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L'articolo di oggi non poteva non far riferimento alla festa del SS. Crocifisso che Pontasserchio si appresta a celebrare, il 28 aprile.Da quella ricorrenza è nata la Fiera del 28, che poi da diversi anni si è trasformata in Agrifiera, pronta ad essere inaugurata il 19 aprile per aprire i battenti sabato 20.La vicenda che viene narrata, con il riferimento al miracolo del SS. Crocifisso, riguarda la diatriba sorta tra parroci per il possesso di una campana alla fine del '700, originata dalla "dismissione" delle due vecchie chiese di Vecchializia. 

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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
DIRITTO E LIBERTÀ - Scritto da Carmelo Palma
LA MORTE COME FINE. NAVALNY E LA NECROFILIA CRIMINALE DEL REGIME PUTINIANO

24/2/2024 - 11:17


LA MORTE COME FINE. NAVALNY E LA NECROFILIA CRIMINALE DEL REGIME PUTINIANO

DIRITTO E LIBERTÀ

Si sottovaluta sempre che i regimi totalitari sono assassini non solo perché non hanno in nessun conto la vita umana, ma anche perché hanno in gran conto la morte.

I totalitarismi sono necrofili e disseminano di morti il proprio cammino, come se fossero un crisma di potenza e di grandezza. La morte come liturgia, anzi come sacramento.
Che i regimi largheggino negli eccidi, molto oltre il limite del necessario e perfino dell’utile, non risponde solo a un principio di intimidazione degli altri, ma di affermazione di sé. Per questo i regimi non nascondono i cadaveri, come i banali delinquenti per cui la morte è solo un pericoloso incerto del mestiere, ma li esibiscono come fanno i mafiosi, i terroristi e tutte le organizzazioni criminali in cui la morte, così liberamente e sovranamente arrecata, ha in primo luogo un significato politico e diventa una paradossale, ma riconosciuta forma di “legittimità”.
Insomma, la morte nei regimi non è solo un mezzo, ma è in primo luogo un fine e anche quella di Navalny, oggi decretata dal Cremlino, non sfugge a questo destino. Putin può uccidere chiunque quando vuole e questo è un fatto che precede e eccede qualunque omicidio o massacro compiuto nel suo nome. Però, il tempo e il modo in cui Putin organizza il calendario e il mansionario dei boia è sempre, ad un tempo, di un’ostentazione sfacciata e di un significato enigmatico, come di un potere che quanto più è assoluto e visibile, tanto più diventa indecifrabile e temibile.
Tutti a chiedersi perché abbia ammazzato Aleksej Navalny proprio oggi o perché abbia fatto ammazzare Anna Politkovskaja il 7 ottobre, innaffiando di sangue il giorno del suo compleanno. E magari il perché è solo fare impazzire tutti cercando un filo logico nell’arbitrio capriccioso del padrone della vita e della morte.
È tutto mostruoso, ma anche banale, routinario e burocratico, come ogni mostruosità in cui diventa labile e indistinguibile il confine tra la morte e la vita. Ma è anche tutto terribilmente “normale”, perché la psicologia del potere assoluto risponde immeditamente alla psicologia umana molto più di quanto avvenga in sistemi politici in cui nulla – comprese le scelte di vita e di morte – è semplicemente rimesso alla volubilità del tiranno.
Sono oltre vent’anni che l’Occidente assiste all’edificazione di questo sistema di morte, di questo regime di necrofilia criminale e fino a due anni fa la grande parte dei politici europei, per non dire della quasi totalità degli italiani, ha assistito a quel che accadeva dentro la Russia nella persuasione che nulla ne sarebbe uscito, di cattivo, “per noi” e che si poteva trattare con Putin con quel tanto di superiorità e deferenza per fare buoni affari, senza timore che la peste nichilista dai laboratori del Cremlino prendesse largo per ammorbare il mondo.
Putin è arrivato alla Casa Bianca, nel cuore delle cancellerie europee, si è comprato politici, diplomatici, giornalisti, manager, influencer e accademici in ogni dove, ha mandato i suoi sgherri a somministrare polonio e altri veleni nel cuore delle nostre democrazie. E noi non l’abbiamo visto arrivare, finché non ha messo migliaia di carri armati in fila e in marcia verso Kyjv.

 Da questo punto di vista Navalny, come Anna Politkovskaja, non sta solo sul conto delle sue, ma anche delle nostre colpe.

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