none_o

Riprendiamo con piacere la ricerca di storie e leggende del nostro territorio. Dopo Villa Alta e Ripafratta, approfondiamo questa volta i misteri dei fantasmi della Villa di Corliano.Sono numerose le ipotesi sui fenomeni paranormali che si manifesterebbero a Corliano; la  leggenda più conosciuta è quella del fantasma di Teresa Scolastica della Seta Gaetani Bocca che, secondo tradizione, si manifesterebbe solo nelle notti di luna piena...

Arpat Toscana
none_a
Alma Pisarum choir
none_a
Convocazione Assemblea ordinaria Soci
none_a
ARCI Migliarino-Sabato 18
none_a
mostrare un rosario che la falce e il martello
Vorrei sottoporre all'attenzione dei lettori di questo .....
Ma perché un fate una bacheca e ci schiodate dentro .....
l'unica certezza è la sentenza che dice che il comune .....
Uno sguardo dal Serchio
none_a
POSTE ITALIANE: a poste vita il PREMIO GOVERNANCE
di capital finance
none_a
A cura di Maini Riccardo
none_a
Libri ed altro
none_a
  • Circolo ARCI Migliarino

      Convocazione Assemblea Soci

    Ilo Circolo comunica che l' Assemblea ordinaria viene indetta in prima convocazione il 6 giugno ore 21,30, in seconda convocazioneil giorno 7 giugno alle ore 21,00 presso il Circolo Arci, via Mazzini 35.

    1) Relazione del Presidente

    2) Rendiconto annuale 2018

    Tutti i Soci sono invitati a partecipare.


  • Circolo ARCI Migliarino

      Partite Pisa A.C.

    Si avvertono i Soci che il Circolo trasmetterà in chiaro tutte le  partite dell'Associazione Calcio Pisa, sia in casa che in trasferta. Prossima partita Piacenza-Pisa domenica 30 settembre. 


  • ALLA CITTADINANZA DI MIGLIARINO

      04 MAGGIO 2018, alle ore 18.30
    AVVISO DI ASSEMBLEA


    Il comitato A.S.B.U.C. di Migliarinoinvita tutti i cittadini della frazione a partecipare all’assemblea indetta presso la nuova sede ASBUC in via S. D’Acquisto n. 1 in Migliarino:     in prima convocazione per il giorno 30 Aprile 2018 alle ore 12.00,   in seconda convocazione per il giorno 04 MAGGIO 2018, alle ore 18.30


Nel germoglio di un'amore
C'e' il sorriso
della vita
Ed il tremito dei sensi
Che prelude a nuovi voli

E' la
danza di una fiamma
Che accarezza .....
Per una grande unità antifascista in Italia e in Europa

Mai come oggi dal dopoguerra si presenta in Italia e in Europa un così agguerrito e composito .....
di Renzo Moschini
none_a
Dal 24 al 26 maggio
none_a
di Renzo Moschini
none_a
none_o
LUNA e NOCI

24/10/2010 - 10:24

 

Come eravamo: durante le feste patronali dei paesi, uno dei  “dolci”  più richiesti dai bambini era la “collanina” delle niccioline (che non erano quelle tostate dette americane).

Per chi aveva più figli questuanti e piagnucolenti, o non abbastanza soldi in tasca, c’era l’opportunità di ripiegare sui braccialetti fatti con le stesse nocciole e che costavano meno. Ci si accontentava comunque.

 

Le Nocciole e la loro festa

 

Uno gli alberi più antichi del pianeta, il nocciolo, arriva in Europa dall’Asia nel periodo tra gli 8000 ed i 5500 anni a.C. subito dopo il disgelo del periodo glaciale.

Albero nobile al punto da rientrare in molte credenze magiche e mitologiche, è stato associato al soprannaturale, mentre i suoi frutti erano cibo sacro secondo alcune religioni asiatiche, rimedi contro i morsi velenosi secondo i Greci, legati alla fecondità secondo altri e addirittura simboli di pace per i Romani.

 

Prima di proseguire, sgombriamo un dubbio. Pensare di mangiare frutta secca, parlando delle nocciole, è parzialmente sbagliato. La nocciola, infatti, è l’insieme del guscio e del suo contenuto. Ciò che consumiamo, invece, è solo il seme, cosa ben diversa.


Una vecchia leggenda  sostiene che un viandante furbo, per ingraziarsi gli Dei, promise di fare a metà di tutto quello che avrebbe trovato durante il viaggio. Quando trovò un sacco di nocciole, mantenne la promessa dando i gusci agli Dei e tenendo i semi per sé.
In Italia le nocciole si mangiano a tavola a chiusura del pasto, soprattutto nei mesi invernali. A seconda dei gusti, possono essere acerbe, di un colore tendente al verdolino, ottime secondo alcuni, mature o a diversi livelli di tostatura. In molti paesi meridionali le nocciole sono l’immancabile chiusura del pranzo serale di tutto il periodo natalizio.

Si  usavano anche come gioco: tre nocciole a triangolo, una nocciola sopra e da lontano si lanciava per cercare di abbattere il “castelletto”. Chi vinceva prendeva tutto. Un altro gioco consisteva nel lanciare una nocciola tentando di avvicinarsi il più possibile ad un muro. Ancora una volta, chi ci riusciva “era tutto suo”. Poi si mangiavano tutte, tenendo quelle più pesanti, ritenute meglio manovrabili in questi giochi.

Sotto forma di Nutella ed altre creme con e senza cioccolato ,oppure come ingrediente fondamentale dei celebri cioccolatini gianduiotti, la nocciola incontra i favori di moltissimi che la prediligono anche in altri tipi di dolci, biscotti, torte e crepes. Come granulato, inoltre, è presente su gelati, dolci flambè, banane fritte e molti altri dessert.
In cucina si usa in molti piatti. Sotto forma di olio è uno splendido condimento a crudo per il pesce. Frantumata è ottima su zuppe ristrette di fagioli e riso, in intingoli per la carne, come ingrediente secondario di insalate.

La Festa delle nocelle


In qualche regione d’Italia ricorrevano alcune feste primaverili che avevano più di un addentellato con quelle che si celebravano in antico: una delle più caratteristiche, se pur fra le meno conosciute, era la cosiddetta fFesta delle nocelle" che aveva luogo ogni anno nella pineta di Viareggio, il giorno successivo alla Santa Pasqua, ossia il giorno detto del pellegrino.


Già dalla sera precedente i venditori di cibarie rizzavano le loro tende nei punti strategici di passaggio, che si affrettavano ad  accaparrarsi con il diritto del primo occupante. Alle prime ore del mattino del Lunedì di Pasqua, sotto i vecchi pini, l’allineamento era completo.

I ritardatari in seconda fila!

Ai primi raggi del sole arrivano donne con involti affardellati, bambini carichi di cerchi di legno e palle di gomma.

 

Si pranza fuori oggi: non proprio in trattoria, ma forse anche meglio.

 

La sposa ha pensato a tutto, i ragazzi si divertono e il marito può arrivare alle dodici in punto che “il pranzo è servito”.

I bambini, già esperti boscaioli, chiedono alla mamma di accamparsi vicino a due pini  ai quali possono legare la pisalanca, come era detta in dialetto viareggino l’altalena da noi pisani chiamata invece penduligiana.

Il soffice tappeto degli aguglioli fa da materasso e non ci sono pericoli.

Verso le undici è tutto uno sfarfallio di pisalanche da un capo all’altro della pineta e i vestitini colorati dei bambini, che appaiono e scompaiono fra i tronchi dei pini, danno un senso di sbandieramento per quella giornata particolare.

Ma ecco che passano le venditrici di nocciole avellane, la principale attrattiva della fiera, che da esse ha preso il nome.

 

“Belle nocciole! Nocelle! Nocelleee!”

 

Allora tutte le altalene si fermano, e si sente una voce sola:

Mamma me le compri?”

 

Va detto che le nocciole erano vendute in moltissime feste, ma in forma sciolta come i semi di zucca, le seme, ma solamente in Versilia e nelle feste apuane, era invalsa la moda delle collane di questi frutti.

Questo recava un certo disagio fra le mamme e contesa fra i figli perché “la collana” non era distribuibile senza romperla e farle perder il fascino che aveva e neanche comprarne più di una che i soldi eran pochi.

 

Le nocciolaie versiliesi, quasi tutte native di Massa o dei paesi circonvicini, avevano molto dello zingaresco, sia per la carnagione abbrustolita dal sole, sia per il colore dei loro abiti e dei loro scialli. Se ve ne era una con le scarpette bianche, diversamente dalle altre che avevano ciabatte a piedi nudi, veniva subito fatto notare, malignamente, che quelle erano scarpette di tela gommata che il marito, forse bagnino, aveva trovato alla fine della stagione balneare dell’anno precedente.

 

Festa perduta di primavera, festa dei bambini, festa della Natura che germoglia eternamente fra le piante e fra gli uomini.

 

Un’ultima annotazione: quello delle nocciolaie era un lavoro duro e saltuario, ma dava senz’altro da guadagnare se nel cimitero monumentale di Staglieno, a Genova, esiste una mirabile statua di una “venditrice di noccioline” che ha scolpito in basso una scritta in genovese così tradotta:

 

“A forza di vendere collane di noccioline e dolci all'Acquasanta, al Garbo, a San Cipriano, con vento e sole, con acqua giù a secchi, alla mia vecchiaia per assicurarmi un pane; fra i pochi soldi, mi ammucchiavo quelli per tramandarmi al tempo più lontano, mentre son viva, da vera abitante  di Portoria: Caterina Campodonico (la Paesana) -1881- da questa mia memoria, se vi piace, voialtri che passate, pregatemi pace."

 

+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

codice di sicurezza Cambia immagine

Inserisci qui il codice di sicurezza
riportato sopra: