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Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

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Pisa, 17 marzo
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Comune di Vecchiano
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. . . quello che si crede sempre il migliore, ora .....
. . . la merxa più la giri, più puzza e te lo stai .....
. . . camminerebbe meglio se prima di fare il tetto .....
Ad un grosso trattore acquistato magari con l'aiuto .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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Il Castello e la chiesa di Monte Santa Maria a Vecclano Maior
di Franco Gabbani e Sandro Petri

17/2/2024 - 16:06

Il Castello e la chiesa di Monte Santa Maria a Vecclano Maior
di Franco Gabbani e Sandro Petri
 
Questa volta lo sguardo dello storico Gabbani si spinge molto più lontano dal solito, addirittura fino all'anno Mille, per raccontarci le complesse e appassionanti vicende del Castello e della Chiesa di Santa Maria, anche se i fatti maggiormente approfonditi sono quelli del 1800.
Ancora una volta emerge prepotentemente la storia di questi luoghi e la sua ricchezza, secondo me non utilizzata adeguatamente sia nella fruibilità verso chi abita il territorio, sia per supportare uno sviluppo turistico ampiamente meritato per gli eccezionali contenuti, anche archeologici.
Un impegno che tutte le Amministrazioni del Lungomonte pisano dovrebbero mettere in alto nelle liste delle loro priorità.
Ringrazio per la foto Gabriele Geraci.
Sandro Petri 
 
IL CASTELLO E LA CHIESA DI MONTE SANTA MARIA
A VECCLANO MAIOR (1)
di Franco Gabbani
 
La festa di Santa Maria in Castello si svolge ogni tre anni in ricordo dell’epidemia di “peste gialla” diffusasi in Toscana nel 1804.
Nell’Agosto di quell’anno attraccò nel porto di Livorno una nave proveniente da Cadice.
La Spagna era considerata un paese sicuro dal punto di vista sanitario per cui fu autorizzato lo sbarco senza preventivi controlli.
Il bastimento Anna Maria, in realtà, proveniva da Veracruz, era transitato per Cadice, e tutto il personale della nave era affetto da febbre gialla per cui l’epidemia si diffuse rapidamente.

La popolazione si riversò nelle campagne pisane, specialmente nella Valdiserchio, non senza impensierire e tenere in costante apprensione per il contagio la popolazione locale.
Molti livornesi sfollarono a Vecchiano e con la popolazione locale si misero a pregare intensamente.
Si levarono al cielo preghiere e si intensificarono le suppliche alla Vergine del Castello, fu fatta perfino una processione solenne affinché la popolazione fosse liberata da quel nefasto castigo.

Pochi mesi dopo, il 2 Dicembre 1804, l’epidemia cessò e la popolazione volle murata una lapide all’esterno della porta della Chiesa, a memoria del tragico avvenimento e come ringraziamento per lo scampato pericolo
 
Ma la storia del Castello e della Chiesa di Santa Maria era iniziata molti secoli prima..
 
La prima testimonianza del castello si trova, in un documento del 1092, il cosiddetto Lodo di Valdiserchio, promulgato dal vescovo Daiberto, nel quale si legge che le famiglie, dei Visconti, degli Orlandi, dei Pellari, dei Sicheri (poi Gualandi), dei Da San Casciano (poi Lanfranchi), dei Matti, dei Berizi (poi da Caprona), e dei Verchionesi si sarebbero appropriate, con gravi atti di violenza e prepotenza, del territorio di Vecclanus Maior, Vecclanus Minor, Vecclanus Liuti (2) (prenderà il nome di Vecchializia) e di Sant’Andrea in Pescaiola,  ai danni della popolazione di quei luoghi, dei piccoli proprietari e di quei cittadini pisani che vi possedevano beni.
L’intervento del vescovo mirava, perciò, a riportare l’ordine in quel territorio, anche attraverso la scomunica di coloro che non avessero rispettato quanto stabilito dal lodo.
A questa consorteria di nobili famiglie è da attibuirsi, inoltre, la fondazione della chiesa di Santa Maria e quindi anche del castrum di cui era a servizio.
 
Nel 1120, Guido del fu Ungarelli, della famiglia dei San Cassiano, fece dono all’arcivescovo di Pisa, Azzo, “suam portionem integram de castello in podio Sancta Maria de Vecclano, cui vocabulum est Sante Marie”.
Da un documento del 1136 si apprende che su un’altra porzione della chiesa aveva diritto di iuspatronato la famiglia di Ugo I di Pagano, e suo figlio Pietro, concedeva all’Arcivescovo di Pisa, Uberto, diversi beni fra cui la “ecclesiam de Veclano, cui vocabulum est Sante Marie”.
 
La posizione del Monte Santa Maria a Vecclano Maior offriva sicurezza in quanto  fortificazione posta su un promontorio scosceso, pressoché inespugnabile, inoltre, da quel luogo la vista poteva spaziare e dominare l’intera area circostante.
Il castello, irraggiungibile perché posizionato a strapiombo sul baratro, era costituito dal torrione-casa del castellano, dalla chiesa, e da altro annesso: in seguito fu rafforzato costruendo una vera domus turris per il castellano e con diverse altre torri collegate tra loro da una serie di corridoi.  
Per queste ragioni, nel XIV secolo, il castello di Santa Maria di Vecchiano divenne un importante baluardo difensivo nelle guerre fra Pisa, Luca e Firenze.
Successivamente, quando Vecchiano e il suo castello furono espugnati (anno 1344) dalle truppe del Signore di Milano, Luchino Visconti, la consorteria delle nobili famiglie non fu  più in grado di sostenere militarmente il castello, per cui venne ceduto al Comune di Pisa.
 
Passato in mano al Comune pisano, al castello di Santa Maria fu data un’organizzazione amministrativa e militare con l’assegnazione di un castellano e un certo numero di sergenti addetti a presidiarlo.
Dal numero e dal salario delle persone addette alla custodia del castello e dal loro grado militare, si può stabilire l’importanza del fortilizio nell’ambito territoriale.
Il Castellano di Vecchiano, per esempio, percepiva L. 12, cioè 2 Lire in più del Castellano di Ripafratta: da questi dati si intuisce che il castello di Vecchiano era tenuto in gran conto per la sua posizione geostrategica.
Per tutto il ‘400 il castello di Santa Maria seguì le vicende delle lotte che videro protagonisti i Visconti di Milano, Pisa, Lucca e Firenze, finché, nell’agosto del 1500, durante l’ultima battaglia tra Pisani e Fiorentini, i colpi d’artiglieria resero il castello pressoché inservibile, facendogli perdere  di fatto l’importanza militare.
 
Mentre il castello aveva ormai persa la sua importanza strategica, la chiesa di Santa Maria ne acquistava sempre di più, con grande presenza di fedeli anche perché, da tempi lontanissimi, vi si celebrava la festa della Natività di Maria.
Proprio per questo da qui in avanti ci occuperemo delle vicende che interessarono esclusivamente la Chiesa.
Nel 1550 l’epidemia di peste interessò Pisa e le comunità vicine: da Vecchiano e dalle altre località della valle del Serchio la popolazione invocò la protezione della “Madonna di Castello” affinchè la preservasse da quel flagello e, da allora in poi, le salite al Castello per ringraziare la Madonna si moltiplicarono, diventando punto di incontri spirituali. 
Ripresero anche le visite Pastorali e il Vicario dell’Arcivescovo, nell’ottobre del 1558, trovò la chiesa in ottime condizioni essendo stata restaurata grazie alle molte offerte pervenute.
Ma, solo pochi anni dopo, una nuova visita Pastorale trovò la chiesa nel più totale abbandono, usata spesso per riparo di pastori e dei loro greggi, ritrovo di sbandati, dove si consumavano anche atti indecenti.
Il rettore successivo, Gerolamo da Vecchiano, Canonico della Primaziale, non si curava di Santa Maria in Castello avendo affidato l’officiatura ad un cappellano che, a sua volta, lasciava la chiesa nelle mani di fedeli di Vecchiano e di S. Frediano.
 
Alla morte di Gerolamo da Vecchiano  divenne rettore Giuseppe Bocca che, appena un mese dopo la sua nomina, restaurò la chiesa e ristabilì una regolare officiatura.
 
Da un documento dell’Archivio Storico Diocesano di Pisa risulta che nell’anno 1680 i beni della Chiesa di Santa Maria in Castello erano di proprietà
 
della Casa Bocca Nobili Pisani lassatali Jure Legati da Galeazzo Visconti come da suo Testamento rogato da Ser Iacopo di Ser Giorgio Bonaparte da S. Miniato al Tedesco fatto il dì 8. 7bre 1473. al Pisano, e che questa Chiesa fosse di Patronato di Galeazzo Visconti  appare per due Stromenti  uno di gravezza di retrodonare li patronati di d.o Galeazzo, uno rogato da Ser Bartolommeo di Ser Jacopo Colandini da Uliveto Pisano rogato a dì 21. di Febbraio 1429., et un altro di retrodonazione rogato da Ser Pietro Roncioni sotto dì 23. Aprile dell’anno 1447. al Pisano, nelli quali si nomenavano tutte le Chiese, ed Ospedali di detto Galeazzo (…) si dichiarava detta Chiesa (Santa Maria in Castello) essere anticamente dè Visconti, et jure Legati poi esser venuta nei Bocca  (…) doppo spenta la Famiglia Bocca per Successione Ereditaria andò in Casa della Seta Nobili Pisani, dalla qual Casa dopo la morte del Sac. Ottavio Curioni, dal Sac. Prete Oratio Felice della Seta fui presentato io Can.co Bartolommeo Lanfranchi.
 
La proprietà della Chiesa passò, quindi, dai Visconti alle famiglie pisane dei Bocca, dei della Seta, dei Lanfranchi, ed infine (nel 1801) a Cosimo Agostini Venerosi della Seta: e la famiglia Venerosi della Sete è, ancora oggi, proprietaria del castello.
La Chiesa disponeva di un discreto patrimonio fondiario che costituiva la sua rendita. Una buona parte di questi terreni era stata allivellata ai Bocca e, successivamente alla famiglia Agostini Venerosi della Seta che aveva incrementato il suo patrionio acquistando  ulteriori appezzamenti a Vecchiano e a Nodica.
Alcuni di questi terreni erano stati, poi, venduti a famiglie vecchianesi che, nella seconda metà ’Ottocento (1886), continuavano a pagare i canoni dovuti al beneficio di Santa Maria.
 
Vi sono due interessanti documenti che riguardano la nostra chiesa di Santa Maria in Castello  in tempi relativamente più vicini a noi.
 
 Il primo, del 1835, è una lettera che Massimiliano Prato, gonfaloniere di Vecchiano, scrive al Vicario Generale del’Arcivescovo.
Il Gonfaloniere è il portavoce dei “Festaioli” che, incaricati di organizzare tutte le operazioni preparatorie  la festa della Madonna in Castello, sono in contrasto con il parroco, contrario alla loro decisione di far svolgere le funzioni religiose all’esterno della piccola chiesa, in previsione del gran numero di fedeli che vi avrebbero potuto prendere parte.
 
Credo di mio dovere l’informare VS. Ill.ma del modo con cui precedé la tanto combattuta Festa di Santa Maria  in Castello.

Tanto nella mattina che nella sera riuscì tutto in tranquillità veramente esemplare da giustificare la devozione che questi popoli hanno verso quella Sacra Immagine di Maria SS.
Furono fatte quelle funzioni che la circostanza esigeva, e secondo quello che era stato concertato con VS. Ill.ma. Si preparò appositamente fuori dalla Chiesa, troppo angusta per il concorso dei Devoti, un luogo da cui furono dette con molto zelo, e con molta eloquenza dal padre cappuccino le lodi di Maria il che riuscì di molto effetto religioso sulla numerosa udienza che nel più profondo silenzio le scoltava.

Ecco Monsignore che l’esito ha giustificato quelle assicurazioni che io in nome di questi Festaioli le porgeva, ed ha smentite quelle sinistre impressioni che si era tentato di suscitare nell’Animo Suo.

Posso poi di più assicurarla che tutto era stato concertato col Signore Pievano, il quale trascinato forse dai non retti altrui consigli, e non mentovando che egli aveva approvati, e fatti pubblicare dall’Altare i Festaioli che dovevano incaricarsi di queste funzioni, non pensò a fare quanto era di suo dovere presso VS. Ill.ma.  
 
                                                                Vecchiano 28 Settembre 1835
 
Il secondo documento ci fa conoscere un altro avvenimento che, nel 1862, aveva interessato il nostro “Santuario” (diventerà Santuario in occasione del Giubileo dell’anno 2000).

E’ una lettera di Giovanni Vannozzi, parroco di S. Alessandro, con la quale informa il Vicario Generale, Luigi Della Fanteria,  che:
 
esiste nella giurisdizione spirituale di questa mia parrocchia di S. Alessandro a Vecchaino, un oratorio sul monte non lungi dalla Pieve, una chiesina che porta il titolo di Santa Maria in Castello, con casa canonicale, in cui vi è eretto un Benefizio tuttora vacante di Patronato della nobile famiglia Agostini di Pisa.

In questi giorni passati è rovinata in d.a casa canonicale una parte del tetto sopra la stanza che serve di cucina, per cui in occasione di pioggia verrà offesa anche la sagrestia di chiesa che è al di sotto con grave danno del sano legname; e perciò avvi bisogno di un pronto restauro.

E’ di necessità assoluta il far visitare a persona intelligente tutto intorno al tetto del fabbricato ed in modo speciale quello della Chiesa, onde sia restaurata la parte non sana, per non trovarmi al dispiacere d’impedire l’accesso alla medesima a questo mio popolo il quale spesse volte nel corso dell’anno è solito concorrervi a venerare l’immagine ivi eretta. (…)
 
dalla canonica di Vecchiano lì 14 7bre 1862
 
A conclusione sarà utile riportare quanto venne rilevato dal Cardinale Maffi, nella visita svoltasi nel 1906.
Egli ci ragguaglia sulla presenza, nel vano liturgico di Santa Maria, di tre altari: il maggiore con il quadro della Vergine col Bambino e due altari laterali, uno dedicato alla SS. Trinità e uno dedicato a S. Ansano.
Erano state erette anche, tre Confraternite, della SS. Trinità, di S. Ansano, di Santa Maria di Castello, quest’ultima esercitava le pratiche religiose nella pieve di S. Alessandro, associata alla Confraternita del S. Rosario, con l’eccezione per i giorni prescritti in cui le pratiche dovevano essere fatte nel Santuario: l’8 settembre, festa della natività della Madonna, la domenica successiva, per le processioni e per i tridui in occasione di calamità, per ottenere grazie dalla Vergine o per ringraziamento.
 
Purtroppo la Chiesa è stata spesso oggetto di atti vandalici; ma i danni più gravi sono stati quelli che, nel 1944/45,  causò il secondo conflitto mondiale.

La Chiesa è stata poi restaurata su iniziativa di un comitatato cittadino e del pievano Don Gino Barzacchini: il restauro portò ad una modifica del vano liturgico, dei tre altari  esistenti, quelli laterali furono tolti, rimase solo l’altare maggiore dedicato alla Madonna.

Dal 1991 è il Gruppo Archeologico Vecchianese che si prende cura della Chiesa di Santa Maria in Castello.
 
Fonti Archivistiche:
 
Archivio Storico Comune di Vecchiano: Documenti da catalogare.
 
Archivio Storico Diocesano – Pisa: Carteggio delle Parrocchie. Cancelleria 21, Fascicolo N. 51
 
Archivio Storico Diocesano – Pisa: Carteggio delle Parrocchie. Cancelleria 21. Vecchiano, Fascicolo N. 27.
 
Noferi M., Vecchiano storia del territorio e delle sue chiese, Felici Editore, 2008.
 
Noferi M., Il Castello di Santa Maria a Vecchiano, Felici Editore, 2009.
 
 
 
NOTE
 
1 Il Castello e la Chiesa presero il nome Santa Maria dal “poggio” detto di Santa Maria.
 
2 Così chiamato probabilmente perché terreno prevalentemente paludoso.

 
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18/2/2024 - 10:02

AUTORE:
Gabriele

Complimenti per il lavoro svolto sulla storia sul Castello e la chiesa di monte Santa Maria...

Grazie