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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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SEGNALI DI FUMO

31/10/2010 - 7:02

PAROLE, PAROLE

 

Parole, solo parole. Da quante parole siamo assaliti ogni giorno. Parole scritte, dette, pensate, sussurrate, urlate. Parole che ci servono per raccontare storie, le nostre, per raccontare la vita, processi e prodotti, emozioni e stati d’animo, paure e desideri, oggetti e progetti.

Parole prese in prestito da altre lingue, trasferimenti di significati, parole onomatopeiche, evocatrici di suoni o di immagini.

Parole che uniscono o dividono, che costruiscono o distruggono, parole che feriscono o leniscono, parole umili o prepotenti.

Parole che vanno e che vengono.

 

Parole che vanno di pari passo con il tempo. Parole che vanno in soffitta e parole alla ribalta.

Una recente ricerca ci dice che dal 1998 al 2003 sono state rilevate e catalogate 5095 nuove parole, coniate in ambiti diversi che vanno dal mondo televisivo all’economia, alla politica.

Badante, escort, cerchiobottista, cattoleghista, calciopoli, villettopoli, spam, portabilità del numero, geneticamente modificato, mobbing, stalker, vucumprà, sissino, gieffino, tronista, velina, lottizzazione, in senso figurato per definire la spartizione di cariche, cricca, co.co.co, precario, lavoratore atipico, interinale, social card, nimby, smartphone, mp3, ipod, subprime, sequel, bodygard, babyparking, webmail, sms, tomtom, zippare, photored, onlus, cinepanettone e tutto il dilagare di parole che iniziano con eco e bio…

Parole, solo parole?

Non credo.

Il nostro mondo è cambiato, sono cambiate le nostre vite, i nostri lavori, i nostri hobbies, le nostre relazioni, la nostra sessualità…sono cambiate così tante cose che sembra che il vocabolario non riesca a descrivere quello che stiamo vivendo e ci dobbiamo inventare parole nuove che descrivano i mutamenti del nostro vivere e forse anche del morire.

Parole di un’Italia che cambia e parole che cambiano l’Italia, perché credo che ci sia una reciprocità tra la nostra vita e questo andare e venire di parole. Parole che appaiono all’orizzonte, perché noi facciamo cose che le evocano, che ne determinano la nascita, ma anche parole che appaiono perché c’è una fabbrica di parole che funziona malgrado noi.

 

Parole figlie del politicamente corretto che in qualche modo fa una sorta di restyling a parole vecchie, penso ad handicappato sostituito con diversamente abile, che sposta l’accento del significato sulle potenzialità della persona, e non solo sulle sue mancanze, ma opera di questo meccanismo è anche operatore ecologico, il vecchio netturbino, e ancora prima lo spazzino. Operazioni che dovrebbero far fare passi avanti nel processo di inclusione sociale, ma che di fatto rappresentano uno dei tradimenti delle parole, tradimento che avviene quando le parole servono da contenitori vuoti, servono per dire e non fare, per promettere e non mantenere.

 

Parole come escort nate dalla prepotenza dei fatti che hanno coinvolto vip, i cui nomi non potevano essere accostati alla traduzione volgare di quel termine. Con escort si sancisce una differenza non sostanziale, ma sociale con la prostituta di strada, si racconta una trasformazione. Di fatto però questo clamore sulle escort ha prodotto un effetto "normalizzante", ha dato loro la vetrina più ambita la televisione, la comparsa in programmi, le interviste, la popolarità e…tu non fai in tempo a leggere di quella escort coinvolta nello scandalo tal dei tali, che te la ritrovi in carne ed ossa seduta in un salotto televisivo, tutta ben messa, truccata come una star, con un fisico mozzafiato e…passa forte e chiaro il messaggio che per conquistare visibilità e un ruolo non servono curriculum, impegno e neppure valori morali ma aspetto fisico e spregiudicatezza.

Allora le parole non sono solo parole, sono un potere, riescono a costruire scenari, attori e attrici, storie, danno vita o morte.

 

Le parole possono cambiare il mondo…e far diventare concreta una parola significhi innanzitutto consentirle una piena realizzazione nel quotidiano, dice Saviano.

Le parole formano, indirizzano, indicano e ammiccano a traiettorie personali e sociali. Non sono le parole in sé ad avere potere è l’effetto che producono, è la simbologia che si trascinano dietro, è quello che riescono ad evocare.

 

Troppe parole lette, dette, sentite. Troppe parole per cui servirebbe un verboinceneritore e troppe che avrebbero bisogno di un verbovalorizzatore.Troppe parole che contribuiscono ad anestetizzare le nostre coscienze, il nostro senso critico. Troppe parole che contribuiscono a spostare il limite, a cambiare il senso e il significato del vivere, a spostare il focus dei nostri sforzi, delle nostre fatiche, dei sogni e dei bi-sogni.

Di contro a questo proliferare di parole ce ne sono tantissime che sembrano scomparse o comunque sono quantomeno agonizzanti e penso a fratellanza, solidarietà, attenzione, garbo, pudore, sobrietà, indignazione, comprensione, impegno, umiltà, dignità, pudore, integrazione, umanità, fatica, doveri, futuro, speranza, prospettiva, decoro, moderazione, rispetto, alterità, maturità, adultità, felicità…

Parole che purtroppo o stiamo usando poco, o praticando poco e male, o usiamo per manipolare, per dire e non fare, per predicare e non razzolare, per promettere e non mantenere.

Parole che segnano una differenza tra chi vive e chi pensa di stare vivendo.

 

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