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Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

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Pisa, 17 marzo
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Comune di Vecchiano
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. . . quello che si crede sempre il migliore, ora .....
. . . la merxa più la giri, più puzza e te lo stai .....
. . . camminerebbe meglio se prima di fare il tetto .....
Ad un grosso trattore acquistato magari con l'aiuto .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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La rannata e il bucato.

19/2/2024 - 21:36



Intorno alla casa del contadino apparivano, ogni 10-15 giorni, secondo la consistenza numerica della famiglia o dell'impegno della stagione, lunghissime file di panni stesi al sole, appesi a fili di ferro tesi fra il fico e la casa, fra il fienile e il pozzo o fra la stalla delle vacche e lo stollo del pagliaio.
Era la giornata del bucato, quando si lavavano mutandoni di lana e lenzuoli di lino, camicie e fazzoletti, asciugamani e, se c'erano giovani donne in casa, una lunga serie di rettangolini di stoffa ruvida e bianca.
Teli e gambali a capallingiù erano tenuti su, lontani dalla polvere e dagli schizzi di mota, da forcelloni di legno e tutta l'aia sembrava una gran fiera del bianco o la tolda di una vecchia nave rimessa a nuovo col gran pavese innalzato in onore della massaia.
Noi bambini si giocava a rimpiattino fra le fila dei teli, correndo a braccia tese, alla cieca, sapendo, ma facendo finta di non sapere, cosa ci fosse dietro quel muro bianco, godendo dei freschi schiaffi delle maniche di camicia non ancora asciutte, suscitando le ire della massaia che ci urlava di avere le mani sporche e di lasciare segni sulle lenzuola:

"O vituperi, tanto c'è questa scema che lava e poi 'un costa nulla fa 'r buato!"
La preparazione della lavatura era più laboriosa del lavaggio stesso ed impegnava anche gli uomini.
Il ranno, quell'acqua grigia e scivolosa, dove andavano a morire affogate e attirate da un odore di nonsocchè decine di mosche, vespe e anche qualche lucertolina, era preparato il giorno precedente il bucato.
In un grande recipiente di lamiera zincata, annerito da vecchi fumi, veniva fatta bollire dell'acqua su un grande fuoco di legna alimentato con tutto quello che andava distrutto, ma non gettato.
Era compito nostro cercare canne secche, potatura di frutti, di vite, scorci di paletti, tutto nel fuoco.
"Attenti a non bruciarvi le mani o i pantaloni che è peggio, e non giocate con gli stecchi che è pericoloso!"
Invece come era ganzo prendere i bastoncini che avevano un'estremità ardente e che, ruotata e mossa velocemente, disegnava nell'aria fantastici cerchi, sempre diverse ondulazioni rosse che combattevano con l'aria mangiandone prima abbastanza per vivere e poi troppa per morire.
In una grande conca di cotto, rialzata da terra con tre o quattro mattoni, con un pezzetto di canna a mo’ di zipolo infilata nel foro laterale sul fondo, con un cencetto come guarnizione e uno arrotolato per chiusura, venivano ammassati i panni da lavare con piccoli pezzetti di sapone di Marsiglia.
Sulla conca veniva appoggiato un telo (il migliore era quello fatto aprendo una balla vuota di zucchero che però era molto difficile farsi dare dalla bottega), molto lente, che facesse sacca che andava poi riempita di cenere di legna.
L'acqua bollente, presa dalla tinozza, veniva versata sulla cenere, lentamente, secchio dopo secchio, e la colatura dal panno era la rannata, ottimo detersivo ricco di sostanze alcaline, che avrebbe sciolto qualsiasi macchia.
Vennero poi in circolazione dei recipienti stagnati, stretti e alti, con il coperchio forato come un colino e con un imbuto rovesciato messo dal sopra e che sostituirono le conche di cotto, facilmente deteriorabili, pesanti e fragili.
Questi recipienti, una volta riempiti di panni, ranno e sapone, facevano tutto loro e furono chiamati massaie, come le donne che li usavano. Così ogni massaia ebbe la sua brava massaia!
Quando l'acqua così ottenuta era ancora calda, scivolosetta e dal profumo strano, allora era il momento anche di lavarsi i capelli, anche quelli come il bucato: ogni 10/15 giorni.
Altre volte la rannata, quella senza sapone, veniva usata, aggiunta a calce viva, per ammollare le olive colte verdi, per mantenerle poi sotto acqua e sale per tutto l'inverno.
Le olive così fatte erano dette indolcite, ma non perchè avessero preso, con questa preparazione, un sapore dolce, era solo la loro consistenza che si era fatta più tenera.
Questa era una preparazione veloce per ottenere un ottimo cibo, poco caro, molto calorico e facilmente trasportabile.
Una giornata nei campi con una cipolla, una giumella di olive sotto ranno e un cantuccio di pane posato e cosa volevi di più, il desserte?.

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21/2/2024 - 8:51

AUTORE:
Gavia

Leggendo questa puntuale, attenta, evocativa narrazione par d'esserci. Ho dipinto la massaia di alluminio della mia mamma nel bel mezzo della corte. Una cosa che mi ha sempre affascinato sono i panni stesi al sole, al vento sono umili bandiere che sanno di libertà sono FELICI.
Oggi li vediamo raramente sono imbrigliati in stendini e magari asciugati in asciugatrici. Abbiamo superato la fatica ma abbiamo perso la bellezza.

20/2/2024 - 14:32

AUTORE:
Marisa

Quant'era profumato quel bucato!
Ma vi dirò di più...
quando mamma sfaceva e disfaceva il vegetale del materasso e dopo averlo tenuto al sole lo rimbracava tutto bene disteso nel saccone e con l'agone apposito ricuciva il materasso...
io non vedevo l'ora di coricarmi: materasso soffice alto ben imbottito e lenzuola odorose di bucato...paradiso assicurato!
Mio fratello che invece non lo sopportava mi faceva dormire x qualche sera nel suo, scambiandoci i letti...e per me era un doppio paradiso!

20/2/2024 - 12:58

AUTORE:
Rosina

Che luogo misterioso era il concaio! Una grande stanza poco illuminata, in un angolo c'era un grosso camino con grosso pentolone dove bollire l'acqua, e una enorme conca di terracotta con un buco
prospicente e una specie di rubinetto fatto di legno da cui usciva il ranno...con la mia amica andavamo spesso a vedere il bucato delle lenzuola che le nostre mamme facevano insieme perche' molto faticoso e per aiutarsi vicendevolmente a torcere e strizzare la grande biancheria e metterla ad asciugare.
Praticamente le lenzuola venivano sistemate nella conca e poi a strati sistemavano cenere con scaglie di sapone di marsiglia e alla fine cospargevano il tutto di pentoloni d'acqua a bollore che, penetrando lentamente tra i tessuti, lavavano e sbiancavano la biancheria...che emanava un gradevolissimo profumo di pulito...e quel ranno, cioè il liquido che usciva dal beccuccio, veniva a sua volta utilizzato per pulire i pavimenti...perfino i capelli...