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Proseguendo la serie di articoli sulle vicende ( e leggende) del territorio, Agostino Agostini ci regala il resoconto immaginifico del serpente-alato, che abitava il castello dei Pagano da Vecchiano. Fu ucciso - secondo la leggenda - da Nino Orlandi nel 1109 nella selva palatina di Migliarino (oggi tenuta Salviati). Imbalsamato fu posto nel Duomo di Pisa ma ando' perduto nell'incendio del 1595. Una ulteriore riprova della grande ricchezza storica del nostro territorio.
Ammetto l'errore, ho solo visto il simbolo di presentazione, .....
. . . . Buonafede Alfonso, candidato sindaco di Firenze, .....
Cosa ci dicono le votazioni in Sardegna?

Calenda .....
Più che sembrare cavilloso mi sembri "mistificante" .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Eccolo
Come una furia scatenata
è arrivato il vento
a riportare tormento
alle marine
Prima con le piogge
che hanno colpito
la montagna
con smottanento
frane .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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L'arte di saper aspettare
di Simona Tedesco e Sandro Petri

16/4/2023 - 9:59


Va riconosciuto che Simona Tedesco non smette di sorprendere. Questo inedito connubio tra le immagini del mondo animale e la filosofia interpretativa dei comportamenti delle varie specie dà incredibili spunti di riflessione, anche per il confronto dello sviluppo tra esseri umani ed esseri animali. 
E certamente quelli che erano i comportamenti dell'umanità agli albori non era molto diversa da quanto vediamo oggi in natura.
Però Simona non pone l'attenzione sull'aspetto generale delle azioni, bensì su quello particolare dell'attesa, nozione ormai totalmente dimenticata, potremmo dire espulsa dal dna, che invece la natura prevede accuratamente nel suo programma per la salvaguardia delle specie.
La giusta maturazione ormai è un concetto ignorato e superato in una esistenza che privilegia il tutto e subito, tipico slogan pubblicitario dei nostri giorni.
Ecco, direi che dovremmo prenderci il giusto tempo per assorbire quanto oggi Simona ci sottopone.


Sandro Petri
 
L'ARTE DI SAPER ASPETTARE
di Simona Tedesco 
 
C’è un tempo che intercorre tra l’idea di fare qualcosa e l’azione vera e propria.

Un tempo in cui si resta come sospesi, in una immobilità che è solo apparente perché è quella fase in cui cresce il desiderio dell’evento che verrà.

E' il tempo dell’attesa, un valore antico che non è più di moda in quell’oggi in cui riusciamo ad avere tutto in pochi istanti.

L’informazione, qualsiasi essa sia, è nelle nostre tasche e se durante una conversazione la memoria ci tradisce, basta digitare velocemente sul proprio telefono per trovare la risposta: il nome dimenticato, la formula matematica, quell’indirizzo e tutte le notizie, anche le più insignificanti, su città, eventi storici, aziende, persone.

Possiamo avere in poco tempo la soluzione e la conversazione prende sempre una piega di certezza in cui non si appare mai impreparati e il dubbio si annulla.

Eppure, fino a non molto tempo fa eravamo allenati ad attendere.

Magari contavamo nervosamente i giorni, ma sapevamo che sarebbe arrivata quella lettera che il postino gentilmente portava fino nelle nostre case. Poi tutto si è fatto più rapido: il fax ha accorciato i tempi di risposta attesi, per non parlare delle mail.
Si è passati dal saper aspettare per giorni, fino a farlo per poche ore e adesso contiamo nervosamente i secondi che ci separano da quella doppia spunta blu di whatsapp, segnale inequivocabile che il contatto è avvenuto.

Ben venga la modernità se ci facilita la vita, nessuno si sognerebbe di barattare le conquiste moderne con le fatiche che abbiamo affrontato non più di quindici anni fa, quando, per fare un altro esempio, bisognava andare in biblioteca per poter fare una ricerca scolastica.
I più fortunati potevano contare sul vantaggio di possedere una buona enciclopedia, ma oggi è sufficiente una connessione stabile insieme all’abilità della ricerca fra un numero praticamente infinito di testi disponibili in rete a cui tutti possono accedere in poco tempo.

Viviamo in un’epoca velocissima dove tutto è quasi istantaneo, eppure un qualche prezzo lo abbiamo dovuto pagare.
Volendo tralasciare gli stati d’animo personali, lo stress legato alla frenesia, la contrazione dell'attitudine a relazionarsi, potremmo riflettere sulla nostra oggettiva capacità di sapere aspettare, di provare perfino piacere nel restare sospesi fra il pensiero e l’azione.

 

Ho riflettuto su questi aspetti durante alcune escursioni in natura in cui ho potuto osservare il comportamento degli animali nel periodo che precede la riproduzione.

Per alcune specie questo momento è altrettanto importante di quello ben più facile da comprendere dell’accoppiamento, quando maschio e femmina concretizzano l’azione in modo quasi sempre esplosivo, inequivocabile, talvolta perfino violento.
Conosciamo bene alcune fotografie che ritraggono i leoni nella savana o le lotte tra esemplari di foca grigia, in cui grossi maschi di oltre 300 chilogrammi di peso, assalgono letteralmente le femmine.

Ebbene, prima che questo accada, che l’atto si compia, c’è un’intera fase di costruzione di quel momento che è altrettanto cruciale e che passa spesso inosservata.

L’ho vista accadere nelle colonie di pulcinella di mare quando i maschi, tornati sulla terraferma, entrano in gara per il territorio ingaggiando baruffe con i consimili sfidandosi a colpi veloci di becco, ma è negli anfibi che questo fenomeno mi è parso particolarmente evidente.


Nei primi giorni di aprile mi trovavo in giro in un bosco igrofilo, una zona umida dove ai piedi di frassini, ontani e pioppi, piccole pozze di acqua dolce coprono i terreni più bassi.

Una zona umida è sempre interessante perché ogni forma di vita transita per quei luoghi.
Dagli insetti ai mammiferi, ciascuno intreccia a vario titolo la propria esistenza con l’acqua e sapendolo, osservavo attentamente la situazione.

Fu allora che ebbi l’occasione di imbattermi in quello che sarebbe da lì a poco diventato un sito di riproduzione delle rane verdi: un bellissimo stagno immobile, ricco di piante acquatiche le cui parti aeree emergevano sopra la superficie dell’acqua.
I maschi di rana verde (Pelophylax sp.) avevano già preso possesso dell’area.

Sono i primi ad arrivare; passano l’inverno in cavità del terreno, nel fango o sotto il letto di foglie e quando le temperature si alzano, quando è il momento giusto, tornano verso l’acqua per portare a termine la loro missione di vita: la riproduzione.

Le femmine ancora non ci sono, li raggiungono dopo qualche giorno ed è proprio in questa finestra temporale che precede l’incontro, che si manifesta l’attesa in tutta la sua meraviglia.

In questa fase non c’è una vera azione da riprendere. Lotte e baruffe non esistono in questo contesto.I maschi affiorano dallo stagno.

I grandi occhi tondeggianti sporgono sopra la linea di galleggiamento mentre il resto del corpo è sostenuto dalle foglie delle piante acquatiche. Non succede niente di eclatante, ma il solo fatto di essere in quel posto, di presidiarlo, è per loro fondamentale.
Stanno a poche decine di centimetri uno dall’altro e si osservano.

Ogni tanto un esemplare inizia un canto gonfiando le bianche sacche vocali poste ai lati della testa.

Poco dopo altri lo seguono avviando uno straordinario concerto che si espande nell’aria. L’acustica di uno stagno è strepitosa.

Probabilmente l’acqua fa da cassa di risonanza e poter assistere in una posizione privilegiata, seduti sulla sponda o in leggera immersione, rende tutto davvero emozionante.
 
Ma quello che a prima vista può sembrare un’esecuzione quasi musicale, in realtà è tutt’altro: è una competizione tra maschi.

Una prova di forza giocata non sulla fisicità ma sull’abilità.

Quel gracidare in realtà è un canto d’amore, un richiamo!

La stessa cosa avviene per il rospo comune (Bufo bufo). Anche i maschi di questa specie raggiungono i torrenti in primavera ed anche loro sanno aspettare e cantano.

Il suono è diverso, ma lo scopo è lo stesso: attendere le femmine, chiamandole.Questa situazione va avanti per giorni.

Con il passare del tempo il desiderio aumenta e iniziano a manifestarsi brevi episodi di agitazione e insofferenza.

Le rane cominciano a muoversi a piccoli salti. Iniziano a perdere la lucidità e vanno a verificare se il vicino di foglia possa essere la bramata femmina.

Anche il loro gracchiare è sempre più frequente.

I rospi si spostano lungo il torrente e arrivano ad abbordare qualsiasi cosa che si muova, del tutto accecati nel picco ormonale.

È facile immaginare che le prime femmine che si presenteranno verranno prese d’assalto, ma non mi soffermerò su quell'aspetto, perché la lezione che Natura ha saputo insegnare in questa circostanza sta proprio nel concentrare la riflessione sul valore dell’attesa.

Essere in grado di gestire il tempo, di saper aspettare, è una virtù che forse abbiamo dimenticato o a cui abbiamo rinunciato.

Saper attendere è un talento che possiamo sviluppare allenandoci con tenacia e pazienza.

Un primo passo potrebbe essere quello di provare a riconoscere le situazioni in cui si manifesta “il tempo sospeso”, e quindi di voler restare nella finestra temporale, fino ad apprezzare il sapore agrodolce dell’attesa: quel breve periodo in cui il desiderio riesce a tenere a bada l’impazienza. 

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20/4/2023 - 12:07

AUTORE:
Simona Tedesco

Cara Vera,
concordo sulla necessità di rivedere i modi e soprattutto i tempi.
Probabilmente ci perdiamo molto se non ci fermiamo ogni tanto a riflettere e possiamo farlo anche singolarmente...se aspettiamo che scienzati e filosofi si accordino non ne verremo mai fuori.
Grazie per il tuo commento e per i complimenti che sono sempre graditi. Le fotografie, dall'atmosfera sognante, spero che aiutino a percepire la magia del momento.
Simona

16/4/2023 - 10:42

AUTORE:
Vera

Spero di trovare le parole giuste per complimentarmi, le immagini sono poetiche e la descrizione magnifica perché segue accurate osservazioni e profonde riflessioni sul comportamento animale, uguale come da rituale da sempre, e quello umano che progredisce velocissimamente senza gli adeguati "aggiustamenti", chiamiamoli così, anzi si procede a scaltrezze, furbizie e astuzie per precedere gli eventi naturali...e così, scusa il termine, ne restiamo inchiappettati!
Se filosofi letterati e così via non troveranno un accordo con gli scienziati per procedere di pari passo e guardare lontano, gli "inciampi" saranno sempre maggiori e la distruzione sempre più vicina!!