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Nei giorni 26-27-28 aprile verranno presentati manufatti in seta dipinta: Kimoni, stole e opere pittoriche tutte legate a temi pucciniani , alcune già esposte alla Fondazione Puccini Festival.Lo storico Caffè di Simo, un luogo  iconico nel cuore  di Lucca  in via Fillungo riapre, per tre mesi, dopo una decennale  chiusura, nel fine settimana per ospitare eventi, conferenze, incontri per il Centenario  di Puccini. 

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Pisa, 17 marzo
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Comune di Vecchiano
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. . . quello che si crede sempre il migliore, ora .....
. . . la merxa più la giri, più puzza e te lo stai .....
. . . camminerebbe meglio se prima di fare il tetto .....
Ad un grosso trattore acquistato magari con l'aiuto .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
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Leg(g)enda dl Drago del Castello di Vecchiano
di Agostino Agostini e Sandro Petri

2/3/2024 - 18:12

Proseguendo la serie di articoli sulle vicende ( e leggende) del territorio, Agostino Agostini ci regala il resoconto immaginifico del serpente-alato, che abitava il castello dei Pagano da Vecchiano. Fu ucciso - secondo la leggenda - da Nino Orlandi nel 1109 nella selva palatina di Migliarino (oggi tenuta Salviati). Imbalsamato fu posto nel Duomo di Pisa ma ando' perduto nell'incendio del 1595. Una ulteriore riprova della grande ricchezza storica del nostro territorio. Sandro Petri LEG(G)GENDA DEL DRAGO DEL CASTELLO DI VECCHIANO di Agostino Agostini Il disegno allegato si trova in Archivio di Stato di Pisa, archivio Alliata, Busta 86-109, fasc. 93, carta 3. Il simbolo del drago suppongo possa essere legato alla famiglia di origine normanna dei banchieri e armatori Pagano da Vecchiano; l'importanza simbolica che per i popoli normanno ebbe questo animale potrebbe essere legato alla leggenda in oggetto, ricordata dalla storia del longobardo Nino Orlandi. Drakkar o Dragoni erano infatti le veloci e terribili navi da guerra dei normanni, mercenari dei bizantini, temute dai longobardi. Nel 1092 il vescovo di Pisa Daiberto Lanfranchi chiese misure urgenti di difesa del territorio ad alcune famiglie (fare) di longobardi pisani tra cui gli Orlandi.  Immagino che i longobardi Orlandi riuscirono a conquistare il castello di Vecchiano nel 1109 ed a originare la leggenda, riprodotta anche nel loro blasone ove è presente un drago. Gli Orlandi furono una delle potenti famiglie longobarde pisane che facevano risalire la loro discendenza fino ai sette baroni ai quali l’imperatore Ottone I affidò la Toscana nell’inverno del 961, dopo la sua incoronazione a Roma. La famiglia degli Orlandi si faceva risalire ad un leggendario Giovanni detto Nino, uccisore nel 1109 di un terribile drago che sputava zolfo dalla bocca, e che per questo avrebbe ricevuto onori e ricompense dall’imperatore Enrico III (che era già morto da tempo: anacronismo non infrequente nelle leggende) e posto nello stemma di famiglia la figura del drago. Al di là delle leggende e delle tradizioni, il primo Orlandi storicamente documentato fu un Rodilando, al cui figlio Gualando fu confermato il feudo della Selva Palatina nel 1081 da Enrico IV; il feudo fu confermato anche nel 1112 dalla contessa Matilde di Toscana. Gli Orlandi furono feudatari della Selva Palatina di Migliarino, del castello di Vecchiano, di Col Leviti in Val di Fievole, di Pescia, e del castello della Sassetta in Maremma. La più antica notizia storica riguardante gli Orlandi si riferisce ad un Ranieri di Tigrino, che combattè per Pisa, alleata di Raimondo Berengario III di Barcellona alla presa di Maiorca, nella crociata delle Baleari, nel 1116; nel 1237 Ugolino e Rainieri Orlandi sono tra i firmatari della pace avvenuta a S.Maria a Monte tra comuni e nobili del contado pisano; Pirro comandava una nave pisana alla battaglia della Meloria; nel 1252 Pannocchia degli Orlandi assalì il monastero di San Pietro in Monteverdi (territorio della nemica Volterra), uccidendone l’Abate, cacciandone i frati e saccheggiando e devastando la Badia di Palazzuolo. Il disegno allegato si trova in Archivio di Stato di Pisa, archivio Alliata, Busta 86-109, fasc. 93, carta 3.
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