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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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SPERANZE PERDUTE
di Trilussa

16/1/2011 - 9:33


Solo quattro anni fa la necessità di dover andare all’estero per realizzare le proprie aspirazioni, o almeno per trovare un lavoro soddisfacente, era indicata dal 36 per cento dei nostri giovani studenti.
In soli quattro anni la pervenutale ha fatto un balzo ed è salita  al 58%, ossia più di un ragazzo su due ritiene oramai che il proprio paese, quello che  lo ha formato culturalmente e professionalmente, non riesca più a fornirgli la possibilità di un lavoro qualificato. E con questo lavoro anche uno stipendio sufficiente al mantenimento suo e della propria famiglia che lo conduca fino ad una pensione soddisfacente che lo metta al riparo dall’indigenza in età avanzata.


Mentre la percentuale generale, che comprendeva quindi anche gli adulti, era già più alta avvicinandosi alla percentuale più recente (perché i padri avevano avvertito in anticipo le difficoltà ad inserire i figli in un contesto lavorativo), i giovani, con quel 36 per cento, dimostravano ancora di avere una speranza che in questi pochi anni si è ridotta in maniera molto preoccupante.


Quello che sta succedendo nel nostro paese, questa crescente incertezza del futuro da parte dei nostri giovani, non è derivata solamente dalla attuale crisi economica che sta schiacciando la nostra economia, e di conseguenza riduce le possibilità occupazionali, ma anche e soprattutto da tutte le assenze che si sono verificate in questi ultimi anni: assenze di progetti, assenze di provvedimenti, assenze di finanziamenti, assenze addirittura nella consapevolezza.

 

La consapevolezza cioè della gravità della situazione che spinge poi ad operare decisamente per contrastare questo fenomeno di perdita di futuro dei giovani che dall’ambito economico si sta piano piano estendendo anche a quello culturale e sociale.


La discesa in piazza degli studenti avversi alla riforma Gelmini sta proprio a dimostrare tutto questo disagio e le violenze, spesso gratuite e ingiustificate,  confermano lo sconfinamento del disagio giovanile sul piano sociale.

Non solo un disagio per la scuola e il lavoro ma un disagio per la vita.


E quei ragazzi non sono ultrà di una squadra di calcio, elementi spesso con poca cultura e inclini alla violenza, verbale e fisica, per scelta personale di cui l’appartenenza sportiva fa solo da pretesto o da innesco, ma sono giovani che vanno a scuola, istruiti, di solito tranquilli, abituati a ragionare ed a risolvere i problemi non certo picchiando professori o distruggendo scuole.


In queste dimostrazioni sappiamo tutti che si infiltrano sempre elementi estranei, imbecilli e delinquenti, che approfittano dell’occasione per scatenarsi in vandalismi e aggressioni, ma la quasi totalità dei giovani scesi in piazza appartenevano a ben altra categoria.
Sono comunque giovani che abitano ancora con i genitori, che non hanno un reddito proprio, che girano per tutto il paese a fare concorsi, spesso scendono a patti con la loro coscienza e  cercano raccomandazioni, giovani che cercano di ricavarsi un futuro nel loro paese che invece li respinge.


Fuggire all’estero” questo è il termine più usato.
Non “andare all’estero”, che potrebbe oggi essere normale perché in un mondo oramai globalizzato viene di conseguenza che un giovane laureato faccia esperienze diverse, e in diversi paesi, per acquisire maggiore esperienza e maggiore produttività nel suo specifico settore lavorativo. Ma con l’obbiettivo poi di tornare, di mettere a frutto nel proprio paese, quello che ha investito sulla sua formazione professionale, il frutto dei suoi studi. O almeno, come paese, avere un bilancio alla pari fra i giovani che escono ed i giovani che entrano.


Ma il nostro paese purtroppo non attira nessuno, o solo alcuni giovani attratti più dalle nostre bellezze (intendevo artistiche!), dal nostro clima e, perché no, dalla nostra cucina, che dal valore internazionale della nostra ricerca.


Viene tristemente da domandarci cosa ne sarà dei nostri nipoti.
I nostri figli possono godere ancora del privilegio concesso ai loro genitori: un lavoro fisso, uno stipendio fisso fino alla pensione, una pensione onorevole e talvolta addirittura soddisfacente.
Senza lavoro, o con lavoro saltuario, la pensione dei nostri figli sarà molto al di sotto della soglia di povertà e chi non avrà pensato a previdenze integrative (ma ci voglio soldi per quelle, mica noccioline!) si troverà veramente nei guai. Non osiamo pensarlo ma invece dovremmo.


Dovrebbe soprattutto il nostro Governo e provvedere mettendo in campo oggi quegli strumenti, normativi e finanziari che dovrebbero domani porre rimedio a questa situazione che si preannuncia (non sono previsioni ma certezza!) veramente drammatica.


Una programmazione quindi che parta dalla scuola (e forse quel decreto tanto contestato apre un piccolo spiraglio in questo senso) per arrivare all’Impresa e poi sconfinare nella Ricerca.


Ricerca, questa è la parola magica che può aprire tutte le porte.


Ricerca che è quella che permette agli operai tedeschi di guadagnare di più di quelli della Fiat lavorando anche meno ore perché fanno prodotti con maggior valore aggiunto; ricerca è quella che riesce a mantenere il proprio prodotto sul mercato mondiale perché costa di più ma è migliore e più efficiente di quello cinese che pure costa a volte la metà; ricerca è quella che crea posti di lavoro perché le innovazioni rendono e i ricavi possono essere reinvestiti in risorse umane e tecnologiche; ricerca è quella che riesce a sfruttare al meglio (per se stessi e per il paese) le conoscenze e la preparazione dei nostri giovani che non sono secondi a nessuno nel mondo per intelligenza, curiosità ingegno, intuizioni, applicazione, produttività.


Lo testimoniano i numerosi scienziati, di cui molti giovani e giovanissimi, che abbiamo nel mondo in prestigiose università o in facoltà mediche all’avanguardia.


Perché solo la ricerca è capace di dare impulso alle nostre industrie, alla nostra economia, al nostro sistema economico e che potrebbe tradursi in quella crescita che tutti invocano e aspettano e che permetterebbe la creazione di nuovi posti di lavoro e di un futuro molto meno incerto per i nostri giovani.
 

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