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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . . . . . . . . . a tutto il popolo della "Voce". .....
. . . mia nonna aveva le ruote era un carretto. La .....
. . . la merda dello stallatico più la giri più puzza. .....
. . . ci siamo eruditi, siamo passati da Rametti a .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Pisa, 24-27 giugno
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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La mia nonna Alina n.8

20/11/2023 - 9:03


Alina , la mia nonna materna era una donnina piccola e grassottella, con un bel viso dai lineamenti eleganti e delicati e due occhi di un azzurro chiarissimo, che nei giorni di pioggia diventavano verde acquamarina.
Quegli stessi occhi grandi e buoni, che oggi vedo nel volto di mio figlio Gabriele.
E’ il più bel regalo che potesse farmi.
“Sembrano due sputacchi nell’acqua”, gli diceva spesso mio nonno per prenderla in giro.
Ho adorato quegli occhi da piccola, perché ci trovavo dentro tanta dolcezza e tanto amore.
Li ho cercati da grande, trovandoci sempre fiducia e conforto.
“E’ finita la guerra, finirà anche questa”, era solita dire lei quando in casa c’era qualche problema che non si risolveva.
Questa frase mi è sempre risuonata nelle orecchie in ogni momento difficile della mia vita, aiutandomi a superarlo con speranza..
E’ stata la mia compagna di giochi preferita, e nello stesso tempo anche il cardine attorno al quale ruotava la vita di tutta l’intera famiglia. Una tribù composta oltre che da me,dalla mia mamma, dal mio babbo e dal mio fratello, anche dal fratello e dalla sorella della mamma con coniugi e relative cugine. E chiaramente da loro, il nonno e la nonna, che avevano voluto tenere i figli con sé per tutta la vita.
Questa grande famiglia nella quale ho vissuto era apparentemente guidata dal nonno Alfredo, grande imprenditore, grazie al quale era permesso a tutti noi di fare una vita agiata e senza preoccupazioni.
Ma il vero capitano della nave era lei!
Una donna che pur avendo la possibilità di vivere nel lusso, preferiva aiutare gli altri. Non amava gli eccessi, e ci ripeteva continuamente che era importante oltre a star bene noi far star bene più persone possibile visto che potevamo farlo avendo più del necessario.. Ogni giorno preparavo con lei dei cestini con cibo di vario genere, che mettevamo sul muretto davanti casa per i poveri che passavano a ritirarli.
“Sbrigati Maria Teresa, aiutami, facciamoglieli trovare pronti, così non si dovranno umiliare a chiedere. Di nascosto da mio nonno ci metteva anche qualche soldino.
Era una donna buona,molto caritatevole, che voleva bene a tutti, ed era sempre pronta a giustificare chi faceva qualcosa di brutto.
Anche quando lei e mio nonno subirono una rapina a mano armata, e mio nonno augurava la morte a queste persone che gli avevano puntato la pistola al collo per prendergli tutti i soldi, lei continuava a dire che infondo erano stati ladri “alla buona”, perchè non gli avevano fatto del male.
La sua giornata iniziava la mattina molto presto, verso le 5 scendeva in cucina, e mentre ascoltava il “giornale radio”, preparava tisane e infusi per tutti.
Acqua di malva, acqua di gramigna, acqua di camomilla, venivano sistemate sul davanzale della finestra in una fila di bicchieri, che ognuno di noi poi si sarebbe bevuto. Le erbe per farle le raccoglievamo insieme io e lei la domenica pomeriggio, nei campi intorno alla grande vecchia casa dove abitavamo, poi ci mettevamo insieme a pulirle sul grande tavolo con il piano di marmo della cucina.
Lei mi raccontava storie della sua vita, ed io ascoltavo incantata dai mille particolari che mi descriveva, che mi permettevano di entrare nella scena e viverla insieme a lei.
Le guerre erano spesso l’argomento principale, di cui parlava commuovendosi. Era nata nel
1909, quindi della prima aveva ricordi molto confusi essendo molto piccola, anche se alcuni episodi, come quello della distruzione dei libri della scuola da parte dei tedeschi, l’avevano così ferita, che nella sua vita ha comprato enciclopedie e libri in quantità a tutti noi nipoti. Della seconda mi ha raccontato innumerevoli episodi,era ormai sposata e aveva due figlie, la mia mamma e la sorella più grande di tre anni. La casa era stata sequestrata dai militari tedeschi che vi avevano installato il comando generale di zona, permettendogli però di continuare a viverci anche a loro. Si trovarono quindi a subire questa difficile convivenza. Nonostante la situazione difficile che si era creata,lei riuscì anche con queste persone a creare un rapporto familiare e amorevole. Ognuno di loro gli parlava della famiglia lontana, dei figli che non vedevano da anni, e anche se non erano mancati momenti di difficoltà e tensione, lei dopo tanto tempo riusciva a parlare di queste persone che li avevano privati di ogni libertà, con affetto e compassione.
Un esempio impeccabile di amore incondizionato,
Non mi sono mai stancata di ascoltarla, e ancora oggi risuonano in me le sue parole con tanta nostalgia.
Era una lavoratrice instancabile, prima di andare al mercato, dove con il nonno gestiva un banco di tessuti, preparava il pranzo. Sempre due primi, due secondi , due contorni, e un dolce. Per accontentarci tutti.
Lavorava tutto il giorno, in casa e nell’attività del nonno, sempre con il sorriso sulla bocca, e con quegli occhi che sprizzavano gioia e gratitudine.
Sempre pronta a consolare tutti, e a dare spunti di riflessione sui veri valori della vita.
Nei miei ricordi d’infanzia lei è sempre presente, e sempre in maniera piacevole.
Pur avendo fatto solo la terza elementare è riuscita a essermi di supporto anche durante gli anni dell’università.
Si prodigava nel sostenermi quando avevo gli esami, e consolarmi quando ero scoraggiata. Portava dentro di sé un grande dolore, quello di avere perso la sua prima figlia adorata, Tosca, morta dieci giorni dopo la nascita.
Il suo grande rammarico era quello di non aver fatto abbastanza per salvarla:
Ma era diventata anche la sua forza, perché più tardi, quando gli si erano presentati nuovi problemi con la mia mamma, nata con una malformazione congenita ai muscoli del collo,non aveva ascoltato nessuno e contro il parere di tutti, con la forza di una leonessa aveva preteso di provare a consultare un luminare fiorentino, piuttosto che fermarsi ai consigli del medico di paese. E l‘aveva fatta guarire. Di questo era molto orgogliosa. Mi ha sempre incitata a non arrendermi davanti alle prime difficoltà, ad avere pazienza e insistere.E’ stata un grande esempio di dedizione e forza di volontà.
una donna che ha dedicato la sua vita al culto della casa e dei figli,, lasciandoci come eredità preziosa il ricordo dei suoi consigli ma soprattutto l’esempio della sua vita.
 
Maria Teresa Caggiano Ricasoli

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