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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
di Antonino Monteleone
Gli orrori
Uccidere ebrei per il fatto di essere ebrei, le immagini delle atrocità commesse da Hamas

24/11/2023 - 18:05

Gli orrori
Uccidere ebrei per il fatto di essere ebrei, le immagini delle atrocità commesse da Hamas

Mi chiedo, vi chiedo: è un modo per liberare la Palestina il colpo di un cecchino contro un uomo che, seduto al tavolo della sua cucina, stava facendo colazione?

Da quando ho visto il filmato, oltre 40 minuti, che l’ambasciata di Israele a Roma ha mostrato ad alcuni giornalisti e che – senza censure – documenta alcune delle atrocità commesse dai terroristi di Hamas che, manu militari, governano la striscia di Gaza dal 2007 continuo a chiedermi: quale può mai essere una “risposta proporzionata” di fronte all’orrore che mi è passato davanti agli occhi?

Ma soprattutto qual è il modo accettabile, secondo i benpensanti che imperversano nei talk show, per ridurre a zero il rischio che gli ebrei di Israele non possano essere di nuovo bersagliati per il solo fatto essere ebrei?
Il 7 ottobre non è si è consumata una sanguinosa battaglia nella quale le forze militari di due Stati in guerra si sono confrontate, niente affatto. Quella mattina dei terroristi hanno superato il confine di Israele con l’obiettivo di uccidere quanti più ebrei possibile. Per poi passare alla profanazione dei loro corpi senza vita. E gioire e celebrare, in mezzo a festanti folle di “civili”, una volta rientrati a Gaza con alcuni cadaveri e oltre duecento ostaggi. Certo si può rifiutare la contabilità di Hamas, e provare disgusto e dolore per le conseguenze provocate sui civili palestinesi della risposta israeliana. Ma con quale coraggio si possono addebitare le sofferenze del giorno dopo, i morti e i feriti nella striscia di Gaza, alla sola reazione degli aggrediti?
I pacifisti italiani forse dovrebbero vederle quelle immagini che l’IDF ha raccolto dalle bodycam dei terroristi, dai loro cellulari e dai loro account social, ordinate cronologicamente, assieme a quelle prelevate dagli smartphone delle vittime e di molte telecamere di video sorveglianza. Avrebbero la possibilità di mettere ordine nella struttura del senso. Anche se un senso, la furia mutilatrice contro donne e uomini già senza vita, non ce l’ha. Non ce l’hanno i corpi carbonizzati. Non ce l’hanno gli spari alla cieca contro i bagni chimici al rave “SuperNova” di Re’im, il Bataclan del medio oriente.

Ma ciò che di più disturbante ho visto si consuma tra le mure delle abitazioni oggetto principale dell’attacco di Hamas. Nei kibbutz: complessi di case modeste, di famiglie semplici. È un modo per liberare la Palestina il colpo di un cecchino contro un uomo che, seduto al tavolo della sua cucina, stava facendo colazione? Si fatica a trattenere le lacrime di fronte alla sequenza di scene che scorre davanti agli occhi, nel più assoluto silenzio, a circa metà del filmato. Sono immagini di video sorveglianza. L’audio è presente solo in quelle degli spazi interni.

Le immagini di una strage
Si vede un uomo, svegliato dal rombo dei razzi e dai colpi di fucile, che corre alla ricerca di un riparo, vuole mettere in salvo i due figlioletti. Trova rifugio nell’intercapedine di un piccolo ripostiglio del giardino. Se ne accorge un terrorista che deve averli seguiti in lontananza. Così si avvicina e senza farsi sentire gli lancia contro una granata. Lo fa con un gesto leggero, una noncuranza che toglie il fiato. L’uomo fa appena in tempo a capire cosa sta per succedere e non può fare altro che trasformare il suo corpo in uno scudo.

Verrà dilaniato dalle schegge. Ma ha salvato i suoi figli, che sono vivi. Provano a scappare, ma sono visibilmente frastornati e confusi per l’esplosione. I terroristi li circondano armi in pugno e non faticano affatto costringerli a entrare in casa.
Nel tinello i fratellini tremano dalla paura, indossano solo le mutandine e sono ricoperti di sangue. Il loro sangue e quello del loro padre. Provano a consolarsi a vicenda, uno di loro ha perso la vista da un occhio, non possono trattenere urla e lacrime. «Papà non c’è più, non è uno scherzo. Capisci?» dice il più grande. «Perché? Perché siamo ancora vivi?», prosegue. Avranno tra gli 8 e 12 anni, non di più e l’orrore gli ha appena trapassato l’esistenza. Un terrorista, fucile a tracolla, fruga nel frigorifero in modo frenetico e poi si attacca a una bottiglia di coca-cola. «Voglio mia madre, mamma dove sei?» urla il più piccolo. E purtroppo, pochi minuti dopo, la madre arriverà con il supporto della sicurezza del kibbutz. Vedrà subito il corpo del marito e padre dei suoi figli. Non si regge in piedi è disperata. I suoi figli non si trovano. Ma non può piangere. L’attacco è ancora in corso, non è sicuro rimanere lì e viene portata via. Forse questa è una delle sequenze meno sanguinolente, ma tra le più strazianti. Quando la proiezione si interrompe bruscamente, così come era cominciata, nella sala siamo tutti ammutoliti.
«Dovete sapere che quello che avete visto non potrà più accadere. E siamo impegnati in una guerra il cui obiettivo è principalmente questo. Ne va della nostra stessa esistenza».

L’ambasciatore Alon Bar, non usa i giri di parole che ti aspetti da un diplomatico di carriera.«Ci sarà un’indagine severissima che non sarà priva di conseguenze – dice – su tutti i fallimenti nella rete di sicurezza». E se, da un lato, «siamo costretti a sopportare le infamanti accuse di fuoco indiscriminato sui civili, che sono completamente false» dall’altro invita a considerare «le differenti intenzioni tra chi difende la popolazione» dalla minaccia dei terroristi che «abbiamo il dovere di eliminare» e chi ha seminato il «terrore nelle case dei civili». Ma qual è la misura accettabile della reazione israeliana? Ma soprattutto quale sarà il futuro di Gaza?
«I paesi amici dicono che abbiamo il diritto di difenderci. Ma allo stesso tempo tutto quello che facciamo per esercitare questo diritto, ci dicono che è sbagliato, ma noi dobbiamo smantellare le capacità militari di Hamas e lo faremo». Su Gaza l’ipotesi è «una soluzione sul modello Unifil (la forza ONU schierata in Libano “ad interim” da 45 anni nda) che non mi convince». Come dargli torto? Dal 7 ottobre Hezbollah attacca Israele con lanci di missili che partono esattamente dalla zona sotto il controllo – teorico – dell’Onu.
L’accordo tra Israele e Hamas
Nel frattempo, con la mediazione del Qatar, un accordo tra Israele e Hamas prevede un primo rilascio di ostaggi. I media israeliani hanno diffuso un elenco con i nomi di chi potrebbe essere rilasciato. Tra di loro anche Raaya Rotem Shoshani, 54 anni e la figlia Hila di 13. Il fratello, in questi giorni a Roma ha incontrato la stampa italiana raccontando il raid dei terroristi nel Kibbutz Be’eri dove si trovata anche lui quel maledetto 7 ottobre.

Con lui c’è anche Nadav Kipnis: entrambi i suoi genitori sono stati uccisi. Altri sette membri della sua famiglia si trovano nelle mani di Hamas, ma solo per sei di loro (quattro donne e due bambine) è prevista la liberazione nelle prossime ore.Dovrà invece attendere ancora Rachel Goldberg-Polin prima di rivedere suo figlio Hersh. Porta con sé una foto che lo ritrae felice per le vie di Milano. È stato rapito al rave di Re’im. Ha scoperto che era ancora vivo grazie al giornalista della CNN Anderson Cooper che le ha mostrato un video nel quale ha scoperto che a causa dell’assalto di Hamas ha perso un braccio.

Oggi saranno passati 49 giorni senza ulteriori notizie.


Fonte: di Antonino Monteleone - Il Riformista
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