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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . . . . . . . . . a tutto il popolo della "Voce". .....
. . . mia nonna aveva le ruote era un carretto. La .....
. . . la merda dello stallatico più la giri più puzza. .....
. . . ci siamo eruditi, siamo passati da Rametti a .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Pisa, 24-27 giugno
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
Viaggio in Madagascar

28/3/2023 - 6:48


Nel mese di ottobre 2022 ho visitato il Madagascar per la prima volta. Con alcuni membri dell’Associazione Mitia Onlus, di cui sono attualmente consigliera, ci siamo recati nel sud-ovest dell’isola per fare un sopralluogo in alcuni villaggi dove, da anni, abbiamo avviato dei progetti che riguardano principalmente il mondo dell’istruzione, ovvero il completamento di alcune strutture scolastiche già esistenti (lavorando anche in sinergia con altre associazioni) e la costruzione di nuovi edifici quali mense, cucine e pozzi.
In piena pandemia da Covid-19 i lavori non si sono fermati e, in occasione del viaggio, abbiamo inaugurato l’ampliamento di due scuole in altrettanti villaggi, uno situato sulla costa e l’altro nell’entroterra, ed è stato molto bello e premiante vedere come quel seme lanciato tre anni prima aveva mostrato le sue radici e si apprestava a presentarci i suoi germogli più preziosi: i tanti bambini e le tante bambine che finalmente possono frequentare la scuola e che popolano questa terra.
 
L’impatto con la capitale Tana (nome abbreviato e meno scioglilingua di Antananarivo) è stato lo stesso che ho provato visitando una qualsiasi grande città dell’India, ovvero una iniziale sensazione di smarrimento dovuta a fattori tipici delle metropoli: caos, inquinamento, povertà estrema.
Ogni volta che mi accingo ad affrontare un viaggio in Paesi in cui la miseria è spudoratamente esposta, provo un senso di imbarazzo perché, sebbene io conduca una vita semplice priva di sfarzi, quando arrivo in quei posti mi sento ricca, posso permettermi qualsiasi cosa perché lì la vita costa poco, per noi occidentali.
 
Rispetto agli altri membri dell’Associazione, io e altre quattro amiche volontarie siamo arrivate in Madagascar una settimana prima, volevamo visitare alcune missioni che si trovano tra Morondava e Toliara, e questo ci ha permesso di attraversare in auto 4x4 dei luoghi meravigliosi che altrimenti non avremmo visto. Ho potuto camminare tra file di maestosi baobab, mi sono sentita piccola e protetta da queste piante uniche, ho provato un grande senso di rispetto nei loro confronti; il baobab è considerato albero della vita e, poiché è molto longevo, è anche oggetto di culto. Durante il tragitto abbiamo visto diverse specie di baobab, e più scendevamo verso sud, più era facile notare l’inizio della fioritura.
 
Quello che più mi ha colpito di questa prima settimana, è stato il susseguirsi di paesaggi completamente diversi tra loro, un cambiamento repentino e inaspettato, era come far scivolare una tenda e trovarsi all’improvviso in un nuovo scenario, ecco, proprio così, ho immaginato un palcoscenico in cui la sceneggiatura mutava ogni qualvolta aprivo bocca e occhi per lo stupore.
Dal mare limpido della costa che si affaccia sul canale del Mozambico, dove, approfittando della bassa marea, abbiamo attraversato la laguna per fare una passeggiata lungo la spiaggia bianca, ci siamo dirette verso l’interno servendoci di piste di sabbia e di sterrato entrando così nella foresta, chilometri e chilometri tra alberi dal fusto elevato e poi piante spinose simili ad alcuni cactus, che a differenza di questi producono delle piccole foglie, protette da spine e aculei, che crescono direttamente sui rami della pianta.
 
Il sipario ha continuato ad aprirsi sulle saline e sulle poche persone a piedi che camminano per lunghi chilometri a piedi nudi sulla terra asciutta, rossa e polverosa, molto spesso si tratta di donne con bambini al seguito. Dalle saline siamo passate alle palme, dalle piantagioni di manghi ai piccoli orti, c’era poca acqua ma in alcuni punti abbiamo dovuto guadare lo stesso, insomma, un avvicendarsi di paesaggi incredibili, una natura strabiliante, un continuo meravigliarsi, con il viso appiccicato al finestrino per accompagnare lo scorrere delle ore sedute su un fuoristrada. Già, perché bisogna prepararsi a ore di viaggio infinite, basti pensare che per coprire circa 300 km occorrono più o meno nove ore!
Non esistono molte strade asfaltate, lungo il percorso abbiamo trovato dei cantieri in costruzione, si prevede che in futuro sarà più semplice attraversare alcune zone dell’isola, resta il fatto però che la Route Nationale 7, la strada che collega Toliara alla capitale Tana e che copre una distanza di poco più di 900 km, è in pessime condizioni, a tratti l’asfalto è inesistente, al suo posto delle buche enormi che alcuni bambini muniti di pala o di attrezzi di fortuna, cercano di riempire per agevolare il passaggio.
 
Il Madagascar può essere definito come un vasto angolo di paradiso che si spartisce il territorio con i demoni dell’inferno: alcuni sono i cicloni durante la stagione che va da dicembre ad aprile, arrivano con forza brutale portando con sé piogge e venti, distruggono tutto ciò che trovano sulla loro traiettoria, provocando molte vittime; altri sono invece il cambiamento climatico e la siccità, che colpisce soprattutto il sud dell’isola e comprende il territorio dove Mitia Onlus porta avanti i suoi progetti legati all’istruzione e alla distribuzione di alimenti. L’acqua scaricata durante l’estate malgascia non è sufficiente a garantire le condizioni minime di igiene e di soddisfare le esigenze alimentari della popolazione in continuo aumento.
 
Quest’isola sembra il ventre della madre sempre gravida che, incurante delle difficoltà e delle ingiustizie, continua a partorire figli e figlie che dovranno imparare a sopravvivere alla povertà incalzante che non lascia scampo.
L’unica via di fuga è la scolarizzazione, ma non tutti possono concederselo, per cui un numero indefinito di piccole creature, fin dai 3-4 anni di età, sono costrette a lavorare insieme ai loro genitori, soprattutto quando non hanno la fortuna di abitare in prossimità di una scuola (che si traduce spesso in una distanza minima di cinque chilometri) e quando la famiglia non può permettersi di pagare la retta scolastica mensile che equivale a un nostro euro.
 
Noi di Mitia Onlus puntiamo molto sul sostegno a distanza, e grazie a questo ultimo viaggio e alle nostre testimonianze, sono aumentate le richieste da parte di madrine e padrini che vogliono farsi carico dell’istruzione di uno o più bambini. È una soddisfazione enorme poter dare al prossimo la possibilità di conoscere, di liberarsi da certe catene e da quel circolo vizioso che non dà scampo al futuro, soprattutto per quanto riguarda le bambine che già a 13 anni si ritrovano ad affrontare una gravidanza. Si è notato che coloro che studiano e riescono ad accedere alle scuole superiori e talvolta all’università, hanno una maggiore consapevolezza di loro stesse e dell’importanza dell’istruzione per sperare in un futuro migliore.
 
A ottobre prossimo ripartirò e al mio ritorno vi parlerò più a lungo delle bambine e dei bambini di questa meravigliosa isola!
 
Daniela Falconetti

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