none_o


Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

Vittoria del Vecchiano Centro al Palio Rionale
none_a
Circolo ARCI-Migliarino
none_a
Comune di Vecchiano- Nuova Allerta Meteo Gialla in arrivo
none_a
. . . uno sul web, ora, che vaneggia che la sua .....
. . . . . . . . . . . a tutto il popolo della "Voce". .....
. . . mia nonna aveva le ruote era un carretto. La .....
. . . la merda dello stallatico più la giri più puzza. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Circolo ARCI Migliarino-6 luglio
none_a
di Fabiano Corsini
none_a
Pisa, 24-27 giugno
none_a
Tirrenia, 17 giugno
none_a
di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
none_a
Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
none_o
Il soggetto occulto
di Simona Tedesco e Sandro Petri

16/7/2023 - 9:34

In questo nuovo articolo sui protagonisti dei Mondi Naturali, Simona smette l'abito filosofico-ambientalista degli ultimi scritti, per tornare agli elementi fondamentali dell'osservazione e della descrizione di esistenze spesso brevi ma complesse, affascinanti per le interazioni e le connessioni nei vari momenti.
Una descrizione a tratti anche romantica, ma senza perdere i caratteri micidiali lella competizione per la vita.
Un testo bellissimo che, come dice lei, tenta di far immergere le persone nei prati. E ci riesce benissimo.

Sandro Petri
 
MONDI NATURALI
Il soggetto occulto
di Simona Tedesco

 

Primavera: in bonifica il canneto dello scorso anno predomina nella scena.
Non è più fitto, ma diradato e la luce passa attraverso i rami più lunghi che sembrano scheletri fruscianti fatti ondeggiare dal vento.
La nuova stagione sta arrivando e alla base di canali e stagni spuntano le nuove foglie verdeggianti che in una manciata di settimane cambieranno il paesaggio.
 
Da pochi giorni sono arrivati gli uccelli migratori: tra loro i cannareccioni.
Passano il periodo invernale nell’Africa tropicale, subsahariana, per poi affrontare la lunga migrazione verso nord per venire a fare il nido e riprodursi alle nostre latitudini.
Hanno viaggiato per migliaia di chilometri, attraversando il Mediterraneo e risalendo le coste italiche con la sola forza delle ali, guidati da un istinto superiore dopo aver superato le mille difficoltà che possono aver incontrato.
 
Passeriformi di una ventina di centimetri e pochi grammi di peso, dalla coda lunga e dal colore marroncino per nascondersi facilmente in mezzo alle canne che custodiranno il loro nido: un meraviglioso cestino costruito ad arte e ben ancorato ai fusti più robusti.
Sebbene sia piuttosto elusivo, la presenza di questo piccolo uccello non è discreta ed è facile avvistarlo verso il tramonto sulla cima di una canna mentre canta a perdifiato con postura fiera e talvoSlta acrobatica.
Sono i maschi a farlo; arrivano qualche giorno prima delle femmine nel canneto e ingaggiano sfide canore molto rumorose per difendere il fazzoletto di territorio che hanno scelto e per conquistare la compagna.
La scelta sessuale che porterà alla formazione della coppia si basa proprio sulla forza e sull’abilità del canto del maschio.
Anche se le note emesse dal cannareccione non sono melodiose come avviene per altri “cantanti selvatici”, poter assistere a questo momento della loro vita è un’esperienza affascinante. (foto 1,2,3)
 
Estate, notte: nel campo incolto l’erba alta nasconde l’esistenza frenetica di piccoli esseri. Alcuni riposano dopo aver volato per tutto il giorno, altri approfittano dell’oscurità per uscire dai ripari diurni e cacciare. Il ciclo vitale per quasi tutti è al massimo dello splendore in questa stagione: fra nuove nascite, metamorfosi, mute e accoppiamenti il prato è un brulicare di esperienze e più l’ambiente è naturale e più saranno gli incontri che si potranno fare.
 
Sotto gli ombrelli del fiore della carota selvatica riposa una libellula piuttosto comune: il cardinale venerosse (foto 4).
È una specie definita pioniera, una buona colonizzatrice di ambienti anche non perfettamente integri.
Per tutto il giorno ha cacciato senza sosta, nutrendosi di zanzare, effimere e mosche e adesso desidera soltanto recuperare la fatica attaccandosi allo stelo saldamente. Il corpo e le ali si coprono di minuscole goccioline di rugiada, se non viene disturbata passerà qui la notte evitando di volare e disperdere energie.
 
A poca distanza da questa scena tranquilla qualcuno sta architettando un agguato.
È una mantide religiosa: è uscita dal suo nascondiglio diurno per salire sopra uno stelo.
Sta immobile in attesa che qualche sventurato insetto le passi abbastanza vicino da poterlo catturare con uno scatto fulmineo.
Le sue zampe anteriori, le raptatorie, vengono usate come pinze per cingere la preda che avrà poche chances di scappare. (foto 5 e 6)
 
Qualche passo nell’erba alta rivela un nuovo miracolo…la muta di una locusta dalle lunghe antenne in fase di passaggio dallo stadio di neanide a quello di adulto. Il suo corpo è diventato troppo stretto per contenerla e la liberazione da quell’armatura trasparente è uno spettacolo affascinante da osservare.
Si è attaccata saldamente ad un esile filo d’erba e con uno sforzo pazzesco il piccolo corpicino emerge dall’esoscheletro. Impiegherà circa un’ora per fuoriuscire totalmente con movimenti lenti ma decisi e attenderà dell’altro tempo per distendere le grandi ali che adesso appaiono fragili e mollicce.
Una fase delicata in cui l’animale è completamente esposto ai predatori. (foto 7 e 8)
 
Le scene appena descritte sono quelle documentate nelle fotografie che accompagnano questo testo, in cui gli animali si stagliano in qualche modo nella luce naturale del tramonto o in quella artificiale di una torcia.
La silhouette messa in risalto dal controluce rende i soggetti protagonisti delle fotografie, andando ad occupare in parte il fotogramma proprio nel punto in cui dovrebbe cadere l’occhio di chi guarda l’immagine.
Il cannareccione, la libellula, la mantide, la cavalletta sembrano a turno solitarie nello scatto ma è un’illusione.
Personalmente ho sempre cercato, guardando una fotografia di scovare il soggetto occulto. Colui o colei che è presente nella scena anche se non si vede: il fotografo.
 
Quasi subito nel processo di analisi di un’immagine, dopo aver osservato la composizione, la luce, il soggetto, la situazione, l‘inquadratura, la mente inizia a fare domande sull’altro soggetto, quello nascosto dietro alla fotocamera.
 
Dov’era il fotografo? Come ha fatto a realizzare quella fotografia? Ha interagito con il soggetto? Com’era posizionato? Cosa pensava?
 
La risposta a tutte queste domande è nella fotografia: non possiamo vedere il fotografo ma possiamo capire molto di lui.
L’ampiezza della scena, l’altezza da terra, svelano il posizionamento. Il momento rappresentato e il comportamento dell’animale inquadrato tradiscono se c’è stata una qualche interazione, se sono stati usati richiami sonori, nel caso degli uccelli o se gli insetti sono stati spostati dal loro posatoio naturale.
E ancora: la distanza dal soggetto, l’obiettivo utilizzato, la posizione del punto di ripresa fanno comprendere molto della psicologia di chi immortala quella scena.
Conoscendo gli animali e il loro comportamento si arriva a determinare con buona certezza l’atteggiamento umano di chi vuole controllare la situazione, dominarla o semplicemente osservarla.
 
Personalmente diffido da certe fotografie spettacolari, quando alla fine di tutte queste domande anche una soltanto mi fa intuire che la situazione rappresentata è stata ricreata, costruita o artefatta.
O peggio, quando si comprende che l’animale è una preda dell’uomo e che la fotografia è paragonabile a una cattura, che può aver messo in pericolo una nidificazione o fase delicata della vita del selvatico.
 
Preferisco pensare al fotografo di natura come ad un osservatore errante che rimane affascinato da quello che gli accade attorno durante le passeggiate per boschi, prati e acquitrini.
Una persona che conosce le regole naturali e che decide di non alterare nessuna situazione, che sa rinunciare a una fotografia quando le condizioni non sono possibili, che si inchina di fronte all’esistenza di un essere fragile, abbassando lo sguardo fino a portare l’obiettivo all’altezza dei suoi occhi.
 
 
 
 

 

+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

20/7/2023 - 18:29

AUTORE:
Simona Tedesco

Cara Mimosa, quanta verità. Probabilmente lo scambio di idee sui social amplifica quelle prese di posizione e quei comportamenti che ci piacciono meno. La democratica disponibilità di tanti mezzi di comunicazione che consentono a tutti di esprimersi, allarga la platea delle voci dissonanti, talvolta poco gentili e spesso poco soppesate.
Ma questa è la nostra società. A noi la possibilità altrettanto democratica di fare la differenza!

18/7/2023 - 20:45

AUTORE:
Mimosa

L'abitudine di fare l'elefante in un negozio di cristalleria si è talmente radicata nei nostri comportamenti che gridiamo invece di parlare, offendiamo invece di capire, invadiamo il territorio altrui con la naturalezza che usiamo a casa nostra, salvo però cacciare in modo brutale chi osa avvicinarsi...la mancanza di tatto e di rispetto si nota ormai ovunque, quindi l'educazione fa talmente la differenza che la pecora nera è diventata l'esempio da seguire per cambiare quest'andazzo così esageratamente esuberante!

16/7/2023 - 14:11

AUTORE:
Simona Tedesco

Cara Paola,
ti ringrazio per il commento che sa incoraggiare a continuare a scrivere di queste emozioni.
Parlo sempre di piccole cose, che sono alla portata di tutti noi. Basta lasciarsi andare, rallentare quel tanto che basta per cercare di far connettere una visione alla parte più intima di noi stessi.
La migrazione è sempre un miracolo, così come il tentativo di un predatore di cacciare, lo sforzo di un insetto di diventare adulto o il bisogno della libellula di recuperare energie dopo una giornata frenetica.
E tutto questo lo possiamo trovare nel nostro giardino o facendo quattro passi tra gli stagni e i canali della bonifica.

La bellezza è sempre negli occhi di chi guarda.

Simona

16/7/2023 - 11:51

AUTORE:
Paola Pasqualetti

Complimenti per offrirci questa lettura di un luogo, per farci immergere in un abitat apparentemente stagnante che brulica di vita, per farci stupire e pensare.
C'è la magia della migrazione.
C'è lo stupore silente di chi sa guardare comprendere, rispettare.
Mi piace anche la lettura delle foto e il suo desiderio di comprendere colui che produce immagini. E vero dall'analisi di una foto si evince molto di colui che cerca rispettosamente di comprendere il mondo che ci circonda. In un mondo che vuole correre ci fa capire il valore del tempo, dell'ascolto, dell'attesa.
C'è tanta armonia.
Grazie