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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Vi porto con me, viaggiare con Daniela: Scozia

9/8/2023 - 8:12

Andiamo a conoscere l’Isola di Skye

 
Volevamo fare questo viaggio da tempo, lo promettevamo anche a Luca durante il suo periodo di malattia “Rimettiti presto che poi partiamo per la Scozia, ci facciamo questo bel regalo meritato!”, ma lui non ce l’ha fatta a guarire, e dopo poco più di un anno dalla sua dipartita, io e mia sorella abbiamo preso un volo per Glasgow e lì è iniziato il nostro fine settimana allungato in terra scozzese. Ci eravamo già state una quindicina di anni fa, ma la meta di quest’anno è stata l’Isola di Skye, la maggiore per superficie dell’arcipelago delle Ebridi interne, quasi sette volte e mezzo la nostra Isola d’Elba.
Avevo preparato l’itinerario a tavolino, mi ero informata sui luoghi possibili da visitare in tre giorni, prenotato una macchina, non restava più che attendere il giorno della partenza. L’8 giugno siamo partire presto e, una volta atterrate a Glasgow, un’impiegata della compagnia di autonoleggio è venuta a prenderci in aeroporto per portarci in ufficio a sbrigare tutte le pratiche e consegnarci una C3 bianca nuova di zecca. Ho già guidato diverse volte nei Paesi anglo-sassoni, ma le prime ore sono sempre quelle più critiche, bisogna prendere la mano con un’auto diversa, capire la velocità consentita, ma soprattutto guidare a sinistra con la guida a  destra!
180 miglia/390 km da fare in poco meno di cinque ore prima di raggiungere Broadford, la nostra meta finale, che sono diventate tre ore in più considerando le soste ogni qualvolta vedevamo un angolo suggestivo in cui fermarci. La strada percorsa ci ha regalato splendidi scorci sulle Highlands, la regione montuosa della Scozia dominata da catene montuose e scarsamente popolata, dove si incontrano tanti lochs, che a volte sono laghi ma spesso si tratta di specchi d’acqua chiusi o con uno sbocco verso il mare; l’area a ovest ha inoltre una costa variegata e molto frastagliata che si affaccia sulle Isole Ebridi. Per raggiungere Skye ci sono due possibilità: imbarcarsi a Mallaig oppure arrivare a Kyle of Lochlash e attraversare il ponte stradale Skye Bridge. Noi abbiamo scelto la seconda, perché volevamo fare una breve sosta a Eilean Donan per vedere il castello che si trova su un’isoletta, è infatti uno di quei punti turistici fotografati in ogni stagione e che attirano migliaia di visitatori.

 

Finalmente dopo molte ore di guida e un po’ di difficoltà a trovare il nostro alloggio, siamo arrivate al container trasformato in monolocale e, con nostro grande stupore, non mancava nulla, super attrezzato all’interno e con una piccola terrazzina esterna che dava sul giardino dei proprietari di casa. Una sistemazione carina e molto tranquilla con vista sul mare. Il tempo di organizzarci con la spesa nel vicino supermercato e già il programma del primo pomeriggio sull’isola è saltato, troppe soste lungo il tragitto e non c’era più la forza per guidare oltre!
La notte da questa parte di mondo arriva tardi, intorno alle ventitrè, e il giorno arriva molto presto, più o meno verso le quattro del mattino, difficile da vivere per me che non sono una tiratardi.
Il mattino successivo siamo partite presto per andare a Elgol, piccolo villaggio di pescatori fuori dalle rotte turistiche che si trova sulla costa ovest dell’isola; ci si arriva percorrendo una single track road (cioè una strada a una corsia, tipica delle zone più remote della Scozia) di circa 22 km che si snoda attraverso un susseguirsi di paesaggi tra i più spettacolari, dove la visuale è così vasta che si riesce a vedere le macchine che provengono dal senso opposto e si ha quindi la possibilità di fermarsi in uno dei tanti passing place (ovvero una piazzola dove una o due macchine possono sostare per permettere a chi arriva di passare). Non sono molte le abitazioni che si incontrano lungo il tragitto, e sono per lo più distanti tra loro, si vede una chiesetta medievale senza tetto che ricorda San Galgano in miniatura, circondata da un piccolo cimitero e tanto verde, e pecore, quelle sì, tante pecore al pascolo da sole, non ci sono neanche i cani guida, se ne stanno a brucare l’erba in santa pace, accompagnate dai loro agnellini, oppure a sonnecchiare sul ciglio della strada o si vedono addirittura camminare in fila indiana sull’asfalto! Io e mia sorella siamo molto simili, ci meravigliamo di ogni singolo filo d’erba, di un fiore, di un riflesso sull’acqua, rimaniamo affascinate dalla vista di paesaggi così brulli e selvatici, di quest’aria mistica che avvolge la Scozia. Arrivate a Elgol siamo scese verso la spiaggetta di sassi e lì siamo rimaste ad ammirare i monti Cuillin, la catena montuosa simbolo dell’isola di Skye. Per proseguire la nostra visita verso nord, siamo dovute ritornare a Broadford, per cui di nuovo le stesse montagne, lochs e pecore ma da un punto di vista differente.


Lungo il tragitto ci siamo fermate allo Sligachan Old Bridge, un piccolo ponte in roccia, famoso in quanto sembra che le acque del fiume che vi passa sotto siano incantate e abbiano poteri magici: immergendo il viso nelle acque e lasciandolo poi asciugare naturalmente garantirebbe l’eterna bellezza. Non ci siamo sottratte a questo rituale, non si sa mai! Al di là delle leggende, il luogo è davvero speciale; i Red Cuillin, le colline più basse e arrotondate della catena montuosa dei Cuillin, fanno da cornice a questo angolo di paradiso che nella stagione della fioritura dell’erica si tinge di rosa.
Dopo una quarantina di km direzione nord, la tappa successiva è stata Dunvegan Castle, che si erge su uno sperone roccioso che domina la riva del Loch Dunvegan. Il castello è stato la dimora del clan MacLeod per oltre otto secoli, i giardini che lo circondano sono una sorta di oasi dove si trovano le piante più disparate, piccole piscine naturali e cascatelle, ti pervade un senso di tranquillità.


Un’altra ventina di km verso il punto più a ovest di Skye e siamo arrivate a Nest Point Lighthouse, ovvero il classico faro bianco visitato da molti turisti e che è una tappa obbligata per chi viene sull’isola. Bella e selvaggia la strada per arrivare fino al parcheggio, altrettanto bello ma molto stancante il sentiero che conduce al faro e che si affaccia su un piccolo braccio dell’oceano. È un luogo che lascia a bocca aperta per i colori, le impressionanti scogliere e la magnificenza della natura.
E siccome le giornate sembrano non finire mai, prima del rientro ci siamo fermate alle Fairy Pools, le piscine delle fate. Il sole cominciava ad abbassarsi e lo scenario che si è presentato ai nostri occhi è stato di pura magia! Lungo il corso del fiume Brittle e ai piedi dei Black Cuillin, dove esso ha origine, si sono create una serie di piscine naturali di acqua cristallina che conferiscono al luogo un’atmosfera di puro incanto. L’unica pecca sono stati i midges, piccolissimi moscerini che pungono e non danno tregua.


L’indomani abbiamo fatto un altro incredibile giro, a 65 km circa a nord di Broadford, nella penisola di Trotternish, dove abbiamo iniziato con la visita a Fairy Glen, la valle delle fate. È un luogo veramente incantevole, il sentiero da percorrere si dipana intorno a piccole collinette arrotondate, si ha proprio l’impressione che l’area sia abitata da fate, in realtà sembra che le formazioni geologiche che vi si trovano siano il risultato di una frana. Abbiamo passato un tempo lungo a camminare in lungo e in largo su queste colline, ci siamo fermate ad ammirare la conformazione del territorio e aspettato che gli altri turisti se ne andassero in massa. Così è stato dopo poco, ci siamo ritrovate con una manciata di persone tranquille e abbiamo potuto godere del silenzio misterioso che aleggiava intorno a noi.
Siamo ripartite in direzione della costa est, senza sapere cosa ci aspettava lungo il tragitto. Da Uig siamo andate verso Staffin passando da una zona chiamata Quiraing, ovvero un altopiano vulcanico situato nella parte orientale del Meall na Suiramach, nella penisola di Trotternish, dove la natura sconfinata e i colori incredibili lasciano senza parole. Non essendoci presenza umana, se non per i pochi turisti incontrati, la sensazione è quella di essere catapultati indietro nel tempo, in un’era quasi giurassica! Ad un certo punto ci siamo trovate davanti delle pareti rocciose di una bellezza spettacolare, non c’era molto spazio lungo la strada per fermarsi, ma una brevissima sosta era dovuta, se non altro per sentirsi così piccole di fronte a tanta maestosità. Lasciandoci alle spalle queste montagne rocciose, dove decine e decine di persone erano intente a camminare lungo i percorsi di trekking, siamo scese verso la costa in cerca della cascata che si butta in mare, purtroppo però l’accesso era chiuso per lavori, per cui poco più avanti abbiamo incontrato Lealt Falls, un’altra cascata con meno fascino probabilmente, ma il paesaggio tutto intorno lascia senza parole, qui abbiamo riposato guardando il mare dall’alto di una scogliera incredibile.


L’ultima tappa prima di rientrare a casa è stata la visita a Old Man of Storr, un pinnacolo che è uno dei simboli di Skye e che incorona il Monte Storr, il punto più elevato della penisola di Trotternish. Dal parcheggio parte un sentiero che, in circa 40 minuti, porta fino al pinnacolo; non è difficile arrivarci, ma è abbastanza faticoso perché il sentiero sale e poi quel giorno il sole con i suoi 28° non ha agevolato il cammino, ma mentre mia sorella ha preferito fermarsi lungo un piccolo torrente a rinfrescarsi, io ho proseguito con tenacia e una volta arrivata ho potuto rendermi conto della bellezza del luogo, di queste rocce di basalto e del verde intorno e della vista sul loch in basso e più avanti il mare, spettacolare! Una sosta a Portree, la città più grande dell’isola che si trova a sud della penisola di Trotternish e conosciuta per le casette colorate del porto e le sue stradine ricche di negozi e pub, e poi a casa.
Sembra tutto così vicino, da un posto ad un altro sono venti, dieci, sei minuti, ma alla fine della giornata quando li sommi tutti, ti rendi conto che hai percorso grandi distanze, perché se è vero che la strada che percorre l’isola da sud a nord è bella grande e comoda, ma ci sono anche stradine di montagna, e soprattutto le meraviglie che si incontrano lungo il percorso ti portano per forza a fermarti e magari a volte fare anche delle deviazioni che allungano il viaggio.
Il quarto giorno abbiamo salutato Skye molto presto, la pioggia della notte aveva rinfrescato l’aria e il primo tratto del viaggio ci ha regalato la vista della nebbia che copriva in parte le colline e se ne stava immobile a pelo dell’acqua a mostrarsi in tutta la sua particolare e affascinante magia, un saluto malinconico…


Lungo il tragitto per Edimburgo il cielo si è aperto e tra nuvole gonfie bianco/grigie il sole faceva capolino scaldando gli animi. Dopo aver consegnato la macchina abbiamo preso il tram e siamo arrivate al nostro albergo in città, un palazzo con la moquette scozzese sulle scale e il pavimento del bagno storto e infissi d’epoca, situato non molto distante dal centro che abbiamo raggiunto dopo una bella passeggiata. Edimburgo vale una visita, è una città molto bella, il centro storico è un susseguirsi di vicoli e monumenti antichi, il castello si trova su una collina, ci sono parchi bellissimi, la sensazione che si prova è quella di essere in una città aperta e allegra nonostante il colore scuro degli edifici di alcuni quartieri. Ci si sente a proprio agio, si visita a piedi con grande piacere, ma è vero anche che forse avremmo dovuto programmare una sosta in città prima di immergerci nella totale natura selvaggia dell’Isola di Skye e non il contrario, perché passare da un luogo meditativo ad un altro che è l’opposto è un po’ destabilizzante. La nostra mini vacanza in terra scozzese si è conclusa con il volo cancellato mentre eravamo in aeroporto, per cui dopo varie vicissitudini abbiamo passato un’altra notte in città, l’indomani mattina abbiamo di nuovo riattraversato la città e pranzato in un locale vegano e nel primo pomeriggio siamo riuscite a partire. La Scozia merita di essere visitata con calma, pensiamo già ad un prossimo viaggio da queste parti!

 

Daniela Falconetti
 
 
 
 
 
 
 
 

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13/8/2023 - 12:52

AUTORE:
AUTRICE Paolitas

Daniela cara SEI LA MIA INVIATA SPECIALE, una grande viaggiatrice curiosa della vita che sa sognare pensare organizzare e godere di ogni viaggio.
Donna instancabile ingorda di luoghi storie e incontri. Io aspetto ogni tuo racconto per andare in quei posti a me sconosciuti e impossibili da visitare, pensa che con te riesco ad essere li, ammirare ogni cosa con i tuoi occhi. A te sono GRATA.