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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . altrimenti in Italia tutto il potere centrale .....
Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
. . . non so se sono in tema; ma però partito vuol .....
Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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MORTE PESCINI, GALLETTI E NOFERI (M5S):
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di Gianluca Gambini
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LISTA FORZA ITALIA - NOI MODERATI - PLI COMUNICATO STAMPA
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Dichiarazione della candidata a Sindaco di San Giuliano Terme Ilaria Boggi.
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A cura di Annalisa Girardi
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Nei tuoi occhi languidi
profondi, lucenti
piccolo mio
inestimabile tesoro
vedo il futuro
il tuo
il presente
quello del tuo babbo
il passato
quello .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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Vecchializia e la campana contesa
di Franco Gabbani e Sandro Petri

17/4/2024 - 17:54


Eccoci al consueto appuntamento con la storia del nostro territorio grazie al lavoro di Franco Gabbani.

L'articolo di oggi non poteva non far riferimento alla festa del SS. Crocifisso che Pontasserchio si appresta a celebrare, il 28 aprile.

Da quella ricorrenza è nata la Fiera del 28, che poi da diversi anni si è trasformata in Agrifiera, pronta ad essere inaugurata il 19 aprile per aprire i battenti sabato 20.

La vicenda che viene narrata, con il riferimento al miracolo del SS. Crocifisso, riguarda la diatriba sorta tra parroci per il possesso di una campana alla fine del '700, originata dalla "dismissione" delle due vecchie chiese di Vecchializia.

In foto la pianta della chiesa di San Iacopo e San Filippo, dal libro di M. Fanucci Lovitch, Vecchializia il Borgo e le due Chiese, Edizioni ETS, Pisa 2015, utilizzato anche come riferimento di alcune delle notizie riportate da Franco, per gentile concessione dell'Editore.

Sandro Petri  

 

VECCHIALIZIA  E

LA CAMPANA CONTESA   

di Franco Gabbani 

 

Nel secolo XI l’attuale paese di Vecchiano era composto da tre comunità: Vecclano Maior, Vecclano Minor e Vecclano Liuti (o Lutri).

In quel tempo il nostro territorio era  attraversato dal Tubra, un fiume che scorreva separato dal Serchio, passava per Avane e piegava poi verso Vecchiano.Con l’Auserculus (il Serchio) correvano affiancati per congiungersi proprio a S. Fradiano, dividendo Vecclano Maior da Vecclano Minor e da Vecclano Liuti che si trovavano, quindi, sulla sponda sinistra di questi due fiumi riuniti.

Con la regimazione delle acque, le opere di drenaggio e arginature si giunse ad una definizione più chiara di questi luoghi e, nel XIV secolo, Vecclano Minor risulta situato alla destra del Serchio, riunito con Vecclano Maior, mentre Vecclano Liuti resta alla sinistra del Fiume. 

Vecclano Liuti, che probabilmente derivava il suo nome dal fatto di essere terreno paludoso, si chiamò Vecchializia e comprendeva tre popolazioni: le prime due, S. Michele di Vecchializia e S. Filippo di Vecchializia, presero nome dalle due chiese esistenti sul territorio, la terza venne detta “il borgo del ponte sul fiume Serchio”.

 

Fu questo piccolo borgo che, con il nome di Pontasserchio, prevalse su tutto il territorio dell’antica Vecclano Liuti.

Il ponte che collegava Vecchializia con i territori dell’altra sponda del fiume si trovava di fronte al castello di Avane e andò distrutto durante i numerosi conflitti fra Pisa, Lucca e Firenze, rallentando lo sviluppo del borgo. 

Nel XV secolo la chiesa di S. Filippo di Vecchializia assunse anche il titolo di S. Iacopo e, da allora, sarà sempre indicata come chiesa dei Santi Iacopo e Filippo, non aveva campanile e all’occorrenza utilizzava il campanile della chiesa di S Michele, distante solo ottanta passi, che. invece, non aveva canonica per cui il rettore delle due chiese abitava in quella adiacente alla chiesa dei Santi Iacopo e Filippo.

Nel 1623 la chiesa di S. Michele, che nei documenti compariva sempre più spesso come chiesa di Pontasserchio e non più di Vecchializia, venne elevata a pievania: va sottolineato che questa chiesa non deve essere confusa con l’attuale pieve di Pontasserchio che occupa quella che era l’antica chiesa-oratorio della Compagnia del SS. Crocifisso, costituita nel 1516. 

A proposito di questa Compagnia conviene ricordare una vicenda di particolare interesse.

Quando la Compagnia del SS. Crocifisso venne fondata fu costruito anche un oratorio al cui interno, i soci fondatori, trasportarono un affresco che raffigurava la crocifissione di Gesù Cristo, e che era posto, fino ad allora, in un piccolo tempio adiacente al ponte sul Serchio. Intorno al 1500, alcuni operai  stavano svolgendo lavori di manutenzione al fiume quando, una forte ed improvvisa pioggia, li costrinse a trovare riparo sotto il tempietto.

Per passare il tempo, si misero a giocare a dadi e, uno più sfortunato degli altri, preso dalla collera, bestemmiando, lanciò i dadi contro l’immagine del Crocifisso.

Improvvisamente la terra si sarebbe spalancata, inghiottendo fino al collo l’uomo che aveva bestemmiato, mentre veniva assalito anche da uno sciame di calabroni che gli procurarono la morte.

La notizia di quanto accaduto si diffuse rapidamente nella valle del Serchio dando avvio a cerimonie religiose, pellegrinaggi e all’istituzione di una festa per celebrare il SS. Crocifisso del miracolo.

Festa che ogni anno ancora si celebra il 28 di Aprile.   

 

Tornando alle due chiese di Vecchializia, con l’aumento della popolazione, esse non riuscivano più a contenere i fedeli, tant’è che si considerò anche di ampliarne una e destinare ad altri usi l’altra.

Questo problema venne risolto quando il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, ordinò la soppressione di tutte le Compagnie. 

Si trattò di un processo di vasta portata.Le Congregazioni religiose e le Confraternite avevano un patrimonio immobiliare enorme accumulato in secoli  di donazioni: questi beni godevano di tanti privilegi e pagavano poche tasse.

Per porre rimedio a questo e per limitare il potere temporale della Chiesa, il Granduca Pietro Leopoldo, con l’Editto del 21 Marzo 1785, stabilì “la soppressione nel Granducato di Toscana di tutte le Compagnie, Congregazioni, Congreghe, Centurie e Confraternite di qualsiasi nome e natura, siano essi di ecclesiastici o secolari, (…) Case,  Fondi e Beni saranno immediatamente stimati e venduti (…)

Per quanto riguarda invece gli arredi sacri verranno compiuti degli inventari che saranno comunicati ai Vescovi che, in accordo col Segretario del Regio Diritto, stabiliranno una loro redistribuzione alle parrocchie della Diocesi più bisognose”

 

Per questo motivo anche la Compagnia del SS. Crocifisso di Pontasserchio,  sarebbe stata soppressa e la sua bella chiesa sarebbe stata incamerata nei beni dello Stato.

Per evitarlo, il 24 Luglio 1783, l’arcivescovo Angiolo Franceschi, ordinò al pievano Ranieri Pini di trasferire il SS. Sacramento dalla chiesa parrocchiale dei Santi Iacopo e Filippo a quella della Compagnia del SS. Crocifisso.

Le due vecchie chiese, dei Santi Iacopo e Filippo e di S. Michele, vennero vendute a privati, mentre l’intitolazione a S. Michele Arcangelo e la dignità di pieve vennero traslate alla chiesa-oratorio della soppressa Compagnia: tutt’oggi chiesa pievania di Pontasserchio(1) . 

 

E’ in questo contesto che si situa la storia che vorremmo ora narrare. 

Siamo alla fine ‘700, per l’esattezza al 5 Agosto 1788: è il parroco Ranieri Pini del quale abbiamo appena parlato, che, rispondendo ad una lettera del Vicario dell’Arcivescovo, ci fa conoscere la vicenda di cui è protagonista.

La campana che fa suonare per richiamare i suoi parrocchiani alle funzioni religiose è oggetto di contesa con il Sig. Mecocci, parroco di Arena.

L’Amministratore delle cose ecclesiastiche delle Diocesi del Granducato ha risolto la vertenza a favore del Sig. Mecocci, che “baldanzosamente canta vittoria”.

Don Ranieri scrive che la sua determinazione era di consegnare al Pievano di Arena la suddetta campana per ubbidire agli ordini superiori.

La mattina stabilita per la consegna, infatti, si era recato alla sua Chiesa, con un contadino venuto da Arena “per far calare dal campanile quel Sacro Bronzo”.


 La restituzione, però, non fu possibile: “se nol consegnai non procedé da un atto della mia disobbedienza, ma dall’opposizione dei Sagrestani che non vollero consegnare le chiavi della Sagrestia e dal Popolo già irritato dalle tante istanze del Pievano di Arena”.

Aggiunge di essere certo che se darà seguito a quanto gli è stato ordinato da Monsignor Arcivescovo, si guadagnerà l’odio di buona parte dei suoi parrocchiani, per cui chiede che sia quantomeno trovato “un modo affinché il popolo non possa sospettare, neppure per ombra, che io non mi sia validamente opposto alla consegna che si richiede, giacché molti vanno pubblicamente dicendo che io sia di accordo col riferito Sig: Pievano”

Fa presente, inoltre, che aveva già  espresso le ragioni per cui riteneva di non poter consegnare la campana, sostenendo che: 

"Il Sig. Amministratore Generale non è stato autorizzato dal Principe a poter disporre degli Arredi sacri, ed altre cose, spettanti alle parrocchie della Toscana, ma solo degli arredi, e robbe appartenenti ai Luoghi Pii già soppressi.

La Campana in questione non spettava alla Compagnia di Pontasserchio, ma è stata sempre, ed è in dominio della mia Pieve, sicchè il Sig. Amministratore non può disporre della medesima.

La mia Parrocchia sotto il Titolo dei SS. Iacopo, e Filippo fu traslata nella Compagnia di Pontasserchio, assai prima la soppressione di questa.

Ma in occasione di detta traslazione non fu la detta mia Parrocchia privata del dominio e possesso di dette Campane.

Soppressa in seguito la Compagnia, furono rilasciate alla mia Cura le Campane di quella, e rilasciate gli furono liberamente, e non con condizione che io cedessi la mia propria ad un altro"

 

Il parroco di Pontasserchio nella sua lettera si rifà, quindi, all’Editto del 1785 e prosegue:"quand’anche la Campana di cui si tratta, appartenuta fosse  alla soppressa Compagnia del Pontasserchio, ciò nonostante non potrei essere privato dell’uso della medesima, perché di questa ne ho io stesso una precisa necessità per convocare il mio Popolo, essendo questo raccolto e vicino alla Chiesa, la Campana, che pretende il Sig. Pievano di Arena, è più che bastante.

Questa può sonarsi da uno dei ragazzi che vengono alla mia scuola ma non già una delle due, che spettavano alla soppressa Compagnia, onde tante, e tante volte nei giorni feriali ho dovuto girare non poco per trovare chi fosse capace per suonare nona per la S. Messa.

Tralascio di rilevare che il Sig. Pievano di Arena non ha alcun bisogno, per fondere un’altra campana, del metallo di quella della Pieve di Pontasserchio, e che per riuscir nell’impegno, ha esposto il fatto a Monsignor Arcivescovo.

Questa circostanza da me si tralascia, ma torno a ripetere, che la Campana in questione è della mia Pieve, e non della soppressa Compagnia del Pontasserchio, e di più, che questa è troppo necessaria per me.

Prego per quanto so, e supplico la di Lei somma bontà, e gentilezza a volersi degnare di far palese a Monsignor Arcivescobo, ed il mio contegno, e le anzidette ragioni delle quali, per quanto a me pare, resulta che non meritino di essere esaudite le premure che vengono fatte dal Sig. Pievano di Arena. 

E intanto mi do l’onore di dichiararmi Di VS. Ill.ma e Rev.ma                   Umil.mo, Devot.mo, e   Obbl.mo 

Pontasserchio 5 Agosto 1788                            Pievano Ranieri Pini (2)"  

 

1) Per questi dati  mi sono basato su: M. Fanucci Lovitch, Vecchializia il Borgo e le due Chiese, Edizioni ETS, Pisa 2015.

2) Archivio Storico Diocesano, Pisa: Atti vari – Carteggi relativi alle Parrocchie. Cancelleria 2. S. A. d

 

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