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Il 2025 si chiude anche per la Pro Loco Ripafratta "Salviamo La Rocca", e come da tradizione l'associazione incontra i propri soci, sostenitori e amici dalle 18 alle 20 per un brindisi di auguri, per tirare le somme dell'anno appena concluso e per presentare le attività del 2026.
Il 5 gennaio pomeriggio aprirà la Casa della Befana, presso l’ex Asilo Villa Danielli Stefanini, con musica, luci, biscotti e bevande calde.

Alle 18 circa l’arrivo della Befana dal campanile 

Noi Europei e noi Italiani abbiamo storia e tradizioni .....
Più che nostre, sono debolezze di chi ci governa, .....
La vera forza di deterrenza della Russia sta nello .....
Senza offesa, se lei non riesce a capire la differenza .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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O quanti spiritelli nei talk show
quotidiani e giornalieri
radiofonici e televisivi
insopportabilmente pettegoli e ciarlieri
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Nessun colpevole, per quel povero ragazzo che si e tolto la vita a causa del bullismo, chi sapeva ha taciuto e non vuole responsabilita; dico questo .....
Redazione-Il Riformista
Chi è Yulia Navalnaya, la moglie di Navalny attacca Putin: “Avvelenato con il Novichok, prenderò suo posto”

19/2/2024 - 23:52

Chi è Yulia Navalnaya, la moglie di Navalny attacca Putin: “Avvelenato con il Novichok, prenderò suo posto”

“Navalny ucciso col Novichok”.

E’ quanto denuncia, in sintesi, Yulia Navalnaya moglie di Alexei Navalny, l’oppositore russo morto a 47 anni in circostanze misteriose mentre era detenuto in un carcere in Siberia. La versione ufficiale è quella del malore dopo una camminata. Il Novichok è l’inconfondibile impronta degli apparati di sicurezza russi, un vero e proprio “piatto tipico” utilizzato anche durante la guerra in corso in Ucraina. Si riferisce a una classe di neurotossine sviluppate in Unione Sovietica e in Russia negli anni ’80 e ’90.

Possono essere somministrate in varie forme (liquida, polvere, aerosol) e una volta inalate o entrate a contatto con la pelle possono portare alla morte in pochi minuti.
La moglie di Navalny, in un video pubblicato sui social, è convinta che le autorità russe non stiano consegnando il corpo del marito, perché vogliono far sparire le tracce del delitto.

“Mio marito non poteva essere spezzato, ed è esattamente per questo che Putin lo ha ucciso. Vergognoso, codardo, non osa guardarlo negli occhi o semplicemente pronunciare il suo nome”, denuncia nel video-messaggio diffuso sui social. “In modo altrettanto vile e codardo, ora (le autorità russe) nascondono il suo corpo, non lo mostrano a sua madre, non lo restituiscono, mentono pateticamente, e aspettano che le tracce dell’ennesimo Novichok di Putin scompaiano”, ha aggiunto la vedova, riferendosi all’agente nervino con cui era stato avvelenato il marito nell’agosto del 2020.
“Noi sappiamo perfettamente perché Putin ha ucciso Aleksej tre giorni fa, ve lo diremo presto. Scopriremo esattamente chi e come ha compiuto questo crimine. La cosa più importante che possiamo fare per Aleksej è combattere” ha garantito.

Navalny e l’avvelenamento nel 2020: morti i due medici che lo salvarono
Nell’agosto del 2020 subì un tentativo di avvelenamento con il Novichok. Un avvelenamento che avvenne dopo che la fondazione di Navalny aveva aperto uffici in tutta la Russia in vista delle elezioni regionali di settembre dove peraltro i candidati che aveva sostenuto hanno successo insperato. Navalny viene salvato per una serie di circostanze fortuite e due dei medici che lo hanno curato al pronto soccorso di Omsk, dove il suo aereo aveva fatto un atterraggio di emergenza a causa dei violenti sintomi, sono in seguito morti, guarda caso, in circostanze fortuite.

 La moglie di Navalny: “Continuerò il suo lavoro”
“Continuerò il lavoro di Alexei” ha aggiunto la donna. “Voglio vivere in una Russia libera, voglio costruire una Russia libera”. “Tre giorni fa Vladimir Putin ha ucciso mio marito.

Putin ha ucciso il padre dei miei figli. Con lui ha voluto uccidere la nostra speranza, la nostra libertà, il nostro futuro”. Putin, sottolinea Navalnaja, ha portato via Navalny  non solo dalla sua famiglia, ma da quella di tutti i russi, confinandolo in un luogo estremo oltre il Circolo polare artico: “Ha voluto uccidere la prova che la Russia può essere diversa”. In questi anni, racconta, “sono sempre stata accanto ad Aleksej, e ne sono stata felice. Ma adesso voglio stare al vostro fianco, perché so che avete perso tanto quanto ho perso io.

Aleksej è stato ucciso in prigione dopo essere stato torturato e tormentato per tre anni”. Passa poi a ricordare le innominabile ristrettezze a cui era costretto, privato persino della possibilità di scrivere una lettera ai figli.
 






Fonte: Redazione
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