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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

Vittoria del Vecchiano Centro al Palio Rionale
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Circolo ARCI-Migliarino
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Comune di Vecchiano- Nuova Allerta Meteo Gialla in arrivo
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. . . . . . . . . . . a tutto il popolo della "Voce". .....
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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di Fabiano Corsini
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Pisa, 24-27 giugno
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
Un’estate al Grand Hotel: (quinta puntata)

23/3/2023 - 8:07

Ricordi
 
Anch’io pensai a quella storia.
Era la primavera del 1950, lei e mio padre si erano conosciuti l’anno prima e avevano deciso di sposarsi. Mio padre lavorava in una ferriera nel comune di Pescaglia ma il lavoro dopo la guerra aveva subito un rallentamento, molti contadini avevano preferito andare a lavorare nelle fabbriche e la richiesta di vanghe e zappe era diminuita. Mia mamma cuciva e ricamava i corredi per le spose, lavoro che non le permetteva di mettere da parte i soldi necessari per il loro progetto. Per questo motivo che accettò di fare la stagione in una pensione a Viareggio. Dopo la guerra molte famiglie facoltose avevano scelto la cittadina di mare come luogo di villeggiatura. Il lavoro iniziava alle 6.30 con la preparazione della colazione, poi con altre due ragazze iniziava a sistemare le camere che si erano liberate. All’ora di pranza servivano in sala e riordinavano la cucina.
Dopo pranzo avevano diritto a una pausa. Così aveva detto il proprietario della pensione al momento dell’assunzione. Ma la pausa si rivelò il momento in cui le tre ragazze dovevano lavare, stirare e rammendare la biancheria. Cenavano intorno alle 18.30 e iniziavano il servizio serale che finiva intorno alle 22.30. Per questo motivo che mia madre e le due compagne rimanevano a dormire nella pensione.
I tre letti singoli e le tre sedie dove appoggiare le loro cose erano sistemati in un garage attiguo. Nell’accordo non era previsto un giorno libero durante la settimana.
Il dodici di agosto vennero chiamate dal proprietario nel salottino che fungeva da ufficio.
“Dovete pulire bene e unire due letti singoli nella stanza dove dormite. Domani arrivano dei villeggianti” l’uomo riabbassò la testa sui fogli che stava leggendo quando Maria, la più giovane disse:
“Ma… noi dove dormiamo?”
L’uomo alzò la testa
“Nella mia auto, è comodissima”
Ci dormirono due notti.
Mia mamma bevve l’ultimo sorso di tisana e guardò le tendine dell’acquaio che si erano fermate.
“Dopo tanti anni non è cambiato molto”.

Salutai mia mamma e andai a casa. Mangiai, applicai il gel per le contusioni e andai a letto.
Era il tredici di agosto, come al solito avevo iniziato a pulire la terrazza, avevo notato che i clienti stranieri amavano alzarsi presto per fare colazione fuori prima di andare al mare. Avevo quasi finito quando una coppia di tedeschi si avvicinò per guardare i cartellini sui tavoli dove era segnata la stanza. Mi fecero cenno con la mano per farmi capire che non trovavano.
“Ein moment“dissi
Mi tolsi i guanti di gomma li appoggiai sul muretto e mi avviai verso la sala per chiedere a Mara. Stavo per entrare quando la Signora mi venne incontro, gli occhi arrossati sembravano voler schizzare fuori dalle orbite. Prima delle sue parole vidi il gesto: la mano destra allungata verso di me, il dito indice indicava il punto da dove ero entrata.
“Fuori, te devi stare fuori, non è posto per te questo”

I clienti che stavano parlottando sottovoce si ammutolirono e seguirono con lo sguardo la mano della Signora.

Sentii i piedi come incollati al pavimento, un senso di freddo e subito caldo che saliva verso il viso, le labbra attraversate da un tremito. Lasciai andare le braccia lungo i fianchi e liberai lentamente i piedi. Mi girai e tornai in veranda senza sentire rumore alle mie spalle.

Deglutii più volte e mi appoggiai al muretto mentre mi infilavo i guanti, cercai di aprire un po’ la bocca per permettere all’aria di entrare, sembrava che non lo volesse fare. Quello che avviene in modo spontaneo sembrava si fosse bloccato, sentivo il cuore che soffriva a stare nel petto, come un’auto a pieni giri sulla linea di partenza senza che nessuno abbassi la bandierina.

Non so quanto rimasi così.

Mi tolsi di nuovo i guanti e li misi nella tasca davanti del grembiule, girai lungo il perimetro dell’Hotel e arrivai in cucina. Il Criceto era solo.
Mi girava le spalle, stava togliendo dal vassoio le tazze sporche della colazione, le passava sotto l’acqua prima di metterle dentro la lavastoviglie.
Lo chiamai per nome.
Il tono della mia voce lo fece trasalire, si girò di scatto e le gocce d’acqua dalle sue mani caddero sul pavimento
“Cos’è successo?”
“È successo… è successo che sua moglie è una grande maleducata”
Passarono alcuni secondi
“Ma lei è entrata in sala con i guanti”
Sentii di nuovo la sensazione di prima, freddo e caldo. Tamburi impazziti risuonavano nella mia testa. Aspettai qualche secondo prima di parlare, dovevo cercare la voce.

“Oltre a essere maleducata, sua moglie è anche bugiarda. Li ho tolti prima di entrare in sala”
Con un canovaccio il Criceto si asciugò le mani. Mara entrò in cucina con un vassoio pieno di tazze, le appoggiò sul piano d’acciaio.
“Lo può chiedere a Mara se avevo i guanti”
Mara guardò il Criceto e disse piano
“Non li aveva” poi imboccò lo stretto corridoio per tornare in sala.
Mia moglie non sta bene” disse il Criceto guardando il canovaccio che teneva tra le mani e aggiunse “è stanca…”

“Da domani lo sarà di più”
Sciolsi il nodo che teneva fermo il grembiule sulla vita, lo sfilai dalla testa, lo piegai e lo appoggiai sul piano in acciaio.
“Le pulizie le dovrà fare lei al mio posto” mi avvicinai, guardai il Criceto negli occhi. Stringeva il canovaccio tra le mani” aggiunsi “Io vado al mare”
Rimanemmo fermi, uno davanti all’altra come duellanti che studiano come dare la scoccata finale.
“Ma…ma tra due giorni è ferragosto… non ci può lasciare così” dalla sua bocca uscì una voce stridula.
Mara ritornò in cucina con un vassoio stracolmo di tazze, lo appoggiò sul piano d’acciaio e ritornò da dove era arrivata.
“Dovevate pensarci prima” mi girai per uscire dalla stanza
“… Aspetti… parliamo”
Rimasi girata in direzione della porta pronta a uscire
“È ferragosto, l’Hotel è pieno” ripete’ l’uomo
Non pensai all’Hotel pieno ma ai lavori che avevo programmato di fare con il guadagno della stagione. Mi girai lentamente, il Criceto aveva appoggiato il canovaccio vicino al vassoio con le tazze, le sue braccia si erano distese lungo i fianchi portando giù le spalle. Entrando dalla finestra sopra l’acquaio il sole aveva illuminato le piccole sfere di sudore che ricoprivano la sua fronte, alcune si unirono per scivolare sulla parte sinistra del viso. Mi avvicinai, lo guardai negli occhi e dissi:
“Io rimango” mi avvicini ancora “ma che non succeda mai più!”
 Ripresi il grembiule, lo passai della testa, lo riannodai sulla vita facendo un fiocco e tornai al mio lavoro. (continua…)
 
Franca Giannecchini

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