesi la prova tangibile che il più grande poeta e scrittore italiano dell’800 e non solo, Alessandro Manzoni (lei scrive il nome con due elle), è stato presente, è stato ospite della nostra Pontasserchio.
Il grande poeta italiano ma di caratura mondiale, il padre di Renzo e Lucia dei Promessi Sposi, sappiamo con sufficiente certezza che almeno per un giorno sia stato da noi, tra noi.
Il grande letterato che per poter scrivere il suo immortale Romanzo, da giovane passò in Toscana, come lui disse “a sciacquare i panni in Arno” al fine di carpire l’”italianità” della lingua nostra, ora ce lo ritroviamo e lo accogliamo qui ormai vecchio, aveva già 79 anni, a riposarsi in una delle sue lunghe giornate.
Immodestamente, da Pontasserchiesi quali siamo, gli attribuiamo la volontà, questa volta, “di sciacquare i panni in Serchio”, proprio nel nostro fiume al fine di smarcarsi per sempre dai suoi dolori e meditare sull’ultimo tratto della sua lunga esistenza.
L’uomo, il poeta che vide morire ben otto dei dieci figli ed entrambe le mogli, lo vogliamo vedere curioso e magari per un’ora uscire dalla Villa e farsi una bella passeggiata da anonimo quale era di sicuro al Ponte, nella nostra bella curva di borgata, tra le botteghe di commestibili, le osterie, i falegnami e i fabbri ferrai.


Ma ritorniamo a quel giorno, al 13 giugno del 1876, a quel corteo. Lodomilla, la nostra Lyda, era morta la sera di domenica di due giorni prima e ora si accinge a fare il suo ultimo cammino per la via di Pisa, senza ritorno, per essere poi portata in San Niccola presso via Santa Maria, per l’estremo saluto il giorno dopo.
Sarà infine tumulata nella Cappella Prini Aulla, nel Campo Santo Vecchio, al Duomo, all’ombra della “vera” lampada che dette tanta ispirazione al nostro Galileo Galilei.


Finisce la nostra immaginazione di quell’evento triste non prima di aver osservato ancora la nostra Pontasserchio, in quel preciso giorno.Il mondo che cambia arriverà inesorabile ma ancora troppo lentamente e da quel periodo in poi arriveranno sempre più segnali precisi, inizieranno a nascere di lì a poco le prime fabbriche che smarcheranno pian piano dal lavoro duro della terra i figli della povera classe contadina ma le più basse classi sociali che erano poi la stragrande maggioranza della popolazione, tardano ad emanciparsi da quella povera e magra prospettiva di vita che era comunque l’unica civiltà consentita a loro in quel tempo.


In quei prossimi tre decenni a venire forse più di duecento nostri paesani, su una popolazione di meno di mille, emigreranno per sempre in Europa e nelle Americhe e non torneranno mai più alla casa natia.
Il figlio di Lyda, Pietro Gaetano, morirà senza eredi nel 1908 e la casata Prini Aulla sarà quindi ereditata da un ramo laterale, i Mazzarosa e lo splendore della Villa di quel tempo che fu, andrà sempre più pian piano inesorabilmente scemando; iniziava il tramonto della grande aristocrazia terriera che lascerà il posto a nuove ricchezze e a una nuova disposizione della società.


E il popolo, e la nostra gente? Era di sicuro lì quel giorno, quella mattina, in strada, per la via di Strada, come due ali di folla che vogliono per forza vedere, che non sappiamo però quanto fossero consapevoli di quel giorno e di quell’evento che si materializzava da quel cancello con lo stemma della Famiglia Prini Aulla, fuori da quel grande muro.
Qualcuno distratto, avrà salutato con rispetto, qualche bambino non avrà capito bene cosa stesse accadendo e avrà continuato, con i suoi pantaloni sdruciti, a giocare, qualcun altro, magari padre di famiglia numerosa, si sarà magari preoccupato per il posto di lavoro, umile o meno, dei tanti che quella famiglia potente dava a tutto il paese e anche ai paesi limitrofi.


Ma oso immaginare che uno almeno, o meglio, almeno una donna, magari anziana, magari coetanea di Lyda Lodomilla Trotti Bentivoglio Prini Aulla, che negli anni l’aveva conosciuta in qualche maniera, perché inserviente, perché contadina forse o semplicemente perché l’abbia vista passare una sola volta in carrozza con valigie e figlioli e servitù al seguito, abbia versato una lacrima in quel nostro tempo passato ed abbia pensato dentro di sé, oppure, sommessamente, abbia pronunciato queste dolci parole:

“Addio, addio per sempre, principessa di Pontasserchio!”

 

Bibliografia essenziale:

-A.Panaja, P.Winsemann Falghera Bassi - “Dal Lungarno ai Navigli - Il Carteggio di Lyda Prini Aulla Trotti Bentivoglio - Ed. ETS Pisa, 2016(1)

-D. Gasperi, A. Gelli - “Il parco e la villa Prini Aulla Mazzarosa, uno spazio da scoprire” - (A.d.d.A), 2019

 

Legenda fotografica in ordine di foto:

1-Lyda Trotti Bentivoglio, 1840

2-Cancello di Villa Prini Aulla di Pontasserchio - Disegno dell’epoca - Inizio 800

3-Attuale cancello di Villa Prini Mazzarosa di Pontasserchio

4-Villa Prini Aulla - Fotografia, seconda metà 800

5-Parco di Villa Prini Aulla - Fotografia, fine 800.

6-Cappella privata di San Ranieri all’interno della Villa Prini Aulla

7-Ruderi di Villa Prini Aulla dopo la seconda guerra mondiale

8-Frontone di “orientamento” del muro di Villa Prini Aulla, lato rivolto a Pisa

9-Lodovico Trotti Bentivoglio e la consorte, Sofia Manzoni

10-Lettera autografa di Lyda in cui si cita la visita di A. Manzoni a Pontasserchio

11-Lyda Lodomilla Trotti Bentivoglio Prini Aulla accanto al marito Giuliano ca. 1870

12-Scorcio dell’attuale muro di Villa Prini Aulla da Via Vittorio Veneto.

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