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Passaporto verde: anche il nome dovrebbe far riflettere e rassicurare. Il verde è il colore delle possibilità, del benvenuto, dell’accoglienza, della tolleranza e della salute. Rifiutarlo sembra da sciocchi, da sprovveduti, da fuori dal mondo reale, forse anche da manipolati, da chi mette in questo rifiuto, in questa protesta, molto di più di quello che in effetti ci dovrebbe essere. Alla base, forse, una buona dose di ideologia per essere sempre contro, contro il sistema....

Siamo stati chiusi in casa e per disposizione governativa .....
Quelli che lei chiama ignoranti irresponsabili sono .....
. . . . . . . . . . . . Anche il codice della strada .....
Abbiamo vinto contro malattie terribili come il vaiolo .....
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Pisa, 15 e 17 ottobre
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È con te
Facciamo oggi quella scelta
Oggi in due ma restiamo sempre noi
È con te
Che la vita è come foglia
Noi leggeri saggi dentro vuoti mai
Sei .....
caro baffuto baffino ricorda che la fantasia se sfocia in diffamazione e calunnia quello e reato e non pregare la Santa Vergine a Roma davanti alla porta .....
PISA
Al liceo Dini il sindaco di Riace

5/3/2011 - 20:02

Domenico Lucano, sindaco di Riace parla ai ragazzi del Liceo Dini.

Il sindaco è noto per aver fatto dell'immigrazione la vera risorsa del proprio paese ormai quasi spopolato.

 

Al liceo scientifico di Pisa Ulisse Dini come ogni anno si svolgono iniziative legate al tema della legalità; quest'anno il filo conduttore degli incontri è la figura del sindaco. Nel corso dell'anno gli studenti incontrano alcuni sindaci che si sono, in diversi modi, distinti per politiche virtuose sul proprio territorio e nella lotta alla mafia.

 

Ieri, venerdì 4 febbraio è stata la volta del sindaco di Riace, paese in provincia di Reggio Calabria, Domenico Lucano. Presenti all'incontro con il sindaco anche Gabriele Santoni, Assessore provinciale alla legalità, Federico Gelli, Presidente del Forum regionale della legalità, Don Armando Zappolini e Pietro Cuzzola dell'Associazione Esperia.

 

"Un'altra Riace è possibile", questo è il nome della lista civica con la quale, dalle fila della sinistra, si è candidato la prima volta Mimmo Lucano nel 2004 alle elezione amministrative di Riace. Paese con un popolazione che negli anni '60 ammontava a circa 4mila persone, la maggior parte soprattutto giovani, emigrati dalla piccola realtà verso il nord o all'estero alla ricerca di maggiori prospettive lavorative e di vita.

 

Anche di vita, perché Riace è un paese oppresso dalla mafia che tende a infiltrarsi in ogni tipo di attività e alla quale non piace il lavoro e la gente onesta. Il paese arriva negli anni a contare soltanto 1.700 abitanti, rischiando così la morte economica e sociale; il grande merito riconosciuto al sindaco Mimmo Lucano è quello di aver ridato vita al proprio paese, considerando una risorsa ciò che la maggior parte dei paesi italiani reputa invece un problema da risolvere: gli immigrati.È

 

lo stesso sindaco che racconta il primo incontro con l'immigrazione, quello che probabilmente ha fatto scattare la molla: "Nel 1998 ero sulle strada costiera del mio paese e vidi il primo consistente sbarco di migranti. Rimasi sconvolto nel vedere un piccolo veliero con almeno 300 persone ammassate che risaliva il mare cercando di toccare terra, di mettersi in salvo".

 

Il sindaco di Riace crea un ecovillaggio in cui i migranti vengono accolti, mette a disposizione le case abbandonate dai riacesi facendo così rinascere il centro storico del paese ormai ridotto a vicoli deserti e serrande abbassate. Serrande che si sono riaperte grazie alla voglia dei nuovi abitanti di imparare un mestiere d'artigiano com'era nella tradizione del paese, e grazie alle tante persone, sindaco per primo, che hanno avuto fiducia in loro.

 

Queste politiche virtuose, questa nuova vitalità donata al paese ormai rassegnato e sottomesso alle mafie, non è piaciuta alle varie ‘ndrine della zona. In occasione delle elezioni del 2009 alle quali Mimmo Lucano si candida nuovamente, iniziano le intimidazioni: spari contro la sede della lista civica che appoggia Lucano, contro gli enti che sostengono l'operato del sindaco, fino all'avvelenamento dei suoi tre cani. Il candidato di "Un'altra Riace è possibile" non si è lasciato intimorire, continuando la sua campagna, e in seguito alla rielezione, le sue politiche di integrazione e di lotta alle mafie.

 

Mimmo Lucano spiega di non aver fatto niente di speciale: "Questa "è la normalità", poi si corregge, "dovrebbe essere la normalità, perché i migranti, se viene data loro la possibilità risultano sempre una risorsa e mai un problema". "Parlando metaforicamente, sul mare quel giorno del 1998, c'era una porta che io ho deciso di aprire e ciò mi ha permesso di conoscere quelle persone, capire quanto l'ordine mondiale sia ingiusto, costringendole a mettere a rischio la propria vita per scappare della guerra o dalla fame. La loro presenza in una piccola comunità come la nostra è una grande occasione per conoscere il mondo e imparare cosa sia la tolleranza e l'integrazione".

 

"Mimmo dei curdi", come fu chiamato ancora prima di vincere le elezioni del 2004, critica aspramente le politiche del governo Berlusconi e le proposte di legge "a sfondo razziale" della Lega Nord: "Alle leggi del pacchetto sicurezza, all'introduzione del reato di clandestinità - spiega - sottostà una logica del respingimento che rappresenta un pesante affronto nei confronti del diritto internazionale sui diritti umani". Per Lucano, Riace può non essere soltanto un'isola felice, ma potrebbe essere l'esempio da seguire per tutte quelle piccole comunità del sud dalle quali i giovani partono in cerca di fortuna e che potrebbero riacquistare vitalità con l'apporto dell'immigrazione."

 

Nel 2008 abbiamo cercato di creare una 'dorsale della solidarietà' che comprendesse tutti i paesi della locride. Dei risultati sono stati ottenuti, ma purtroppo, come spesso accade in iniziative di questo genere, finito l'impegno e l'entusiasmo iniziale dopo rimane il vuoto".Mimmo Lucano ci tiene a salutare i ragazzi del liceo di Pisa ricordando la scena finale del film "I cento passi", in cui la madre di Peppino Impastato, distrutta per la morte violenta del figlio, non reputa comunque inutile il suo impegno nella lotta alla mafia, perché gli ideali per i quali lui è morto, non moriranno mai.
Cristiana Vettori. Pisanotizie.

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