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L'articolo di oggi non poteva non far riferimento alla festa del SS. Crocifisso che Pontasserchio si appresta a celebrare, il 28 aprile.Da quella ricorrenza è nata la Fiera del 28, che poi da diversi anni si è trasformata in Agrifiera, pronta ad essere inaugurata il 19 aprile per aprire i battenti sabato 20.La vicenda che viene narrata, con il riferimento al miracolo del SS. Crocifisso, riguarda la diatriba sorta tra parroci per il possesso di una campana alla fine del '700, originata dalla "dismissione" delle due vecchie chiese di Vecchializia. 

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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Colori u n altra rosa
Una altra primavera
Per ringraziarti amore
Compagna di una vita
Un fiore dal Cielo

Aspetto ogni sera
I l tuo ritorno a casa
Per .....
Oggi è venuto a mancare all’affetto di tutti coloro che lo conoscevano Renato Moncini, disegnatore della Nasa , pittore e artista per passione. .....
IL PROVERBIO
Non nevica bene.....

21/12/2010 - 14:57



Il proverbio di oggi:

Non nevica bene
se dalla Corsica non viene!
 
 
Il modo di dire:
Chi picchia per primo, picchia due volte.
Significa che spesso “la miglior difesa è l’attacco!”
Esorta a prendere saldamente in mano la situazione e muoversi in anticipo rispetto all’avversario.
Anche, e non solo, in caso di aggressione fisica.
 
 
Dal libro “Le parole di ieri” di G.Pardini
 
GHIOZZO
Lett: GHIOZZO.
[Dal latino gobius: genere di pesci con testa grossa e rotonda, labbra carnose, occhi rilevati e vicinissimi; dalla qual figura è venuto l’uso di dar questo nome a uomo di grosso ingegno ed ottuso, ovvero goffo della persona e nelle maniere].
E’ un genere di pesce degli acantotteri, un tempo molto numeroso anche nelle acque del Serchio.
Era di una qualità alimentare tanto scadente da farne diventare anche in dialetto un termine indicativo di una persona di poco valore, goffa, ignorante, stupida.
Una variante paesana è “ghiozzo di padule” per rafforzarne il significato negativo: ghiozzo non  di mare, ma di acqua dolce e, peggio ancora, di padule!
Ghiozzo di bua è un’altra variante peggiorativa, usato prevalentemente in ambito labronico.
Si può considerare equivalente ad un altro termine dialettale : grebano
Il lemma grebano è di origine sconosciuta, non è presente nei vari dizionari ed enciclopedie on line, e la sua ricerca ha portato solo ad un elenco di parole dialettali piemontesi, dove si ritrova però con lo stesso identico significato di individuo rozzo e grossolano.
Forse in dialetto aveva un significato che si avvicinava, più del termine ghiozzo, a zotico, campagnolo, più legato a delle presunte origini contadine.
Se’ proprio un grebano!”: sei proprio uno che viene dalla campagna, ignorante, che non conosce le regole del vivere civile


GIACCHETTATA
Lett: nc.
“Ma cosa voi ‘e sia, è ‘na giacchettata!” : una frase con cui si voleva rimarcare l’estrema facilità
di un’operazione, di una qualche faccenda.
Il termine si può ipotizzare derivato dal debole colpo inferto con una giacchetta, un oggetto del tutto inoffensivo, da cui deriva la sicurezza e la facilità della faccenda, la leggerezza e la scarsa importanza dell’azione.
Oppure la facilità dell’operazione è tale da poter essere compiuta facilmente anche con indosso la giacchetta, indumento comune in quegli anni in tutti gli strati sociali.


GIALO  (accento sulla “i”)
Lett: GICHERO.
Il gìalo è un erba perenne e velenosa dei nostri boschi che preferisce i luoghi umidi ed ombrosi e che produce dei fiori bianco-crema simili alle calle e, su un corto e duro stelo, piccoli e rotondi frutti rossi riuniti come una pannocchia di granturco.
La presenza in luoghi bui e umidi e l’odore acre della pianta ne hanno probabilmente determinato il nome dialettale di “pan de biacchi” (vedi biacco).
La sua particolare resistenza al calore lo ha reso molto utile nella realizzazione dello scatizzolo.
Lo scatizzolo è una piccola scopa usata per pulire i forni a legna per il pane e formata appunto da foglie di gìalo riunite e collegate ad una lunga pertica, utile per arrivare fino in fondo al forno.
Quando uno si vantava con gli amici al bar di aver mangiato in qualche locale di lusso, magari in Versilia, veniva solitamente apostrofato con: “sii, e mangiato ma tanti gìali te!


GIAVA
Lett: GIAVA.
(T’)E’ finita la giava!” era un modo di dire che voleva significare la fine di un momento di grazia, di particolare brillantezza, di successo, di energia.
Era riferito in particolar modo ad attività sportive, agonistiche, ma si poteva utilizzare anche per altre situazioni della vita di tutti i giorni.
E’ un termine quasi abbandonato e deriva sicuramente dall’italiano giava [Dispensa. Serbatoio dell’acqua potabile], specie usato in ambito marinaro. La fine delle scorte della nave, alimentari o idriche, veniva equiparata al termine delle energie in una gara sportiva, o semplicemente alla fine di un periodo o di un momento fortunato.


GITTO
Lett: nc.
Come descritto in BOTTINO (vedi) il gitto era un recipiente rotondo, munito di un manico posizionato in maniera obliqua, e che serviva per raccogliere acqua o liquami per annaffiare o concimare.
Esisteva anche un gitto industriale, fatto in ferro zincato ed acquistabile alla bottega o in qualche fiera di paese, ma di solito veniva realizzato in maniera artigianale utilizzando un grosso barattolo vuoto di tonno, o di conserva, a cui veniva applicato un manico di legno. Serviva appunto a prelevare liquidi da zone basse, pozzi o conserve, ed il manico obliquo era indispensabile per il suo corretto utilizzo riuscendo a mantenere orizzontale il recipiente, pure calato al di sotto del piano.
 
Aneddoto.
al gitto era dedicato anche un festival musicale che si teneva ogni estate presso la sala da ballo estiva del Paloma di Vecchiano, sulla golena del Serchio. Prendeva il nome de “ IL GITTO D’ORO”, e vedeva cantanti e complessini musicali locali esibirsi per conquistare il dorato trofeo ed essere proclamati vincitori di questo pretenzioso “Festival della Val di Serchio”.
Da questo Festival emerse anche un cantante, il cui nome rende bene simpatia e stazza, Giorgione di Vecchiano, che ebbe un discreto successo tanto da fare serate in molti locali della Versilia.
La sua scomparsa prematura forse decretò la fine di una carriera che poteva anche essere brillante.
Al “Gitto d’oro” è rimasta famosa l’esibizione di una masnada di nostri paesani muniti non di strumenti musicali ma di ciottoli da cucina, in una prestazione penosa condita dall’esibizione di un presentatore balbuziente come Fumacchio, che però sparò un paio di battute rimaste memorabili.
La prima fu all’inizio del discorso quando, essendo stato ben una settimana (!) negli USA con Palazzino, aprì con uno “scusate se parlare poco italiano!” con quell’accento straniero che rimane ai cantanti inglesi, anche quando sono in Italia oramai da decine d’anni.
L’altra è l’introduzione altrettanto famosa: “dalle calde notti della Versilia”, patrimonio genetico di ogni autentico Migliarinese.

 

NB.

La foto di Alberto Giuntini è un'immagine del dopoguerra.

Il Ponte di Mezzo era stato appena ricostruito e subito messo alla prova da una piena che aveva allagato la chiesa di S.Michele degli Scalzi.

 
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