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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
di Umberto Mosso
“CONSIDERARE E COMPRENDERE”, QUESTA E’ BELLA!

14/11/2023 - 13:21

“CONSIDERARE E COMPRENDERE”, QUESTA E’ BELLA!

 

Anche un orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno. Così oggi, dopo anni o forse come mai prima, lo scassatissimo congegno disinformativo di Travaglio batte la notizia giusta per ricordare a 4mila docenti universitari italiani, che chiedono al governo l’interruzione immediata di ogni rapporto con le analoghe istituzioni israeliene, che non conoscono la storia né dell’istituzione dello Stato di Israele, né del seguente conflitto israelo – palestinese. E che tanta solerzia non l’hanno manifestata nei confronti di Iran, Siria, Arabia e Qatar.

In questi giorni tragici la macchina della disinformazione, ormai dilagante, ha diffuso una versione che i poco chiarissimi proff rilanciano invitando a “considerare e comprendere le determinanti e antecedenti a questa violenza (il massacro di Hamas del 7 ottobre ndr) da ricercarsi nella illegale occupazione che Israele impone alla popolazione palestinese da oltre 75 anni, attraverso una forma di segregazione razziale ed etnica” (sic!).

I così consideranti e comprensivi verso i tagliagole di Hamas, nascondono che Israele non esiste per avere occupato con la violenza una parte del territorio della Palestina, ma sulla base di una risoluzione dell’ONU, la 181 del 1948, che definiva i confini di due Stati, quello israeliano e quello palestinese. Usa e Urss, tra i primi, riconobbero i due Stati e gli israeliani presero possesso legittimamente del loro, mentre i paesi arabi confinanti non fecero altrettanto, ma aggredirono militarmente Israele, che respinse l’attacco e dilagò, per ovvi motivi di sicurezza, in Galilea est, Gerusalemme ovest e in parte del deserto del Neghev verso l’Egitto.Un anno dopo Israele si ritirò da Gaza, che fu occupata dall’Egitto, e dalla Cisgiordania che fu annessa all’omonimo regno. Quei territori palestinesi, dunque, furono occupati dai due stati arabi, non da Israele, fino al 1967, quando i due stati arabi li persero di nuovo, assieme al Sinai, dopo la sconfitta del nuovo attacco contro Israele nella Guerra dei Sei Giorni.Nel 1978 Israele restituì all’Egitto, con il quale firmò la pace, i suoi territori, ma gli egiziani non vollero Gaza che giocoforza rimase occupata da Israele che la restituì alla costituita Autorità Nazionale Palestinese nel 2005, facendo l’errore di consegnarla praticamente all’influenza di Hamas. Nel 1993, quando anche l’OLP e la Giordania firmarono la pace con Israele, cominciò il percorso definito dal trattato di Oslo per la costituzione dello Stato Palestinese oltre che a Gaza anche nella Cisgiordania.

Un percorso difficile, visti i precedenti aggressivi dei paesi Arabi confinanti, i quali, ad eccezione di Egitto e Giordania, hanno ancora oggi scritto nelle loro Costituzioni l’obbiettivo di cancellare lo Stato di Israele. Quel percorso di pace, che sanciva l’accordo internazionale sulla linea Due popoli Due Stati, tornando ai principi della risoluzione 181/48 dell’Unu con opportune modifiche che garantissero la sicurezza di Israele da nuovi attacchi da parte dei paesi che non l’avevano mai riconosciuta e si rifiutavano anche di riconoscere Oslo, fu interrotta dall’assassinio di Rabin ad opera di un estremista della destra nazionalista israeliana, che meglio non avrebbe potuto fare un terrorista di Hamas. La pressione dei guerrafondai arabi si fece forte su Arafat, come quella dei nazionalisti israeliani sui loro governi e la diffidenza di Israele sulle reali capacità di governo dei palestinesi da parte del leader dell’OLP, del tutto giustificata nonostante Arafat contestatissimo da Hamas per le sue posizioni trattativiste, ha prodotto la progressiva, questa sì comprensibile, blindatura difensiva di Israele anche in Cisgiordania. Ma non a Gaza, mai più occupata da Israele dal 2005 fino ad oggi.

A Gaza dove, errore della destra israeliana e di Netanyauh, Hamas prosperava tra i miliardi di Iran e Qatar e ogni traffico di armi e droga con la criminalità anche occidentale, si radicava il fondamentalismo islamista e si organizzava il terrorismo. In un sistema dittatoriale che non ha niente a che vedere con la liberazione del popolo palestinese. Ma le risoluzioni dell’Onu contrarie all’espansione dei coloni israeliani in Cisgiordania? Dicono i proff.

Ma la madre di tutte le risoluzioni ONU, la 181 che, rifiutata dagli Stati Arabi, negano oggettivamente anche loro parlando di “occupazione da 75 anni da parte di Israele”, accreditando la versione, antistorica e illegale, dei guerrafondai e ora dei terroristi di Hamas? Se non si riconosce quella e la legittimità dello stato di Israele da 75 anni, non hanno senso neanche le risoluzioni seguenti. E l’apartheid? Gli arabi israeliani sono più liberi dei cittadini di Gaza, votano liberamente, hanno i loro partiti alla Knesset e sono stati anche in alcune coalizioni di governo. Gerusalemme o Tel Aviv, anche oggi, non hanno niente a che vedere col Sud Africa dei boeri.

Avete il diritto di firma, cari proff, ma questa volta avete firmato la vostra nomina ad asini di ruolo, oltre che cattivi maestri.

Considerate questo e invece di chiedere comprensione per i presupposti, sbagliati, motivi dei massacratori di civili inermi, sui quali sorvolate (un ebreo più o uno meno cosa vuoi che sia?), comprendete la vostra vergogna.

Ripassate la storia e tornate alla prossima sessione, bischeri! 

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