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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
Di Umberto Mosso
La lunga strada della storia migliore

24/11/2023 - 7:59


LA STRADA LUNGA DELLA STORIA MIGLIORE.

Mi scuso se inizio scrivendo di me. Sono nato e vissuto fino a ventiquattro anni in una famiglia di donne. Mia nonna, che fino alla sua fine, governava la casa come una generalessa, mia madre spesso, si dice oggi, impegnata nel sociale, tre sorelle, due più grandi che avevano dettato il tono femminile dell’educazione famigliare, e un fratello arrivato quando già cominciavo a guardare fuori casa. 

Mio padre era, più o meno, quantitativamente assente per lavoro, ma non qualitativamente. Ricordo che un giorno, avrò avuto undici anni, mi dette una regola di comportamento.

“Puoi dire, con delicatezza e senza insistenza, ad una donna, che è molto bella” mi disse “ma non devi aggiungere che vorresti darle un bacio”. “Se sarai attento a lei” aggiunse “lei ti farà capire se si o no e tu dovrai rispettarla ad ogni costo”.

Inutile fare qui una analisi socioculturale di questa regola. Io mi ci sono sempre attenuto, anche a costo di soffrirne. Capita.

Eravamo alla fine degli anni ’50, il femminicidio si chiamava ancora omicidio e il primo che ricordo vagamente era stato quello di Wilma Montesi, una ventiduenne trovata morta sulla spiaggia romana di Capocotta alla vigilia di Pasqua del ’53.

Un femminicidio che non ebbe mai un colpevole, dopo indagini e processi che videro coinvolti e assolti esponenti DC di primissimo piano e alti gradi della Questura romana. 

Allora il codice penale puniva ancora “l’adulterio” femminile e in misura minore il “concubinato” maschile e concedeva forti attenuanti per il, così detto, delitto d’onore, commesso per lo più agli uomini.

L’adulterio e il concubinato verranno abrogati dalla Corte di Cassazione con due sentenze del ’68 e del ’69.

Il delitto d’onore, la previsione del matrimonio riparatore e le attenuanti per l’abbandono del minore frutto della colpa, furono cancellati solo nel 1981.

Fu il seme della coscienza antiautoritaria del movimento del ’68, ma soprattutto il movimento delle donne che irruppe nella società, diventando di massa nella prima metà degli anni ’70 e la sua capacità di influire sulle Istituzioni, che porterà alla riforma del diritto di famiglia del ’75 che sancì il passaggio dalla “potestà maritale”, sulla coniuge e sui figli, all’uguaglianza tra i coniugi e alla potestà genitoriale, all’abbassamento della maggiore età dai 21 ai 18 anni e altre riforme che seguiranno.  

Senza dimenticare la legge istitutiva del divorzio del ’70 e la sua conferma nel referendum del ’74 che disse No all’abrogazione.

Come al solito l’Italia c’è, dalla Costituzione alle leggi in continua evoluzione (dalle unioni civili al divorzio breve al codice rosso) ma, purtroppo, non ci sono molti italiani.

Quello che va rimarcato è che in questo, lungo e faticatissimo percorso civile, le forze conservatrici di destra hanno per lo più fatto sentire il loro peso negativo ritardando, ostruendo, opponendosi in nome di una visione della vita, della famiglia e dei rapporti tra i generi che non si può non definire, nonostante la saturazione semantica, che patriarcale. Ed è solo un eufemismo. 

Dunque è giusto parlare di cultura e indispensabile parlare di educazione all’affettività. Non solo verso il mondo giovanile, ma direi permanente. Non solo in famiglia o a scuola, ma in tutti gli ambiti sociali, e aggiungo politici, dove è necessario e possibile.

Non entro nel merito dei programmi, dei contenuti e soprattutto delle modalità che, in una società che vuole mantenere viva la libertà, rafforzare la democrazia ed estendere i diritti, dovranno raccogliere il consenso sociale, culturale e politico più ampio. 

Mi limito solo a dire che, fatta salva l’indispensabile lotta senza quartiere al femminicidio, una orrenda specificità, a mio modo di vedere tutto parte dal radicamento in ogni coscienza del ripudio dell’assassinio, e della violenza come mezzo di “regolazione” del rapporto tra le persone.

Se si vive se stessi come persona che mai, in nessuna condizione o circostanza, toglierebbe la vita ad un’altra o le userebbe violenza, un gran tratto di strada sarebbe fatto.

Non tutto, certo, e il tratto che resta è  l’indispensabile educazione all’affettività. E non smetto di aggiungere anche il vero e proprio addestramento delle donne all’autodifesa. 

Il male, anche quello inflitto dagli uomini alle donne, si combatte e si vince insieme. Il “tutti colpevoli” spegne la società giusta e la sua, pur difficile, storia migliore. Passata, presente e futura.

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