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Proseguendo la serie di articoli sulle vicende ( e leggende) del territorio, Agostino Agostini ci regala il resoconto immaginifico del serpente-alato, che abitava il castello dei Pagano da Vecchiano. Fu ucciso - secondo la leggenda - da Nino Orlandi nel 1109 nella selva palatina di Migliarino (oggi tenuta Salviati). Imbalsamato fu posto nel Duomo di Pisa ma ando' perduto nell'incendio del 1595. Una ulteriore riprova della grande ricchezza storica del nostro territorio.

Buongiorno a tutti, sono Costanza Modica, ho 17 anni, .....
Ammetto l'errore, ho solo visto il simbolo di presentazione, .....
. . . . Buonafede Alfonso, candidato sindaco di Firenze, .....
Cosa ci dicono le votazioni in Sardegna?

Calenda .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Eccolo
Come una furia scatenata
è arrivato il vento
a riportare tormento
alle marine
Prima con le piogge
che hanno colpito
la montagna
con smottanento
frane .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
di Mario Lavia
Pdnrr La sinistra tifa per il flop europeo di Meloni, ma a perdere sarebbe l’Italia

6/6/2023 - 10:39

Pdnrr La sinistra tifa per il flop europeo di Meloni, ma a perdere sarebbe l’Italia

Il Partito democratico non fa nulla per dare un’alternativa pragmatica al clamoroso ritardo del governo sull’attuazione del Piano di ripresa e resilienza, e anzi spera nella catastrofe che minerebbe la credibilità di tutta la classe politica
C’è un pezzo della sinistra politica e intellettuale che senza dirlo si augura che il governo Meloni naufraghi sulla attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza sul quale in effetti sta incontrando difficoltà notevolissime. Se l’esecutivo, che vuole fare tutto da solo, inciampasse su questo che è il principale impegno del suo programma è molto probabile che non riuscirebbe a sopravvivere e bisognerebbe inventare un altro governo tecnico di gente capace a realizzare le cose. Ma il prezzo del fallimento ovviamente lo pagherebbe il Paese. I cittadini che vedrebbero irrealizzati progetti fondamentali con l’Italia che davanti all’Europa e al mondo si dichiarerebbe inadempiente, incapace e sprecona di soldi che ci sono stati prestati e in parte regalati. Una catastrofe. 

Nessuno dovrebbe ragionevolmente augurarsi un disastro epocale di questo tipo, anche se comportasse la fine politica di Giorgia Meloni (non sapremmo bene neanche dire se ella se ne renda pienamente  conto) perché con la presidente del Consiglio finirebbe nel discredito tutta la politica. Ed è vero che non c’è alcuno che apertamente stia tifando per il fallimento del Pnrr. Ma quello che servirebbe è una prova trasparente del contrario: e cioè che la sinistra, i suoi leader, i sindacati, i giornali simpatizzanti dicessero che sono pronti a fare tutto ciò che è in loro potere per realizzare le riforme e le misure contenute nel Piano. 

Occorrerebbe cioè una iniziativa nazionale, un’assunzione di responsabilità, una disponibilità a dare una mano all’Italia. Il che non significherebbe fare da stampella al Governo. Anzi. Significherebbe snidarlo. Andrebbe fatto a maggior ragione che il governo esibisce una muscolarità autoreferenziale che davvero mal si attaglia alle fragili spalle di Raffaele Fitto, l’uomo su cui l’esecutivo sta scaricando tutto il peso di un’opera gigantesca quasi a voler precostituire un capro espiatorio se le cose non dovessero funzionare: e infatti non stanno funzionando, come si rende conto lo stesso ministro che un giorno dice una cosa e il giorno dopo un’altra con il risultato che ancora non c’è un cronoprogramma dettagliato delle cose da fare e, come ha detto Antonio Misiani, siamo «a carissimo amico» mentre Chiara Appendino gli ha fatto eco: «Questo governo ha speso un miliardo su trentatré previsti dal Pnrr per il 2023, è in un ritardo pazzesco».

Meloni ha cominciato a costruire falsi alibi e improbabili avversari, dall’Unione europea alla Corte dei Conti e domani chissà chi: un remake di Silvio Berlusconi che a suo tempo chiedeva di lasciarlo lavorare. Lei appare sprovvista del necessario know how e dello spessore culturale per giocare un ruolo attivo dentro questa vicenda eminentemente europea, il che non le ha impedito di avocare a Palazzo Chigi tutta la pratica provocando come si sa un indebolimento della governance che era stata messa in piedi da Mario Draghi. 

Nel Partito democratico si fa molta polemica – oggi ci sarà battaglia in Parlamento sulla fiducia al decreto sulla Pubblica amministrazione – ma non pare emergere alcuna proposta chiara. Eppure Enzo Amendola, la persona più capace di muoversi su questo terreno, ha detto chiaramente al Corriere della Sera che «se va in malora il Pnrr ci perderà la credibilità del Paese, anche sui mercati» e ha spiegato che «dopo sette mesi non c’è un pezzo di carta su cui lavorare». Ma come detto alle parole non segue alcun fatto. 
Il Pd si lecca le ferite della recente sconfitta elettorale mentre la vita va avanti e guarda con sospetto Italia Viva e Carlo Calenda quando accennano alla necessità di un approccio pragmatico. La sinistra un tempo criticava durissimamente i governi democristiani ma al tempo stesso li sfidava al confronto. Oggi la sensazione è di una critica talvolta a casaccio condita dalla fuga dal confronto. Per quattro voti in più.





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7/6/2023 - 7:09

AUTORE:
Tommaso

Forse dovresti fare un chiarimento con te stesso e metterti d'accordo. Avete rotto alleanze già fatte, per i veti di piccoli personaggi che alla prova dei fatti si sono sciolti come neve al sole. Pensavate di cancellare il movimento, invece avete raccolto ricci di castagne. E ora vi lagnate perché Meloni non vi lascia nemmeno le briciole. Succede quando ci si sente superiori ma la realtà è diversa, molto diversa.
E poi basta di riempirsi la bocca di questa " agenda Draghi ", che neanche il titolare sa cos'è. È un programma di cose da fare che qualunque governo cerca di portare avanti. Più grande è la maggioranza che lo sostiene, più probabilità di riuscita ci sono.
Ma la politica non è una scienza esatta fatta da una macchina, è fatta dalle persone, o come diceva Rino Formica, " sangue e merda ", capaci o meno. Come capaci o meno sono i cittadini elettori. Pietro Nenni sosteneva che la politica c'è chi la fa e chi ne approfitta. E qui c'è la ressa...

7/6/2023 - 2:23

AUTORE:
E- Lettore

Alle elezioni politiche Letta, sostenitore della Meloni bastava facesse un accordo più largo e non solo con i tre verdi e Fratoianni e consorte, Lameloni non aveva la maggioranza per governare e si imponeva l'agenda Draghi, poi in soccorso arrivarono i voti pentastellati per La Russa presidente e così invece di una; due frittate per fine carriera il Conte "meglio" non poteva fare.

7/6/2023 - 0:18

AUTORE:
Tommaso

Nei 13 capoluoghi di provincia dove si è votato per il sindaco, solo in 4 di questi c'è stata un' alleanza Pd/5Stelle. Brindisi, Latina e Pisa vinti dal cd e Teramo vinto dal cs. Negli altri casi ordine sparso o confuso. Meloni sarebbe arrivata comunque, la legislatura finiva a febbraio 2023, non a data da destinarsi, come vaneggiava qualcuno colpito da draghite acuta.

6/6/2023 - 18:46

AUTORE:
E-Lettore

Ma proprio punti-punti!
Con il 15% di Giuseppi ed il 22% di Elly che davano sulla carta al cosiddetto campo largo non finiva 7 a 3 nelle ultime elezioni e vedi Vicenza senza Giuseppi.
Lascia perdere il "sesto pollo" conviene a te a l'altro Matteo del Papeete e Giuseppi ter appiedato dal nonno e per avergli reso il servizio, tutti noi si è avuto Lameloni, coraggio e avanti.

6/6/2023 - 17:49

AUTORE:
Tommaso

Ad oggi il Mov5Stelle gode di un 15% di voti ottenuti nelle ultime politiche. Cosa che risulta anche nei vari sondaggi attuali, più o meno giornalieri. Draghi è tornato a fare il nonno, il sesto polo si è diviso e non pare avere molta salute. Pochi ma buoni ma più che altro veri.

6/6/2023 - 17:17

AUTORE:
E-Lettore

Giuseppi Conte?
Credo tu sia il solo e pochi altri a ricordare luili che non lo votano più neppure i suoi.

6/6/2023 - 16:33

AUTORE:
Tommaso

In altri commenti m'era parso di capire che lei fosse un renziano di stretta osservanza. Quindi non sto a ricordarle che lo stesso Matteo Renzi, in più occasioni, ebbe a dire che il centro destra avendo avuto la maggioranza dagli Italiani doveva dimostrare di saper governare. E che stava già lavorando per far cadere il governo Meloni, lui che è un esperto, ricorda ?
In altra parte del giornale un certo Paolo Becchi e un certo Giuseppe Palma parlano dell' errore di Renzi e della rifoma pasticciata del 2016 che lei ci vuole spacciare per ottima.
Un'ultima cosa, non dimentichi mai chi c'era prima di Draghi, i fondi del Pnnr portano la sua firma, oltre a quella del governo che presiedeva.

6/6/2023 - 16:02

AUTORE:
E-Lettore

La politica non è il gioco del risico, oppure morte tua, vita mea.
Nel dopoguerra, dopo l'attacco delle br allo Stato italiano e con il governo Draghi gli italiani si sono uniti ed hanno vinto quelle possenti sfide per una ripresa.
Il muoia Sansone con tutti i Filistei 10 anni fa ha visto l'unione di due importanti capi politici B&B per bocciare con un disastroso referendum quello che il parlamento aveva approvato e senza quelle riforme la nostra Italia tutta è ritornata indietro di 30 anni.
Per le riforme (comprese anche nel PRNN) serve/servirebbe un ampia maggioranza e non i dispetti l'un l'altro.

6/6/2023 - 14:31

AUTORE:
Tommaso

Non credo che Lavia sia tornato ora da Marte, ricorderà la campagna elettorale fatta da Meloni e C., tutta impergnata su faremo, provvederemo ecc.ecc. Per quale motivo una opposizione dovrebbe aiutare una maggioranza che non chiede aiuto, e che ha chiesto i voti proprio per dimostrare che sanno governare. Che lo facciano, senza menare il can per l' aia. Così chi gli ha dato il voto, si renderà conto di chi lo rappresenta. O le sue paure, caro Lavia, sono altre ?

6/6/2023 - 10:52

AUTORE:
Un migliarinese

Qualcuno credeva che il pnrr sarebbe servito a qualcosa?... l'Europa sa bene che se non versa i denari all'Italia quella che rischia non è l'Italia, ma la commissione europea che sarà costretta a fare le valigie...e senza le mazzette dentro stavolta