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Il precedente articolo di Franco Gabbani sul Castello di Vecchiano e la Chiesa di Santa Maria ha riscontrato un successo di lettura senza precedenti, con oltre 1400 letture sulla Voce e 1000 utenti singoli che lo hanno raggiunto su Facebook nella pagina dell'Associazione.

Ovviamente non conosciamo le letture su altre pagine su cui è stato condiviso, ma questi dati indicano con chiarezza il gradimento nei confronti dei temi storici del territorio.

Interesse dimostrato anche da Agostino Agostini, che ci ha proposto alcuni argomenti correlati.

Non vorrei essere cavilloso, però il simbolo di Soru .....
Ma come si fa a prendere in considerazione uno come .....
. . . a non volere nella lista Soru il simbolo di Italia .....
Il 17 gennaio scorso Renzi, con una nota ANSA, ha .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Associazione ambientalista - LA CITTÀ ECOLOGICA APS
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di Umberto Mosso
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di Bruno Pollacci
Direttore dell'Accademia d'Arte di Pisa
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Primo Levi#Auschwitz #PrimoLevi #ebrei #campidiconcentramento #giornatadellamemoria
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Pisa, 29 febbraio
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Pisa, 27 febbraio
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Avane, 24 febbraio
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Pisa, 25 febbraio
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Attiesse Spettacolo
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L'amore è amore
senza se e senza ma
Raggiungerlo
è l'aspirazione
più ambita
desiderata
sentita
a cui tende
ogni creatura. . .
pur essendo .....
LA TARI è ARRIVATA E SALATA
MA IL KIT PER LA RACCOLTA NON ANCORA
SIAMO A MARZO.

COME MAI?
COSì NON VA BENE.
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La POLITICA-SPETTACOLO
di Trilussa

3/4/2011 - 10:23


Lele Mora, Emilio Fede, Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Elisabetta Canalis, Belen, Aida Yespica, Barbara D’Urso, Nicole Minetti, Ruby “Rubacuori” e George Clonney.
Forse un elenco degli interpreti di un film, di uno sceneggiato televisivo? Macchè, sono gli interpreti di un processo, un processo vero e molto importante che si aprirà presto in cui il principale imputato è nientemeno che il Presidente del Consiglio.
L’aula del Tribunale di Milano è la stessa della caduta della cosiddetta Prima Repubblica, ma i protagonisti sono molto, molto cambiati.
Non più politici veri dietro le sbarre, i Craxi, i Forlani di antica memoria, politici contestati e inquisiti, condannati e corrotti talvolta, ma politici fino alla punta dei piedi. Quelli di oggi sembrano invece di sfuggita, politici per caso, politici a cavallo fra la politica e spettacolo, fra una seduta in parlamento ed una cena ad Arcore.


La caduta della Prima Repubblica sotto la sollevazione popolare con l’episodio esemplificativo del lancio delle monetine ad uno sconfitto Bettino Craxi all’Hotel Raphael aveva fatto nascere molte speranze di un vero cambiamento della politica italiana. Molti si erano rallegrati che finalmente la vecchia politica fatta di interessi occulti, di scambi di favori, di denaro, di posizioni e di potere lasciasse finalmente il posto ad una politica fatta di serietà ed impegno che facesse dell’Italia finalmente una nazione seria ed efficiente, se non meglio almeno pari alle consorelle europee.


Oggi possiamo tranquillamente dire che quelle speranze sono state vane e se una trasformazione c’è stata non è stata quella tanto auspicata.


Perché la politica si è trasformata in gossip e le sedute del Parlamento in una specie di Grande Fratello dove in diretta si possono vedere le liti, le offese, gli accapigliamenti e  le accuse reciproche né più né meno come nella nota trasmissione televisiva.


Magari i personaggi sono in giacca e cravatta, siedono dietro i banchi di un emiciclo storico e hanno privilegi e stipendi ben lontani da quelli dei ragazzi nella Casa, ma lo spettacolo di questi giorni si discosta ben poco dalle dispute dei residenti, dalle loro ripicche, dalle loro offese.
Nel nostro Paese si è persa da tempo la distinzione fra spettacolo e politica e non solo perché ogni sera vediamo questi ultimi in televisione ospiti di giornalisti in trasmissioni che si dicono di approfondimento ma spesso sono solo esibizioni muscolari e contese urlate che di approfondimento hanno veramente poco, ma è la stessa la stessa politica che si è trasformata in spettacolo.


Non è più la politica al tempo delle Botteghe Oscure, quando le decisioni venivano prese nelle buie stanze dei partiti, mi immagino alla luce di fioche lampadine che rendevano quello scenario un po’ cospirativo che piaceva tanti ai vecchi politici, quelli col vestito sempre un po’ spiegazzato che parlavano in politichese, che dicevano e non dicevano, che non smentivano mai perché non dicevano mai niente di veramente chiaro e comprensibile, che usavano parole e frasi sibilline. Ricordiamo ad esempio per tutte quello famoso delle “convergenze parallele”, un evidente controsenso che solo la politica era in grado di rendere accettabile nella sua palese contraddizione.


Oggi anche questo è scomparso ed il politichese si è trasformato in grandi proclami, in promesse faraoniche, in accuse manifeste, in offese continue e ripetute, tutto alla luce del sole, tutto ben chiaro ed esplicito. Come chiaro ed esplicito è che il paese è bloccato.


Le due componenti parlamentari della maggioranza e dell’opposizione hanno perso da tempo il loro compito di proposizione e di stimolo e controllo, quella normale dialettica parlamentare che fa andare avanti con nuove leggi migliorative per stare al passo con i tempi e con le situazioni. Siamo da tempo ad un muro contro muro che impedisce qualunque riforma, qualunque provvedimento di un certo peso, qualunque passo in avanti. Solo qualche piccolo passo, spesso in un'unica direzione, e poi dietro il grande spettacolo delle dichiarazioni, dei proclami, degli appelli.


Non possiamo e non dobbiamo certo rimpiangere la politica della Prima Repubblica, naufragata fra scandali e monetine, ma quella, sia pur dura, aspra, combattuta rimaneva politica, una politica che divideva, contrapponeva ma appassionava.


Questa politica spettacolo non solo non appassiona ma allontana sempre di più le masse ed in ogni sondaggio la quota maggioritaria è sempre quella della non risposta, del non so, del non rispondo, dell’astensione.
Nell’indagine Demos del marzo 2011 alla domanda “Ci può dire in che misura ciascuno dei seguenti aspetti la rende orgoglioso di essere italiano?” abbiamo avuto le seguenti risposte:
 
Il nostro patrimonio artistico e culturale   74,9%
La bellezza del nostro territorio                71,1%
La cucina e i prodotti alimentari               71,0%
Ascoltare l’inno italiano                            67,0%
………….
La politica e i politici     (un misero)           2,8%
 
Questa oramai flebile distinzione fra politica e spettacolo, fra promesse e abusi, fra proclami e smentite disorienta i cittadini che non comprendono, non capiscono, non riescono a distinguere se quello che vedono succedere nella politica è solo propaganda o se è invece una strategia, un disegno politico che deve portare da qualche parte.


Soprattutto non riescono a vedere assonanze fra i grandi annunci di riforme e provvedimenti migliorativi della società e la loro condizione di ogni giorno, i loro sempre più gravi problemi quotidiani riguardanti il lavoro, lo stato sociale, la giustizia.

 

Reagiscono così allontanandosi dalla politica o trasformandosi in semplici e acritici tifosi, rinunciando in questa maniera al ragionamento critico, al giudizio individuale derivato dalla valutazione dei fatti  nell’incapacità, o nell’impossibilità, di riuscire a capire. Si scade così nel qualunquismo, quello del “tanto sono tutti uguali”, dimostrato molto bene dalla tabella della Demos che dimostra la scarsa stima degli italiani per la propria classe politica.


Oppure si limitano semplicemente ad aspettare l’Uomo Forte, quello che risolverà come per incanto con le sue straordinarie doti, tutti i nostri problemi.
E’ una richiesta in costante aumento: 60,1% degli intervistati quest’anno contro il 56% del 2005.


Nell’attesa o ci si astiene ammettendo la propria incapacità a capire o si segue semplicemente il leader che abbiano scelto confidando nel suo giudizio e nelle sue capacità, oppure ci si accoda ad una certa idea generale di società sempre più per fede o tradizione che per ragionamento.


Una strada che se ci mette al riparo dallo sforzo di capire ci nega anche la possibilità del pensiero critico e di una valutazione analitica dei fatti, negandoci in tal modo la base stessa della democrazia.

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