none_o


In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
REDAZIONE - de Il Foglio
none_a
di Umberto Mosso
none_a
di Antonio Mazzeo
none_a
di Andrea Paganelli
none_a
PRESENTAZIONE DI Antonio Giuseppe Campo (per studenti e lavoratori fuori sede)
none_a
Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
none_o
FERDINANDO GENTILI
di Stefano Benedetti e Sandro Petri

7/5/2023 - 10:06


E' terminata da pochi giorni Agrifiera 2023, una manifestazione che lentamente, ma costantemente, sta crescendo e migliorando, cercando di arrivare ad una sempre maggiore espressione innovativa, come la Robotica in Agricoltura delle Fondazioni Tech Care e Arpa, e di estensione, con la presentazione del progetto CAP TERRES della Regione Toscana, che include la Francia, e con la presenza della Regione di Sucre della Colombia.


Ed è quindi molto interessante, in questa biografia di Stefano Benedetti riguardante Ferdinando Gentili, il cammino storico inverso, quando alcune aziende di Pontasserchio andarono nella lontanissima Philadelfia, in una America in pieno fiorire e ribollire di sviluppo scientifico, a presentare, riteniamo con grande successo, i prodotti del nostro territorio, pasta e salumi in primis.


E' avvincente la storia di Ferdinando Gentili, un nome ancora importante nei nostri luoghi. 
Una storia completa sotto tutti gli aspetti che sono certo riceverà un'accoglienza strepitosa dai lettori della Voce.


Sandro Petri 
 
 
 
ATTRAVERSO IL TEMPO (Capitolo settimo)

FERDINANDO GENTILI

di Stefano Benedetti

(Tempo di lettura 10 minuti)

 

Con questa biografia partiamo veramente da lontano, iniziamo la nostra narrazione dalla parte di là dell’Oceano Atlantico.

Philadelphia, Pennsylvania, lontana estate del 1876.

Entriamo con le nostre sensazioni di viaggiatori nel tempo all’interno dell’area adibita all’Expo Philadelphia 1876 (per esteso, “Esposizione centennale delle arti, della manifattura e dei prodotti del suolo e delle miniere”), un grande immenso giardino di oltre 110 ettari con ben cinque enormi padiglioni costruiti per l’occasione e attrezzati a quella che sarà la prima vera grande Esposizione Universale, con caratteristiche che saranno poi quelle peculiari delle successive edizioni e inaugurata direttamente dal Presidente degli Stati Uniti d’America, il vecchio Generale della Guerra di Secessione Ulysses Simpson Grant.


La giovane e già potente America mostra la sua forza economica, organizzativa e commerciale proprio a Philadelphia, città della fondazione degli USA a 100 anni di distanza da quel 4 Luglio del 1776, giorno della Dichiarazione di Indipendenza della Grande Nazione.

Ci accingiamo ad entrare nel Padiglione della Tecnica ma prima di entrare dobbiamo evitare l’arrivo di una carrozza frettolosa dalla quale scende un pò di gente.
Uno di loro è un quasi trentenne nato a Milan nell’Ohio, un giovane inventore rampante, si chiama Thomas Alva Edison, un bel ragazzo con i capelli piuttosto lunghi e vestito di tutto punto, destinato ad entrare nel Gotha dei Grandi Uomini di tutti i tempi, ma quel giorno lì ha da presentare la sua ultima invenzione, il Telegrafo automatico senza fili, proprio nel Padiglione della Tecnica e di certo noi visitatori non ci perderemo questa occasione unica di essere presenti.

 

Da questa prima anticipazione ci è chiaro che siamo nel bel mezzo di un tempo epocale, cioè l’ultimo quarto dell’800 che imposterà gran parte delle soluzioni tecniche e non solo, che nel secolo successivo dilagheranno fino ai giorni nostri.

A questa kermesse esporrà la sua ultima soluzione anche Alexander Graham Bell con il suo “Telefono” ma sarà presente anche Eliphalet Remington che presenterà la “Macchina per Scrivere”, questo per citare altri personaggi e altre invenzioni a dir poco epocali.

Una Fiera da non perdere, da non lasciarsela sfuggire per tanti motivi, sarà la prima ad esempio ad avere un padiglione interamente dedicato alla Donna nella Società Moderna e ci saranno anche decine di infrastrutture dedicate ognuna ad ogni Stato degli Usa, nonché dentro i padiglioni dell’Agricoltura o magari dell’Arte, saranno presenti prodotti, manufatti e mode all’avanguardia dei tempi provenienti da tutto il mondo, dalla Cina all’Africa, del Brasile alla vecchia cara Europa.


Ma noi, perchè siamo venuti fino qui, qual è il motivo vero per cui siamo a Philadelphia, qui a più di due settimane di navigazione con un bastimento a vapore, sperando di trovare mare calmo, in questa terra a noi sconosciuta, in questo immenso parco espositivo?

La risposta è semplice: perchè Pontasserchio ha uno stand!

Due aziende pontasserchiesi infatti sono presenti nel settore dedicato all’Italia (che non intervenne in maniera ufficiale, in quanto il Governo Minghetti del tempo, evidentemente ne sottovalutò l’opportunità e l’importanza) grazie a una serie di “imprenditori” pionieri e lungimiranti e da qui inizia la nostra biografia.
Le nostre aziende paesane presenti erano: il “Pastificio Ferdinando Gentili” e il “Salumificio Annibale Domenici”.

Ecco apparire finalmente Ferdinando Gentili, il protagonista assoluto della nostra biografia insieme al Domenici, i due cognomi resteranno comunque legati, vedremo e ipotizzeremo il perche’.

Ferdinando Gentili nasce il 21 settembre del 1820 a Seravezza da Gaspero di professione macellaio e da Anna Pieroni.

Con tutta onestà non siamo in grado di dirvi con certezza il motivo per cui la famiglia di Gaspero venga a vivere a Pontasserchio, però possiamo ipotizzare che Gaspero, esperto macellaio abbia relazioni strette proprio con la famiglia dei Domenici, famiglia tradizionalmente abbiente e pontasserchiese da generazioni, residente in Via S.Antonio, 40, (attuale piazza di sotto a Vecchializia) in un palazzo di 14 stanze e una serva a tempo pieno, il capoccia è avvocato e ha un fratello, commerciante macellaio come la tradizione familiare vuole.


Questo fratello, Massimiliano, (il suo figlio Annibale nascerà anni dopo quando lui era già anziano) può aver “richiamato” da Seravezza un “gestore” esperto, già loro conoscente e fidato, il Gaspero appunto, per mandare avanti l’Azienda che ha bisogno di una conduzione forte, il quale porterà moglie e figli al seguito che sono il nostro Ferdinando e il fratello Angelo, di pochi anni più grandicello.

La Famiglia Gentili è comunque già una famiglia abbiente, dedita al commercio di carni e può permettersi di acquistare negli anni ‘40 dell’800 il palazzotto in via S.Jacopo, 28 (via S.Jacopo a quel tempo partiva dalla Chiesa di Pontasserchio e arrivava fino al fosso di Martraverso quasi a Pisa) per intenderci il palazzo che poi fu lo storico Asilo delle Suore di Pontasserchio.
E’ qui che si forma il nostro Ferdinando ed è qui che impianta per l’epoca, immaginiamo con l’esperienza acquisita dal valente padre, un innovativo pastificio, un vero e proprio luogo di produzione, una “fabbrica” di pasta.

Nel frattempo, Ferdinando, si è sposato con una pisana, Teresa di Gaddo anche lei nata nel 1820 e li intercettiamo nel Primo Censimento dell'Unità d’Italia del 1861 con già un nutrito numero di figli: Caterina (n.1845), Ranieri (n.1847), Carolina (n.1848), Fabio (n.1852), Ida (n.1854) Amalia (n.1856), Ulisse (n.1857), Vittorio (n.1859), Vittoria (n.1861), beh, non c'è che dire, una bella squadra e anche, visto l’azienda, una bella “forza lavoro”.

Elementi essenziali alla nostra narrazione saranno il Ranieri, il primo maschio, che sarà il prosecutore dell’Azienda e Amalia, che invece andrà in sposa a Annibale Domenici (1856-1910) (colui che espone a Philadelphia insieme quindi al suocero Ferdinando) e che darà maggiore sostanza alla nostra precedente affermazione sulla venuta dei Gentili al Ponte.

Si rileva anche nel censimento in questione, per avvalorare il reale valore di questa impresa, che sono presenti anche altre 4 persone nell’elenco della famiglia, quattro lavoranti di cui uno specializzato fornaio, due “garzoni” e un “vetturino”, una vera e propria azienda, quindi già ben strutturata nel 1861 con una filiera già consolidata di produzione, commercializzazione, consegna del prodotto finito.

 

Ci interessa a questo punto anche comprendere per bene come nasce un’impresa in quel contesto storico ed in particolare nel tessuto sociale del nostro paese.
Innanzitutto l’Italia, per vari motivi arriva almeno dopo due generazioni rispetto ai grandi paesi industrializzati quali, Inghilterra, Usa, Francia, Germania e Olanda per una serie di motivi storici, la frammentazione in tanti Stati governati da dinastie straniere (che fino al 1870 non la vedranno definitivamente unita), la mancanza di grandi vie di comunicazione, l’arretratezza del meridione e non ultima la disponibilità scarsamente diffusa del capitale, troppo concentrato nella aristocrazia agraria e quindi non troppo pronto ad essere investito in innovazione.
Il nostro Ferdinando in particolare, però conserva in sé il Dna di quello che sarà l’identikit della impresa o piccola impresa italiana.

Ha del capitale da rischiare in quanto benestante di famiglia, non ha istruzione scolastica (questo dato è rilevato statisticamente da studi specifici, ovvero “aver studiato” demotivava l’eventuale imprenditore verso un rischio a quel punto troppo valutato e non derivato dal solo “istinto”); non a caso il giovane Ferdinando si butta con forza in un settore allora innovativo, acquistando una casa-fabbrica con tanto spazio annesso per la lavorazione, comprando una macchina a vapore, quindi velocizzando la produttività e ingaggiando manodopera allora a bassissimo costo (in famiglia o esterna alla famiglia) fino ad allora ampiamente disponibile.


L'Unità d'Italia fa il resto, dà tranquillità alla Nazione, incrementa strade e ferrovie e commerci e poi, lo sappiamo, l’Italia è il paese della pastasciutta e quindi il successo sarà di certo garantito.

Bisogna rilevare alcuni particolari ancora, il fatto che gli affari negli anni ‘60 e ‘70 vadano molto bene, Ferdinando riuscirà nel 1867 a “far riformare” dal servizio militare il figlio maggiore Ranieri già impiegato in azienda (per strabismo e torace stretto, sic!) e si impegnerà persino in politica (tutto fa), sarà infatti eletto nel Consiglio Comunale dei Bagni di San Giuliano nel 1869.

Immaginiamo avrà investito anche in attrezzature più moderne, avrà ampliato la sua rete capillare di distribuzione locale e i suoi affari con piazze e mercati sempre più distanti.

Per questo dato troviamo il nostro Pastificio esplicitamente menzionato in un testo relativo alla Storia della Pasta a Gragnano e Torre Annunziata (il che è tutto un dire), come un esempio di stabilimento moderno che in un anno riuscirà a produrre ben 200 tonnellate di pasta, un bel merito direi.

Ci siamo anche chiesti come mai Ferdinando arrivi a partecipare a una Fiera così distante e così importante come quella di Philadelphia (in seguito farà anche l’Expo di Parigi del 1878), forse avrà avuto un collegamento con la Camera di Commercio di Pisa (di sicuro con un altro grande pastificio di Ponsacco della Famiglia Frosini), ma vogliamo dare una spiegazione più di “cuore” per questo.


Ferdinando aveva il fiuto e nelle fiere ci credeva eccome, sapeva che erano e sono veicolo di nuove idee, nuove tecniche e nuove vie di ricchezza e commercio e poi lui, nato magari a Querceta dove si teneva una delle più importanti fiere della Versilia, la fiera ce l’aveva nel sangue e poi se non bastasse, venuto a vivere al Ponte, a quel tempo di Fiere ce n’erano ben due ogni anno, il tradizionale 28 Aprile e la Fiera ormai estinta di San Rocco del 16 agosto a Vecchializia (questa fiera sopravvisse fino a qualche anno prima della seconda guerra mondiale).

Ferdinando dimostra nei fatti di essere un imprenditore moderno, perspicace ed evoluto: di fatto campava di lavoro, pasta e fiere!

Dagli anni ‘80 in poi, col nostro Ferdinando già sessantenne, le cose cominciano a prendere però una piega diversa; lo rileviamo da relazioni e ricorsi fatti in ambito di “Ricchezza Mobile”, (di tasse, per dirla in breve) dove l’azienda di Ferdinando si appellerà per pagarne di meno, a cali di fatturato dovuti alla costante crescita della concorrenza ed in un anno fiscale (il 1875) addurrà persino la colpa a una specie di “rivolta” dei dipendenti che chiedevano maggiore salario e quindi per lui maggior aumento dei costi di produzione.


I tempi stavano di nuovo cambiando e comunque, bene o male l’azienda Pastificio Gentili Ferdinando, continua imperterrita la sua pregiata attività in Borgata sempre più coadiuvata dal figlio Ranieri e dalla di lui moglie, Signora Venturini che presto sarà inserita nella società..Immaginiamo a questo punto, che progressivamente, Ferdinando lascerà spazio ai giovani pur senza mai restare lontano dalla macchina a vapore e dalle impastatrici; purtroppo lascerà la vita terrena per sempre il 13 gennaio del 1892 a 72 anni e sarà sepolto nel Cimitero di Pontasserchio dove e’ tuttora visibile la tomba con il bel mezzobusto in marmo bianco del nostro paesano.

 

Per completare la nostra narrazione dobbiamo rilevare a questo punto che muore Ferdinando ma non muore affatto l’Azienda.

Di lì a breve, nei primi del ‘900, Ranieri venderà il Palazzotto all’Arcivescovado di Pisa che ci impianterà le Suore e trasferirà l’abitazione e l’azienda, che nel frattempo aveva cambiato ragione sociale, a Rigoli, proprio nel bel palazzone sul Ponte alle Carte.
Il motivo di questo spostamento è presto detto, l’aumento della produzione e della forza motrice ancora a vapore, abbisogna di più acqua e la Borgata non aveva una risorsa idrica sufficiente, cosa che invece il Fosso Macinante, proprio sotto casa a Rigoli, ne aveva eccome.
Il 1892, anno della morte di Ferdinando, è anche l’anno di nascita di Ferdinando (jr.), terzo figlio di Ranieri (1847-1925) che sarà colui che porterà ancora avanti il nome della Ditta Gentili.

La Ditta Gentili, passerà anche da un fallimento (nel 1894, a nostro giudizio, pilotato) ove l’Azienda avrà comunque modo di ripartire.

In seguito l'attività sarà di nuovo spostata ad Avane, infatti, Ferdinando jr. acquisterà dalla Famiglia Frizzi, la bellissima villa seicentesca tutt’ora di proprietà degli eredi Gentili, nella quale verrà di nuovo impiantata l'attività di produzione di pasta.

Ferdinando jr. aprirà negli anni ‘30 del ‘900 anche una succursale a Viareggio e una a Firenze, il Pastificio Fiorentino, adiacente al torrente Mugnone, in società con un cognato.
Saranno poi i figli di Ferdinando jr. Alberto e Carlo a condurre l’azienda ad Avane fino al momento della cessazione definitiva dell’attività nel 1967, dove per vari motivi, l’Azienda non fu in grado di restare al passo dei tempi con dinamiche più moderne di mercato, distribuzione ed investimenti.

E qui finisce la storia di una Azienda gloriosa e premiata durata più di cento anni, passando attraverso quattro generazioni, sulla storia della quale avremmo potuto essere anche meno sintetici, ma questo ci sembra più che sufficiente per aver tracciato con precisione la storia del nostro paesano Ferdinando Gentili nato nel 1820.

 

Rimane però aperta una finestra nel tempo, una finestra non meno importante e certamente non biografica in senso assoluto, ma solo filtrata attraverso la nostra narrazione fatta di immaginazione, perché dobbiamo tornare a quel pomeriggio d’estate a Philadelphia negli States.
Non sappiamo dirvi se Ferdinando fosse stato presente in carne ed ossa a quella Fiera, se veramente avesse avuto voglia di farsi una traversata atlantica andata e ritorno, se avesse avuto tempo per star fuori da casa dei mesi, se avesse voluto sostenere gli alti costi di quella trasferta eventuale, per essere lui stesso a presenziare alla “sua” esposizione di pasta, maccheroni, fischiotti, spaghetti, perline, chioccioline, tempestine, rigatoni, garganelli, quadrucci, malatagliati, tagliatelle e chi più ne ha più ne metta, di quel gran genio di Mastro Pastaio che era.
Di sicuro Ferdinando nostro in America non c’è mai stato, non ha mai calcato il suolo che fu toccato per primo dal Piede di Cristoforo Colombo, ma noi invece ce lo facciamo andare, eccome, e anzi, lo incontriamo tra gli stand, curiosiamo insieme a lui tra Lampadine e Telegrafi, tra Statua della Libertà ancora smontata da assemblare e bottiglie di vino, tra telefoni brevettati e macchinari industriali, tra la forza, l’inventiva, la tenacia e la speranza di quegli uomini in quel tempo che fu e il solo poco che noi da qui possiamo immaginare.

E io mi rivolgo a lui: “Ferdinando, ma lo sai che un certo Henry John Heinz, un emigrato qui negli Stati Uniti dalla Germania, nel padiglione accanto ha esposto un condimento a base di pomodoro con un po’ di intrugli dentro, che lo ha chiamato “Ketchup” e lo ha brevettato e proprio ieri sera ha fatto una gran festa giusto per farlo conoscere e metterlo in vendita?

Dicono anche che avrà un discreto successo sul mercato, sai, gli Americani, con i dollari che hanno, quando inventano ci sanno fare!”

A questo punto Ferdinando ascolta questa mia domanda, mi guarda in faccia dritto con quel suo viso allungato, con i suoi statuari 1,85 di altezza, col suo volto segnato dal tempo ormai trascorso, e voltandosi lentamente, sotto quel cielo afoso di quel giorno d’estate in Pennsylvania, candidamente mi risponde risoluto: “Bimbo, un dà retta, io la pastasciutta la condisco co’ pumodori che ho piantato nell’orto dietro a casa in Borgata!.”

Grande Ferdinando!

 

Un ringraziamento speciale agli eredi pronipoti, ai fratelli Francesco e Marco Gentili, per la disponibilità e per l’archivio di famiglia messo a disposizione presso Casa Gentili B&B and Apartment - Loc. Avane (PI).

 

Per la ricerca storico-documentale, un ringraziamento all’amico Gabriele Giachetti.

 

Bibliografia essenziale e web-site:

-Pasta, il Primo d’Italia -V.Bigano -Ed. e-graphic Srl -Campagnola di Zevio (VR), 2021

-https://www.ilmediano.com/Quando-i-Manzo-di-Torre-Annunziata-inventarono-la-pastina-allacqua-minerale-del-Vesuvio/ di Carmine Cimmino, 17 agosto 2013.

 

Ricerca archivistica digitale:

www.casagentili.com

www.familysearch.com

www.ancestry.org

-Archivio parrocchiale di Pontasserchio

-Archivio storico del Comune di San Giuliano Terme

www.wikipedia.com

 

Legenda fotografica:

1- Busto Marmoreo di Ferdinando Gentili

2- Marchio Ferdinando Gentili e Figli in Pontasserchio sec. metà ‘800.

3- Marchio Gentili&Venturini in Avane- anni 1920 e seg.ti

4- Marchio Pastificio Fiorentino in Firenze anni 1930 ca.

5- Stato delle Anime- Pontasserchio, anno 1857

6-7- Censimento Nazionale del 1861

8-9- Dazio dei Bagni di San Giuliano - anno 1862

10-11-12- Lista di leva -Bagni di San Giuliano - anno 1867

13-14-15- Protocollo delibere - Bagni di San Giuliano, anni 1868-69

16- Estratto da: International Exibition 1876, Official Catalogue Part. 1 Pag. 53

17-18- Libro dei Morti - Pievania di Pontasserchio estr. anno 1892

19-20- Tomba con lapide marmorea - Cimitero Pontasserchio

21- Expo Philadelphia 1876 - stampa dell’epoca - dalla rete

22-Thomas Alva Edison - Expo 1876 -Philadelphia - con la sua invenzione.

23- Il giovane Thomas Alva Edison.- dalla rete

24- Henry John Heinz, inventore del Ketchup nel 1878, foto del 1912 - dalla rete.

+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

13/5/2023 - 9:04

AUTORE:
Natalina

Avete fatto una panoramica che mi ha stravolto: mi pareva di essere nei tempi moderni di un secolo fa.
Io che provengo dalle terre versiliesi ho constatato di non conoscere nulla del mio territorio, storicamente intendo...e l'amara constatazione è che stiamo facendo i gamberi pur con la consapevolezza che l'esistenza è sempre difficile in qualsiasi momento della storia si nasca e ancira più arduo è proseguire nella giusta direzione.
Dicono saggiamente i Lucchesi che una generazione crea, una mantiene o conserva e una distrugge...quanta triste verità!!!