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A nome dell'Associazione  La Voce del Serchio, partner di MdS in innumerevoli iniziative ed eventi culturali e sociali, desideriamo esprimere gli auguri più partecipati e meritati a tutto il gruppo per proseguire su questa strada, spesso difficile e faticosa, ma dai risultati più che impressionanti ed esaltanti. 

Un amico ha mandata questa risposta data alla domanda .....
Ma i vari Mosso, Lavia e compagnia al seguito non .....
Si vede che ieri sera era capodanno, ancora non ha .....
Sapete perché alla Elly non riesce mancopegnende a .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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AMARSI

Amarsi è scendere nei ricordi,
festeggiare i momenti .....
ricorda che un bacio è sempre un bacio,
un "si "vuol dire "si" . il mondo volge al tramonto , ma l'amore non muore cosi.
e quando due cuori s'incontrano, .....
Di Francesco Liberati
Quel NO che oggi pesa

11/5/2025 - 18:12


Quel NO che oggi pesa: se nel 2016 la sinistra avesse votato SÌ, oggi avrebbe il quorum per i referendum

Nel 2016, una parte della sinistra – quella "pura", "radicale", "movimentista" – ha fatto campagna per il NO alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, spesso più per odio politico che per merito del contenuto. Eppure, proprio quella riforma avrebbe facilitato uno degli strumenti più cari alla sinistra stessa: il referendum abrogativo.

Cosa prevedeva?


Che se almeno 800.000 cittadini avessero proposto un referendum, il quorum si sarebbe abbassato: non più la maggioranza degli aventi diritto al voto, ma la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni politiche.

Un’innovazione che oggi renderebbe possibile far passare i referendum, anche su temi sociali, diritti civili, ambiente, lavoro.

E invece no. Perché nel 2016 quella sinistra scelse di abbattere Renzi, anche se questo significava bloccare una riforma che avrebbe dato loro più potere di voce diretta.

Risultato? Oggi si promuovono referendum su salario minimo, sanità pubblica, giustizia sociale... ma il quorum resta irraggiungibile.

Una battaglia persa da chi pensava di vincere votando contro "la persona", e non valutando i contenuti.

La verità è semplice: chi nel 2016 ha detto NO per pregiudizio, oggi si trova a combattere una battaglia con le armi spuntate. 

E dovrebbe, almeno per onestà intellettuale, riconoscere l’errore.

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12/5/2025 - 8:17

AUTORE:
Antonio Campo

Nel 2016 nei referendum sulle Riforme Istituzionali c'era anche la soluzione al problema del Quorum dei referendum a venire.

Se fosse passato il SI, il Quorum sarebbe sceso dalla soglia attuale, piuttosto difficile da raggiungere, ovvero un voto in più del 50% degli aventi diritto al voto, a una percentuale assai più agevole calcolata sulla ultima percentuale di votanti alle elezioni politiche.

A titolo esemplificativo, se i SI avessero prevalso, per stabilire il Quorum dei prossimi 5 tribolatissimi referendum, si sarebbe applicato sul 63,91% dei votanti registrato lo scorso 25 settembre 2022... Ergo: il 31,95% invece del 50%

I calcoli di una nomenclatura PD, ostile al riformismo renziano, ottennero l'appoggio dei sindacati compattati nella volontà di bocciare il referendum istituzionale che, oltre a eliminare il Senato e le doppie letture, insieme al carrozzone CNEL, aveva anche questa fondamentale innovazione, fortemente auspicata dai radicali sin dalla fine degli anni '70.

Oggi, Landini e i suoi sostenitori, si accingono a schiantarsi per un risultato già scritto, che non riuscirà a portare la maggioranza degli italiani al voto nella prima settimana di giugno.

Invece di recriminare per la mancanza di Democrazia determinata da chi non sprona i propri elettori a recarsi alle urne, (comportamento legittimo in quanto l'astensione è una scelta politica per contrastare un quesito referendario) potrebbero rivolgere le loro recriminazioni alla propria mancanza di lungimiranza e di rispetto per le logiche referendarie, da loro sempre guardate con sospetto.
I referendum (al tempo) erano roba da radicali.