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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

Palio Rionale Vecchianese
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Circolo ARCI-Migliarino
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Comune di Vecchiano- Nuova Allerta Meteo Gialla in arrivo
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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di Fabiano Corsini
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Pisa, 24-27 giugno
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
di Claudia Fusani 24-11-2023 - 08:22
Botta e risposta Meloni-Renzi: quando la narrazione sbatte contro la realtà

24/11/2023 - 9:39

Ieri novanta minuti di question time al Senato. Il racconto della premier: “Va tutto bene, abbiamo fatto ottime cose, lo dicono le borse e lo spread”. Poi le provocazioni su Bin Salman e la benzina. Toni e clima da comizio. Mentre la realtà racconta di famiglie sempre più povere e di una maggioranza sempre più litigiosa. Il leader di Iv: “Lei non è Cenerentola e il risveglio sarà difficile”

 E’ stato un po’ come quell’adagio toscano dove un signore chiede ad un altro: “Dove vai?”. E l’altro: “Sono cipolle”. Il primo signore accetta allora di cambiare argomento: “Ah, bene. E quanto al cento?”. E l’altro, “vado a Lucca”. tornando alla prima domanda senza aver risposto neppure alla seconda.

Ovverosia, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. E non c’è traccia negli anni di un premier time - cioè quando il Parlamento ottiene la presenza del capo del governo in aula per un confronto diretto su temi dell’agenda politica - che sia stato così vago nelle risposte. Eppure le domande dei parlamentari, di maggioranza ed opposizione, devono essere presentate scritte in modo che il Presidente del Consiglio possa avere il tempo di rispondere nel merito, puntualizzando quello che serve. E’ durato un’ora e mezza ed è stato, purtroppo, un comizio il cui miele è stato interrotto al terzo intervento su nove, quello del leader di Iv Matteo Renzi. E un pomeriggio sonnacchioso ha ritrovato il brio, la vivacità e anche la crudezza della vita vera. 
Meloni 1 e Meloni 2 
Come se Meloni premier non riuscisse ad uscire dalla Meloni leader dell’opposizione, la Meloni 1, vecchio stile, riuscisse sempre a prevalere sulla Meloni 2, la presidente del consiglio di tutti gli italiani. Soprattutto quei sei milioni di famiglie italiane, rilevazione Istat (erano 5 milioni e due l’anno prima) che a metà mese hanno finito i soldi e devono affidarsi alla solidarietà di Caritas, enti benefici e quant’altro. Peccato perchè quello di ieri - secondo premier time di Meloni dopo tredici mesi che siede a palazzo Chigi - poteva anche avere buoni argomenti per il governo, se saputi spiegare: ad esempio l’ok di Bruxelles alle 144 richieste di revisioni del Pnrr, un bel sospiro di sollievo per i ministri Fitto e Giorgetti perchè sono altri 16 miliardi in arrivo a breve; ma anche i passi in avanti il giorno prima a Berlino sulle nuove regole fiscali (patto di stabilità) dell’Unione. Cioè bastava dire che “è vero, non va tutto bene”  - come ha fatto invece Meloni rifiutando ogni critica - aggiungendo subito dopo che “qualcosa sta andando nelle direzione giusta e che quindi, per questo, bisogna essere fiduciosi”. Questo avrebbe fatto un capo di governo di tutti gli italiani, responsabile e realista.

Novanta minuti 
Appuntamento alle 15. Aula completa, tutti i senatori e la senatrici indossano il fiocchino biancocontro la violenza di genere. Giorgia Meloni lo indossa su un elegante tailleur color panna. C’è tempo per ringraziare per il voto bipartisan che mercoledì ha approvato all’unanimità la stretta penale contro molestie, stalker e violenza di genere. Ma dura poco. Novanta minuti, nove domande. Comincia De Poli (centrista della maggioranza) che alza una comoda palla sull’occupazione femminile che la premier schiaccia snocciolando i numeri positivi dell’occupazione femminile e dell’occupazione in genere. Peccato che siano stipendi molto poveri e che in generale gli stipendi degli italiani sono tra i più poveri in Europa.La terza domanda è del senatore Renzi, leader di Italia viva. E il clima da favoletta deve lasciare il campo ad uno scontro vero e proprio.  Succede quando la realtà si scontra con la narrazione. “In questo momento, cara presidente del Consiglio, si trova di fronte a un racconto di se stessa per cui lei sarebbe la povera Cenerentola. Ma lei non è Cenerentola, ne’ la Bella Addormentata nel bosco, ne’ Biancaneve e i sette nani. E’ la presidente del Consiglio dei ministri che non ha fiducia nella sua squadra e che vede, mai come in questo momento, aumentare la benzina, il costo della vita, il latte, il pane, la pasta, le bollette e diminuire la qualità della vita delle persone” è l’affondo di Renzi. Toni duri, aspri, senza sconti.Non tutta l’aula si sarebbe aspettata il ring allestito proprio da Renzi. Neppure la premier che palesemente infastidita ha provato a buttarla in caciara: “Mi ha fatto un assist, parlo volentieri di come abbiamo cambiato la situazione di questa nazione”. Ha elencato “la fiducia in crescita dei mercati”, i giudizi delle agenzie di rating, lo spread “ai minimi con la borsa che cresce”. E sulla benzina, se è così cara, “perchè non  ci dà una mano lei con i suoi buoni uffici con Mohammed Bin Salman?”. 

La coerenza 
Il leader Iv l’aveva accusata: “La sua coerenza si è fermata il giorno delle elezioni” dimostrando, ad esempio, come gli italiani sono diventati più poveri in questi tredici mesi di governo. Di come certe trovate - il carrello tricolore ad esempio - non abbiano funzionato per niente. Per non parlare della benzina, appunto. Meloni gli ha ribattuto col sarcasmo su Bin Salman e citando “il record di occupazione femminile, che è forse - ha sottolineato - il risultato che mi rende più fiera”. Nella controreplica Renzi porta a casa il punto e fa game-set-match. “Ma come? Io le parlo di cose serie, del fatto che molti italiani sono smette più poveri e lei mi risponde con lo spread e bin Salman. Se ci racconta di avere la squadra migliore del mondo avrà un risveglio terribile” è la replica di Renzi. Hanno applaudito anche dai banchi del Pd. Il che è tutto dire.
Pd, Avs e M5s: “Solo annunci” 
“Solo annunci” hanno continuato le opposizioni. Il capogruppo Pd Boccia è partito alla carica: “Ogni giorno un'ammuina per far sapere quello che state facendo, ma ogni annuncio su un provvedimento viene sconfessato il giorno dopo. E’ più lungo l'elenco dei vostri dietrofront che di quello che il governo ha fatto”. Il Cinque Stelle Patuanelli ha ripescato la telefonata col falso leader africano: “Non insisto sul labile confine con situazioni tragicomiche tipo ambasciatore del Katonga - ha esordito - Ma sull'Ucraina al telefono Meloni dice una cosa e nelle aule parlamentari dice il contrario”. E la premier, dando una stoccata al Movimento: “Penso che la responsabilità della politica sia guidare la società e non rincorrerla. Mi rendo conto della stanchezza nell'opinione pubblica, ma sono convinta che difendendo gli ucraini difendiamo il nostro interesse nazionale”. Arriva anche una stoccata ai sindacati: “Registro un cambio di atteggiamento: tra il 2012 e il 2022 ci sono stati circa sei scioperi generali, uno ogni due anni, mentre adesso se ne fanno due ogni anno”. In realtà più tardi la premier ha accettato di rinviare a martedì il faccia a faccia a palazzo Chigi sulla manovra convocato per lunedì, giorno di un nuovo sciopero.  Anche con Verdi-Sinistra c’è stato lo scontro, che è arrivato fino in Emilia Romagna. Il capogruppo Peppe De Cristofaro ha parlato di “totale assenza dell'esecutivo sui danni sociali, ambientali ed economici prodotti dalla crisi climatica in atto”. Soprattutto, non arrivano i soldi. Falso, ha replicato la premier. “Il governo ha assunto all'indomani misure eccezionali e immediate ma la piattaforma dell'Emilia Romagna per la destinazione dei fondi è diventata operativa due mesi dopo l’ordinanza”. Insomma, ha scaricato sulla regione Emilia Romagna e sul presidente Bonaccini. Che non è un senatore e non ha potuto replicare. Rispondendo a una interrogazione del Pd, Meloni ha ribadito l’intenzione del governo di “rivedere” la misura sulle pensioni “con particolare riferimento al tema degli operatori sanitari e, in ogni caso, faremo in modo che non subisca alcun tipo di penalizzazione chi accede alla pensione di vecchiaia e chi ha una elevata anzianità contributiva”.
Legge di bilancio in ritardo 
Eh già, la legge di bilancio. Grande assente del premier time. E su cui Meloni avrebbe fatto fatica a mettere insieme una risposta. Le cose non stanno andando come lei stessa aveva immaginato ed auspicato: i tempi si allungano e anzichè chiudere tutto a metà dicembre come previsto da palazzo Chigi si andrà come sempre fino all’ultimo giorno disponibile. La tensione nella maggioranza esce dai retroscena e va direttamente in scena. La Lega ha presentato tre emendamenti, una chiara provocazione al diktat: nessun emendamento della maggioranza. Forza Italia batte i piedi. La Lega ha visto licenziare in commissione Affari costituzionali la riforma  dell’Autonomia regionale differenziata, suo cavallo di battaglia; ieri è stata incardinata, sempre al Senato, la riforma costituzionale del premierato “la madre di tutte le riforme”. Nulla da fare invece per la riforma-bandiera di Forza Italia: la separazione delle carriere tra giudici e pm. Il ministro Nordio ha detto che può attendere. A Tajani non sta bene. Serve una soluzione. La Lega, poi, non perde occasione per provocare: ieri ha detto che “la fermata Lollobrigida dl Freccia rossa è stata inopportuna”. Mentre gli “alleati” continuano a dire che è “tuto normale”.   A seduta finita, la disputa opposizioni-Meloni è proseguita su altre arene. “La nostra premier ha sostenuto di non aver detto di voler uscire dall’euro” ha scritto su X l'esponente di Più Europa Riccardo Magi, postando un video d'archivio di un'iniziativa di FdI in cui Meloni diceva: "Noi vogliamo uscire dall’Euro”.Invece l’Europa e la Nato sono diventati, per fortuna,  i pilastri della politica estera di Giorgia Meloni. Ma non di Salvini. E, forse, neppure della sua base elettorale.








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