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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . mia nonna aveva le ruote era un carretto. La .....
. . . la merda dello stallatico più la giri più puzza. .....
. . . ci siamo eruditi, siamo passati da Rametti a .....
Ripetere 1000 volte la verità assoluta dei fatti con .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Tirrenia, 15 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
di Matteo Renzi
Orgogliosi di essere quelli là, quelli del Jobs Act.
Jobs Act: i numeri della realtà smontano slogan e balle

9/8/2023 - 19:44

Orgogliosi di essere quelli là, quelli del Jobs Act.
Jobs Act: i numeri della realtà smontano slogan e balle
Matteo Renzi — 8 Agosto 2023

I numeri che trovate qui accanto sono numeri, sono fatti, sono macigni. Sono numeri, indiscutibili: il professor Marco Fortis è noto per il suo rigore scientifico e il puntiglio accademico. Sono fatti, immodificabili: rappresentano il cammino che ha fatto il mercato del lavoro nell’ultimo decennio, da quando cioè scegliemmo di intervenire con una misura finalmente organica.
Sono macigni, inamovibili: dimostrano che finché la sinistra non farà i conti con il JobsAct non sarà mai credibile nel pronunciare la parola “lavoro”. Ci è stata costruita addosso una narrazione populista: siamo stati dipinti come quelli che non vogliono il lavoro stabile e ben pagato ma che hanno permesso l’occupazione precaria e lo sfruttamento. La più grande panzana della storia politica italiana recente assieme all’abolizione della povertà per decreto.
Che il lavoro sia profondamente cambiato, in Italia e nel mondo, non lo abbiamo deciso noi. Noi abbiamo aumentato i lavori a tempo indeterminato e abbiamo messo in tasca al ceto medio mille euro netti all’anno, i celebri 80€. Dunque noi abbiamo dato più sicurezza e più soldi. E il Jobs Act è stato molto altro, a cominciare dal divieto delle dimissioni in bianco, pratica squallida che noi abbiamo vietato come era sacrosanto fare.

Ma la sinistra estremista ha capito che l’unico modo per sconfiggere il riformismo era mettere in circolo bugie e fakenews, aggressioni personali sui social e nelle piazze e narrazioni strappalacrime contro gli sfruttatori. Il Jobs Act è diventato il nemico da abbattere. Il totem da bruciare. Lo scalpo da ottenere. Fateci caso: chi attacca il Jobs Act non ha la minima idea dei numeri del Jobs Act. Non accettano mai un confronto sui dati perché possono andare contro di noi, ma non contro l’ISTAT.
E allora diciamolo, anche in vista delle Europee.

 Noi siamo orgogliosi di essere quelli là, quelli del Jobs Act. Perché è stata l’unica misura capace di creare oltre un milione di posti di lavoro. Chi è contro il Jobs Act vive di slogan, non di numeri. Vive nell’odio di classe, non nella realtà.


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9/8/2023 - 23:53

AUTORE:
Massimo

...tu non legga la Voce del Serchio. Comunque, informati all'Istat per i numeri e alla Corte Costituzionale per le sentenze, sembrano avere idee diverse dalle tue.