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In questo nuovo articolo di Franco Gabbani viene trattato un argomento basilare per la società dell'epoca, la crescita culturale della popolazione e dei lavoratori, destinati nella stragrande maggioranza ad un completo analfabetismo, e, anzi, il progresso culturale, peraltro ancora a livelli infinitesimali, era totalmente avversato dalle classi governanti e abbienti, per le quali la popolazione delle campagne era destinata esclusivamente ai lavori agricoli, ed inoltre la cultura era vista come strumento rivoluzionario. 

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Sei fuori tema. Ma sappiamo per chi parli. . .
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Quelle sono opinioni contrastanti, il sale della democrazia, .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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MORTE PESCINI, GALLETTI E NOFERI (M5S):
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di Gianluca Gambini
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LISTA FORZA ITALIA - NOI MODERATI - PLI COMUNICATO STAMPA
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A cura di Annalisa Girardi
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Nei tuoi occhi languidi
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inestimabile tesoro
vedo il futuro
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il passato
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Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
TOSCANA
Legambiente: sono 280 i comuni in Toscana esposti al rischio delle frane e delle alluvioni

18/10/2010 - 6:52

Operazione Fiumi di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile

presenta i risultati inediti di Ecosistema Rischio 2010

Abitazioni in aree a rischio idrogeologico nel 88% dei comuni toscani, nel 76% fabbricati industriali

Oltre 680 mila cittadini esposti ogni giorno a frane e alluvioni

Buono il livello del sistema locale di protezione civile

Il 75% dei comuni dotato di un piano d'emergenza aggiornato

 

TOSCANA - Sono 280 i comuni toscani a rischio frane o alluvioni, ossia il 98% del totale. Tra i 10 capoluoghi toscani, ben sette - Firenze, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Prato e Pistoia - presentano il 100% delle Amministrazioni classificate a rischio. Seguono Arezzo, Siena e Grosseto, rispettivamente con il 97, il 94 e l'86% delle municipalità considerate a rischio.

L'88% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 33% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 76% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con evidente rischio non solo per l'incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Ancora, nel 37% dei casi sono presenti in zone esposte a pericolo anche strutture sensibili, come scuole e ospedali. Complessivamente, tra abitazioni, strutture industriali e strutture sensibili si può stimare che nei 280 comuni toscani classificati a rischio dal Ministero dell'Ambiente e dall'UPI, ci siano oltre 680 mila persone quotidianamente esposte a pericolo, cifra che equivale al 18% della popolazione regionale.

Preoccupante la situazione della messa in sicurezza del territorio: solo nel 3% dei casi sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio, percentuale che sale a 7 considerando gli insediamenti industriali che insistono su aree esposte a pericolo di frane e/o alluvioni.

 

Tra le amministrazioni comunali toscane a rischio, quasi otto su dieci non svolgono ancora un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del dissesto idrogeologico.

Sono alcuni dei dati emersi dall'indagine sui comuni toscani effettuata da Ecosistema Rischio 2010, la ricerca curata da Operazione Fiumi - la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico - presentata questa mattina in conferenza stampa, a Firenze, da Piero Baronti, presidente Legambiente Toscana, e Paola Tartabini, portavoce di Operazione Fiumi.

 

"I dati emersi dalla nostra indagine - commenta Paola Tartabini, portavoce della campagna - restituiscono l'immagine di un territorio endemicamente fragile, in cui troppo spesso lo sviluppo urbanistico non ha tenuto adeguatamente conto del rischio. Mentre è prioritario mantenere alto il livello di attenzione rispetto all'assetto idrogeologico ed è urgente operare per rafforzare i vincoli all'urbanizzazione delle aree esposte a rischio, affinché vengano applicati in modo rigoroso".

Positiva la situazione relativa alla pianificazione dell'emergenza e all'organizzazione della protezione civile locale: il 96% dei comuni, infatti, ha predisposto un piano d'emergenza con il quale fronteggiare situazioni di crisi e il 75% delle municipalità lo hanno aggiornato negli ultimi due anni, fatto estremamente importante giacché disporre di piani vecchi può costituire un grave limite in caso di necessità. Il 90% delle amministrazioni, inoltre, sono stati realizzati interventi di manutenzione ordinaria delle sponde e delle opere di difesa idraulica e interventi di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e di consolidamento dei versanti franosi. Il 58% dei comuni, infine, si è dotato di sistemi di monitoraggio per l'allerta tempestiva in caso di pericolo di alluvione o frana.

 

"La Toscana è una regione caratterizzata da marcate contraddizioni - commenta Pietro Baronti, presidente Legambiente Toscana -. A fronte di un sistema locale di protezione civile diffuso ed efficiente, si riscontra una preoccupante diffusione di costruzioni in aree esposte a pericolo di frana e/o alluvione. Elemento, quest'ultimo che dimostra come sia ancora lunga la strada da percorrere sul fronte delle politiche di mitigazione del rischio idrogeologico. Purtroppo, infatti, proprio come accade a livello nazionale, in Toscana le politiche di gestione di acque e suolo sembrano essere sbilanciate sull'emergenza, anziché sulla manutenzione ordinaria del sistema fluviale regionale e su una corretta pianificazione urbanistica".

E forse non è un caso se quest'anno nessun comune toscano ha raggiunto la classe di merito ottimo per il lavoro svolto nelle attività di mitigazione del rischio idrogeologico. Si distingue comunque in positivo, con il punteggio di 8 in pagella, il comune di Massarosa (Lu), che si è attivato per realizzare i primi interventi di delocalizzazione e si è dotato si un buon sistema locale di protezione civile. Emerge in negativo, invece, il comune di Santa Fiora in provincia di Grosseto, che pur avendo abitazioni, industrie e interi quartieri presenti in aree a rischio non ha avviato alcun intervento di delocalizzazione, né si è dotato dei necessari strumenti per organizzare un buon sistema locale di protezione civile.

All'indagine ha risposto il 35% dei 280 comuni a rischio idrogeologico della Toscana.

 

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