none_o

Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

#NotizieDalComune #VecchianoLavoriPubblici #VecchianoSport
none_a
Pisa, 17 marzo
none_a
Comune di Vecchiano
none_a
. . . i fischi per fiaschi è la tua attitudine principale?
Se .....
. . . manca l'acqua, il presidente Schifani raziona .....
. . . caro Mirko, io non ho chiesto di mettere un .....
. . . Mario.
Mario ir mì 'ugino mi disse: sei venuto .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
di Mario Lavia
Chi guiderà l’Europa?

29/5/2023 - 11:23

Chi guiderà l’Europa?Il progetto per spostare a destra il Ppe, l’alternativa di Macron e la palla nel campo socialista

 Meloni e Weber lavorano a un’alleanza tra destra e Popolari che passa dal togliere la fiamma dal simbolo di Fratelli d’Italia. Renew Europe prova a fare da argine, mentre il Pse deve scegliere se inseguire l’estremismo o cercare un’intesa con i liberali

Lo scoop di Maurizio Molinari («La premier tratta con il Ppe sulla fiamma nel simbolo») fa il punto sullo stato d’avanzamento lavori per l’inedita alleanza strategica a livello europeo tra i Popolari e i Conservatori. Per una serie di condizioni favorevoli a questo progetto, a partire dalla crescente perdita di peso dei socialisti, Giorgia Meloni da tempo si è inserita nel grande gioco europeo come protagonista di una possibile svolta a destra dell’Unione europea che potrebbe portare – si dice ma è tutto da vedere – Antonio Tajani alla guida della Commissione europea.

 E va dato atto alla premier italiana di un buon tempismo nel sapersi piazzare al centro della trattativa con un Ppe alla ricerca di una linea politica: per la “famiglia” di Helmut Kohl e Angela Merkel l’interrogativo riguarda se confermare l’ispirazione centrista e democratica o virare a destra, non esattamente un dettaglio.

 Nella trattativa – lo spiega bene il direttore di Repubblica – viene chiesto alla leader di Fratelli d’Italia di togliere la fiamma almirantiana dal simbolo, che è il simbolo della continuità con il Movimento sociale italiano a sua volta incarnazione della eredità del fascismo italiano. I simboli sono solo simboli ma spesso la loro caduta esemplifica una svolta politica e ideale. In fondo, quando nell’Ottantanove i rumeni lasciarono un buco nelle loro bandiere – laddove prima c’era la falce e martello – fecero un gesto storico, e sempre in quell’anno i comunisti ungheresi del Posu facendo cadere la “u” si denominarono socialisti.

 Sono gesti. Dietro i quali poi ci deve essere la sostanza, ed è qui il punto dolente del “melonismo”: inutile girarci intorno, il tema non è mai stato quello del rapporto più o meno nostalgico con il fascismo del Ventennio ma con il neofascismo dell’ultimo mezzo secolo: è su questa abiura, che non le chiedono i “comunisti” ma i popolari europei, che la Meloni machine inchioda le sue ruote e non va né avanti né indietro rimanendo impantanata nella fanghiglia di un passato che non passa.

 Sembra che qualche cauta disponibilità a togliere la fiamma vi sia stata, addirittura qualcuno prevedeva il grande annuncio alla viglia del 25 aprile, cosa che poi non accadde, e qualcun altro – lo spiega Molinari – potrebbe aver insufflato alle orecchie di Meloni che togliere quel simbolo agevolerebbe una “costituzionalizzazione” di Fratelli d’Italia utile, tra l’altro, a raccogliere ciò che resterà di Forza Italia. Dall’altra parte, però, si teme di perdere un pezzo della base più nostalgica del partito.

 Vedremo come evolverà questa trattativa da cui in buona sostanza dipende l’esito delle Europee dell’anno prossimo che già da adesso si prospettano come uno spartiacque addirittura storico: il voto in Italia dovrà essere tra queste opzioni, la destra o l’asse liberal-socialista-popolare.

 L’onda conservatrice e di destra appare infatti quasi irresistibile (da ultimo lo abbiamo visto con le elezioni in Grecia) per ragioni varie e complesse che investono il “senso comune”, avrebbe detto il Manzoni tanto citato in questi giorni, cioè un orientamento di massa a favore della chiusura nazionalistica e della rimessa in discussione di diritti che parevano acquisiti.

 Parallelamente – perché un piatto della bilancia sale mentre l’altro scende – c’è da osservare che la cosiddetta “maggioranza Ursula” imperniata sul tradizionale asse socialisti-popolari sta andando in frantumi sotto il peso della crisi delle forze democratiche e segnatamente dei socialisti europei.

 Praticamente i socialisti ormai reggono solo in Portogallo e Spagna, anche se a Madrid cresce l’opposizione del partito popolare (vedremo i prossimi test amministrativi), governano in Germania con un certo affanno (il Paese di Olaf Scholz è persino entrato in recessione), nel Nord Europa c’è stata una sconfitta dietro l’altra, ad est la destra impera, in Francia c’è di tutto tranne appunto i socialisti, da noi il Partito democratico, che pur non essendo un partito socialista è molto a suo agio nel Pse, sta lì all’opposizione senza per ora costituire una potenziale alternativa di governo.

 In questo quadro, al fine di fare argine ai potenziali vincitori di destra supportati dai popolari, ci possono essere nuove forze democratiche e liberali guidate da Emmanuel Macron, l’uomo che pur con tutti i problemi e gli errori ha salvato la Francia dalla estrema destra di Marine Le Pen e dal populismo estremista di sinistra di Jean-Luc Mélenchon, la figura che può fare da cerniera tra socialisti e popolari: è in ogni caso questa l’area che deve reggere l’urto dei nazionalisti, deve fare barrage in Francia e altrove alla nuova destra: per questo forse Meloni ha seppur tardivamente capito che con il presidente francese è meglio non fare a botte, come ha raccontato ieri Marco Galluzzo sul Corriere della Sera.

 Macron vuol dire il progetto di Renew Europe, che nei prossimi mesi dovrà sapersi incuneare nello sghembo bipolarismo europeo. «Noi di Renew Europe – ci dice Sandro Gozi – vogliamo costruire un’Europa sovrana e democratica, proseguire la transizione ecologica e digitale e dotarci di una potenza autonoma. Per questo è necessaria una nuova maggioranza europeista. Meloni, Weber, Metsola e Tajani vogliono spingere il Ppe all’estrema destra e dividere l’Unione ma penso che non ci riusciranno»: messa così, ed è così, anche per i socialisti si pone una scelta di fondo, se inseguire l’estremismo autocondannandosi all’emarginazione politica o cercare un’intesa con le forze democratiche e liberali. È chiaro che togliere l’aggettivo “democratici” dal nome del gruppo parlamentare lasciando solo “socialisti” sarebbe un passo indietro, e infatti non si dovrebbe fare (ma già solo il tentativo di qualcuno la dice lunga).

 Insomma, di fronte alla forza del progetto di Meloni e Weber, e alla proposta di Renew Europe, la parola è ai socialisti, che stavolta rischiano – e non sarebbe la prima volta nella storia – di consegnare l’Europa alla destra estrema a causa della difesa della propria “purezza”. Con sempre qualcuno più puro che ti epura.

 


+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri