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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

. . . mia nonna aveva le ruote era un carretto. La .....
. . . la merda dello stallatico più la giri più puzza. .....
. . . ci siamo eruditi, siamo passati da Rametti a .....
Ripetere 1000 volte la verità assoluta dei fatti con .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Tirrenia, 17 giugno
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di Alessio Niccolai con Alma Pisarum APS
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Villa di Corliano, 27 giugno
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Pugnano, 22 giugno
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Tirrenia, 15 giugno
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Le cose andrebbero meglio
se non bene
se si procedesse
tutti quanti insieme. . .
rispettando modi, tempi, capacità
valorizzando le competenze .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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Fattore H: madri e donne tra responsabilità e autodeterminazione.

6/5/2024 - 18:53



Riceviamo in Redazione di Spazio Donna  e pubblichiamo questo articolo che ci sembra molto interessante da leggere.

 


Fattore H: madri e donne tra responsabilità e autodeterminazione.


Che significato ha l’espressione libertà di scelta per le donne e madri di figli e figlie con disabilità? Quanto e in che modo esse possono (hanno potuto) decidere della propria vita?
Il progetto “Fattore H: madri e donne tra responsabilità e autodeterminazione”, sostenuto dalla Regione Lazio, intende affrontare questo problema accendendo un faro sul tema delle caregiver che hanno dedicato la loro esistenza all’accudimento al fine di sollecitare una riflessione nella specifica prospettiva di genere.
Le singole videointerviste di alcune testimoni, raccolte in ‘presa diretta’, comporranno, insieme alla mostra virtuale e al documentario conclusivo che sarà realizzato per il progetto, un racconto al femminile sulle libertà negate a causa del carico della cura che la famiglia e la società assegna alle donne, dando per scontata la loro disponibilità.  
Il progetto interpella donne che, con immenso amore e altrettanto sacrificio, hanno avuto cura di figli e figlie con disabilità e chiede loro di testimoniare il prezzo che hanno pagato (e pagano) in quanto donne: nella possibilità di lavorare, studiare, viaggiare… insomma di vivere assecondando, anche minimamente, legittime aspirazioni e sogni. Diritti, va sottolineato, assicurati a tutti e tutte tanto dalle convenzioni sociali quanto dalle norme.  
Tante leggi, nel corso del tempo, hanno inteso superare formalmente un’idea assistenzialistica di gestione delle disabilità e nella società certamente è cresciuta una sensibilità e, di pari passo, il riconoscimento del diritto all’inclusione delle persone con disabilità. Sul piano culturale molto è stato fatto, ma certamente moltissimo resta ancora da fare, soprattutto per quanto riguarda i Servizi sociali che, a parità normativa, risultano declinati e organizzati in modo incredibilmente disomogeneo nei vari territori.  
Inoltre le donne, come sappiamo, hanno molto lottato per ottenere leggi a ulteriore tutela di diritti, pure sanciti, che risultavano inapplicati o ancora negati. Dal voto alla parità salariale, dal diritto di famiglia al divorzio, dal Servizio sanitario universale ai Consultori familiari alla tutela della maternità alla prevenzione della violenza sessista, l’elenco è molto lungo e articolato.
Nel solco delle conquiste civili e sociali ascrivibili, dal dopoguerra, alle richieste dei movimenti femminili e femministi per costruire una società più inclusiva e attenta alle differenze, si collocano anche alcune norme che intendono tutelare i diritti delle persone più fragili o con disabilità. Citiamo la 104/92 (la legge quadro per l’assistenza e l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili che attua alcuni principi costituzionali come la parità o il diritto alla salute); la 328/2000 (legge quadro nazionale per promuovere interventi integrati socio- sanitari per le persone e le famiglie in difficoltà) oppure la legge 112/2016 sul Dopo di Noi. 
Ci si domanda perché un apparato normativo così accurato non riesce a garantire alcune minime libertà fondamentali alle donne che devono gestire e crescere figlie/i con disabilità. Le cause possono essere trovate nell’insufficienza delle risorse economiche oppure nell’inadeguata organizzazione o, ancora, nella scarsa sensibilità sulla disabilità realmente diffusa nel tessuto sociale e sul rispetto autentico delle differenze. 
Il progetto, dando voce alle caregiver in quanto donne, vuole porre le loro istanze all’attenzione di altre donne che, in tante, hanno ruoli decisionali in vari ambiti: politica nazionale e locale, amministrazione pubblica, gestione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari. Sono questioni strategiche che potrebbero cambiare nel profondo la società e che, proprio per questo, chiamano in causa tanto le singole quanto il movimento delle donne nella sua complessità e interezza.

 

Valeria Petricca



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